TERRA E CONSENSO IN SUDAFRICA: ESPROPRIARE PER MANTENERE IL POTERE

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La 54a Conferenza nazionale dell’African National Congress tenutasi al Nasrec Expo Centre dal 16 al 20 dicembre 2017 ha segnato un punto di svolta nella politica perseguita dall’ANC nell’ambito della redistribuzione delle terre in Sudafrica. Nel report della Conferenza è individuabile la volontà da parte del partito di governo di “perseguire con grande determinazione un programma di riforma della terra e sviluppo rurale come parte del programma volto a una trasformazione socioeconomica radicale”. Secondo l’ANC, per poter perseguire tale obiettivo, dovrebbe essere concessa allo stato sudafricano la possibilità di procedere all’esproprio delle terre senza compensazione in modo tale da permettere una redistribuzione equa dei terreni che a sua volta porterà ad un utilizzo più efficiente della terra e ad un aumento della partecipazione della popolazione nera sudafricana nell’economia. Nei giorni successivi la conferenza questo meccanismo diventa oggetto di una risoluzione adottata dal partito di Ramaphosa (eletto nuovo segretario generale dell’ANC il 18 dicembre 2017) ma che, per poter essere attuata, necessita della riforma della Sezione 25 dell’attuale Costituzione (che ad oggi legittima l’esproprio solo se effettuato “per uno scopo pubblico o nel pubblico interesse [e se] soggetto a una compensazione”). Continua a leggere

Siena: la caduta della sinistra dopo 70 anni e i motivi della vittoria di De Mossi

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“Chi perde non cogliona” o “fieri del nostro risultato”, questo sta a voi decidere quale frase dire di fronte a un caffè o la sera in società.C’è da dire peró che la corsa a sindaco per il comune di Siena ha comunque avuto un suo peso, ma partiamo dal risultato del 10 Giugno, padre dell’ultimo avvenuto la scorsa domenica.

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Questa mattina mi son svegliato, oh bella Italia..

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“Questa mattina mi sono svegliato oh bella Italia, e ho trovato gli invasor”. Parafrasando la forse più celebre canzone della resistenza, potremmo iniziare una di quelle solite polemiche che, in questo paese di indiscutibili e chiassosi chiacchieroni, troverebbe mille diverse interpretazioni, migliaia di critiche e forse nemmeno riuscirebbe a farci capire in quante anime abbiamo diviso questo paese in meno un secolo.  

Ma in questi giorni abbandoniamo le lotte, i malumori e le infinite tattiche per trovare alleanze. Lasciamo spazio a quella memoria a cui forse non abbiamo mai dato tanta importanza e in cui dovremmo cercare quello che oggi non abbiamo: l’unità.  

Oggi voglio raccontare una storia, forse banale, a cui tante altre storie somigliano. Continua a leggere

Non c’è proprio pace per il povero Matteo

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Non c’è proprio pace per lo stomaco del povero Matteo. Dopo gli inevitabili mal di pancia per trovare un accordo con i 5 stelle a Roma anche il gelato milanese deve essergli rimasto un po’ indigesto. Ormai la vicenda sembra diventata un caso di Stato ma tentiamo di ripercorrere l’accaduto per capire quale sia il vero problema sotteso a questa vicenda. Salvini si trova a Milano, nella sua gelateria di “fiducia” o almeno così sembra. Eppure accade l’impensabile: la gelataia (in prova) si rifiuta di servirlo. Chiariamo, la gelataia è figlia di un algerino e un’italiana, nata e cresciuta in Italia. È italiana al 101%. Il padre tra l’altro è un elettore del carroccio e la madre un’affezionata a FI. Da qui si susseguono le storie più fantasiose.  C’ è chi sostiene che la ragazza si sia rifiutata di servire il leader del carroccio perché “razzista”, dipingendola nell’immaginario comune come una maleducata dipendente che alla richiesta di un cliente risponde “io non servo i razzisti”, c’è chi al contrario sostiene che la ragazza si sia elegantemente defilata e abbia lasciato alla collega il compito di servire il cliente pur non nascondendo il proprio disappunto per la sua figura, ma che questo non sia in alcun modo stato percepito da Salvini stesso. Continua a leggere

L’UNIVERSITA’ NON SFORNA FUTURI…

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logo ghost writerUna routine azzerante 

Sveglia, caffè, biblioteca, letto. Sveglia, caffè, lezione, letto. Qualche sigaretta nevrotica fra una cosa e l’altra. Queste sono le due routine di un universitario medio, rispettivamente in sessione e non.  

Dai primi appelli disponibili alla scrittura della tesi, la vita di uno studente universitario si riduce all’istante che intercorre tra un esame e l’altro, e che consiste essenzialmente in uno studio matto che termina con uno schiocco di dita, proprio come il pessimistico concetto di felicità di Leopardiana memoria.  

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IL CANTIERE DELLE IDEE

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Il contesto in cui ci muoviamo è quello da bollettino di guerra, culturale s’intende.Il termine università ( dal latino universitas) designa un preciso modello d’istruzione originatosi nelle chiese e nei conventi europei; questo modello rimasto intonso per secoli (l’Università di Siena nasce nel 1240) sta a fatica resistendo contro chi nei giovani ormai non crede più. I finanziamenti pubblici alla ricerca sono in costante diminuzione e il timore è che anche la ricerca diventi solo a sfondo privato con le conseguenze che ne derivano. Il Fondo del Finanziamento Ordinario (FFO) sta con il tempo scemando e sempre maggiori sono i vincoli di spesa predisposti nella Legge di Bilancio tale da imbavagliare il raggio d’azione delle singole università. Eppure, proprio i giovani possono rappresentare il volano del cambiamento! Parliamo proprio di quegli stessi giovani che all’estero scappano, forse perchè stanchi di un sistema Italia non più meritocratico o forse speranzosi di un cambiamento negli occhi di chi guarda alla cultura, alla formazione, alla competenza e alle idee, ultimamente assente nel nostro paese. Continua a leggere

Quando la pubblicità diventa l’ultima spiaggia della politica

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E così un giorno nacque la pubblicità. Si intenda, non quella su cui il Cavaliere ha fondato il suo impero, ma quella geniale idea che esisteva anche prima di Silvio Berlusconi. Semplice pubblicità. La pubblicità del Carosello, momento di convivio di tempi passati, i cartelloni sulle autostrade che promuovono una qualsiasi locanda turistica, l’annuncio alla publiphono in riviera che ci accompagna mentre la pelle si fa più salata e anticipa l’ultimo tormentone estivo. Certo è che nella lunga storia della pubblicità nessuno fino a qualche tempo fa, avrebbe potuto immaginare che questa sbarcasse anche in politica in modo così netto e nitido. Un tempo, l’unica pubblicità politica da ricordare erano i manifesti con simboli di partito e candidati che fioccavano in vista delle elezioni con frasi minime inneggianti al voto di questo o quel partito. Ma ora le cose sono cambiate, si viaggia sulla rete.  Nonostante ciò, la pubblicità ha subito una evoluzione incredibilmente forte. Dapprima affacciatasi in politica sotto forma di propaganda, nel Terzo Reich Tedesco, tramite il suo Ministro Joseph Goebbels, ha assunto un ruolo crescente. Continua a leggere