La Erin Brockovich di Bratislava

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La scorsa domenica 17 marzo si è svolto il primo round delle elezioni presidenziali in uno dei paesi che fanno parte del famigerato gruppo di Visegrad: la Slovacchia.

Come gli altri tre componenti di questa alleanza strategica (Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia) possiamo dire che per quanto riguarda le politiche comunitarie anche questo stato mittel-europeo è sempre stato un “ribelle” soprattutto quando si parla del tema dei migranti.

Il premier attuale è Peter Pellegrini, è sostenuto da una coalizione che comprende il suo partito, il socialdemocratico Smer, i nazional-populisti destrorsi del Sns e i il Most-Hid che tutela i diritti della minoranza ungherese che abita nella nazione.

pellegrini

L’attuale premier Peter Pellgrini

Prima di Pellegrini c’era Robert Fico che si era contrapposto ai diktat della Ue e per questo si era attratto le simpatie di non pochi sovranisti del continente. Ma Fico l’anno scorso si è dovuto dimettere perché travolto dalle proteste per l’omicidio del giornalista Jan Kuciak .

E’stato proprio questo atto efferato che ha aperto la strada alla protagonista di questo nuovo Politico Popstar: Zuzana Caputova, un’avvocato di 45 anni protagonista delle manifestazioni che portarono alla fine dell’esecutivo di Robert Fico.

Caputova ha vinto il primo turno delle presidenziali superando il suo sfidante al prossimo ballottaggio, Maris Sefcovic dello Smer, il giudice comunista anti-migranti Stefan Harabin e l’ultranazionalista di Nostra Slovacchia, Marian Kotleba.

Prima di questo voto la nazione dei Carpazi era considerata una fervente euroscettica. Non per una questione economica, ma per antipatie verso l’ingerenza dell’Unione Europea nei processi decisionali interni. Era per questo che i sovranisti di tutto il continente guardavano con ammirazione questo stato.

Il risultato dovrebbe fare riflettere perché il partito di Caputova ha vinto proponendo valori politici “invisi” alla grande famiglia nazional-populista: dichiaratemente filo occidentale, pro Nato e pro Ue,  impegnata per dare i più diritti a migranti e alla minoranza Lgbt. Per questo è stata soprannominata la candidata di Soros.

Ma Caputova ha vinto soprattutto perché in un paese stanco della corruzione  si è proclamata alfiere della verità e dell’onestà specie per quanto riguarda il caso di Jan Kuziak. Il primo a tributargli l’omaggio su Twitter è stato il presidente uscente, che non si è ripresentato, Andrej Kiska: famoso per la sua incorruttibilità in campagna elettorale aveva appoggiato l’avvocatessa.

Se Zuzana Caputova vincesse anche il ballottaggio il risultato sarebbe storico: in caso di successo la Erin Brockovich di Bratislava sarebbe la prima presidente donna della Slovacchia.

 

M.C

 

Il Beppe Grillo della Dnepr

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Un attore televisivo  come lo era Ronald Regan, un comico come Beppe Grillo e, prima di lui, Coluchè, insomma stiamo parlando del personaggio più adatto per il ritorno della rubrica Politico Popstar. Stavolta il protagonista della mia puntata viene dall’Est dell’Europa, da un paese martoriato da anni di guerra civile: l’Ucraina. Un paese che dall’Euromaidan fino alla guerra civile in Donbass ha veramente vissuto anni di immani tragedie, un paese dove formazioni paramilitari nazifasciste sono libere di compiere gesti efferati ogni giorno, un paese dove la Russofobia ha raggiunto un livello tale da considerare persone come Totò Cutugno e Al Bano Carrisi delle spie al soldo di Putin e del Cremlino.

Una foto della guerra civile (Imgur)

Dopo questo breve cappello vi spiego perché ho appena usato il termine puntata. Stiamo parlando di un attore di serie tv: il suo nome è Volodymyr Zelensky ed attualmente,secondo i sondaggi, sarebbe il candidato più votato nella corsa per diventare presidente.

Questo comico 41enne originario di una città del sud della nazione è il protagonista di un programma tv seguito in tutto il paese: “I servi del popolo”. Nella sua serie interpreta un professore delle superiori dal nome Vasyl Holoborodko  che viene eletto in modo accidentale presidente della repubblica.

La serie tv “I servi del popolo”

Un Beppe Grillo del Dnepr? Forse potremmo dire di sì. Infatti come il comico genovese, anche Zelensky sta facendo della critica feroce all’establishment un’arma efficace contro i suoi avversari. In un paese dove l’economia non cresce e dove impera la corruzione, le capacità oratorie del giovane candidato stanno avendo successo, soprattutto nel sudest del paese martoriato dalla guerra e a cui Zelensky ha promesso un “cessate il fuoco”.

Ad oggi, come abbiamo già detto, Volodymyr Zelensky è in testa nei sondaggi, davanti tra l’altro alla paladina della rivoluzione arancione del 2005 Yulia Thimoshenko e all’attuale premier Petro Poroshenko. La maggioranza degli elettori però è ancora indecisa e quindi il risultato del 31 marzo è tutt’altro che prevedibile.

Sappiamo però che Zelenski è un comico e sicuramente ci sarà da divertirsi.

 

M.C

Populismo Scandinavo?

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Il bastione della società multiculturale, il paese dall’accoglienza, la roccaforte progressista, la nazione europea con più rifugiati pro-capite. Tutto questo per la Svezia potrebbe finire in una notte. Il 9 Settembre infatti ci saranno le elezioni legislative nello stato scandinavo, una tornata elettorale che potrebbe cambiare l’anima riformista della nazione. I due principali poli politici, quello di estrazione socialdemocratica al governo e quello conservatore all’opposizione, negli ultimi mesi hanno subito un enorme calo di consensi. A beneficiarne in parte è stata la sinistra radicale, ma il maggiore ricavato potrebbe ottenerlo un altro partito: quello dei Democratici Svedesi. La formazione nazional-populista Continua a leggere

Trump di San Paolo

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La storia politica del Brasile degli ultimi anni è stata molto movimentata. A pochi mesi dalle elezioni generali che decreteranno il nuovo presidente della Federazione, la situazione politica non potrebbe essere più incerta. Questa instabilità è dovuta soprattutto all’impatto sulla politica dell’ Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), la Mani Pulite verdeoro. Continua a leggere

Thomas Sankara, il rivoluzionario burkinabè

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Se fossero riusciti a realizzare il proprio sogno personaggi come Patrice Lumumba, Samora Machel e Kwane Nkrumah, forse sarebbero stati decisivi per una reale indipendenza politica ed economica dell’Africa. I loro ideali panafricani però, cozzavano con quelli dei grandi potentati economici occidentali e minacciavano lo status quo di un continente che aveva troppe risorse per essere “lasciato in pace”. Così quando si dice “Aiutiamoli a casa loro”, bisognerebbe ricordare che chi lottava per vedere gli stati sotto il Sahara veramente liberi di scegliere un proprio destino, è stato fatto fuori con la complicità delle grandi democrazie atlantiche. Tra chi ha dedicato la propria vita per il riscatto dell’identità africana, forse il più carismatico è stato Thomas Sankara, il Che Guevara africano Continua a leggere

Quello che la sinistra non ha capito

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Fascisti, populisti, pericolosi, forcaioli, reazionari, antidemocratici ed eurofobici. Mentre il governo Lega-M5S ottiene la fiducia in Parlamento, i suoi detrattori appartenenti alla sinistra politica e culturale non si sono risparmiati. Subito si sono alzate le barricate contro l’alleanza Di Maio-Salvini. Dal perenne Ur-fascismo al classico ritorno al Medioevo  sono piovute piogge di accuse nei confronti dei “giallo-verdi”: dal segretario del Pd Martina a Vittorio Zucconi passando da Scalfari e Orfini tutti hanno espresso il loro sdegno nei confronti del nuovo esecutivo. Questo governo rappresenta per loro la peggiore disgrazia accaduta agli italiani in 70 anni di Repubblica. L’invettiva sul fascismo eterno non manca mai ed è ancora perenne nella dialettica di questa ala politica del paese che ormai da anni ci etichetta in maniera frettolosa e sbrigativa movimenti democratici che hanno idee diverse giudicate sgradite.
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Massimo Fini per Spazio Politico

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Ho avuto l’occasione di intervistare Massimo Fini, giornalista e scrittore il giorno prima della domenica che ha visto il fallimento del primo incarico a Giuseppe Conte . Queste le sue idee sulla globalizzazione, sul diritto dei popoli, sul suo Manifesto, sul nome di Paolo Savona e soprattutto sull’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega. Continua a leggere