BISOGNO DI (LEGITTIMA) DIFESA

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Dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza, appena due giorni fa  la Camera ha dato il via libera all’approvazione del disegno di legge sulla legittima difesa, altro temo molto caro all’attuale vicepremier e inquilino del Viminale Matteo Salvini, di cui questo blog ha recentemente parlato. I voti favorevoli sono 373, i contrari 104 e gli astenuti appena 2. Ben 25 deputati del Movimento Cinque Stelle si sono pronunciati contrariamente, dando adito ad ulteriori lotte intestine nell’esecutivo, dopo quella ben nota sulla TAV. A fine mese il testo verrà vagliato dal Senato, ma la tramutazione in legge pare comunque molto vicina. Continua a leggere

CILE E VENEZUELA: MIRACOLI INVERSI

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La crisi politica venezuelana rappresenta sicuramente il dossier di politica internazionale più scottante di questo inizio di 2019. Lo scisma interno, nato dalla contrapposizione fra il presidente in carica Nicolàs Maduro, ritenuto dall’opposizione e da buona parte della comunità internazionale come un dittatore, e l’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, eletto dall’Assemblea Nazionale ostile a Maduro, rischia di portare il paese alla guerra civile.  Non hanno infatti tardato a formarsi due fazione anche esterne al Venezuela, fra chi sostiene Guaidò, come Usa, Brasile  ed Europa Occidentale e chi si schiera con Maduro, cioè Russia, Cina ma anche Messico e Bolivia.

La crisi politica  non è però un fulmine a ciel sereno, ma solo l’ultimo stadio di una crisi multidimensionale che attanaglia il Venezuela da anni. Dal 2014, il Pil venezuelano si è virtualmente dimezzato, l’inflazione ha raggiunto il milione per cento, il tasso di omicidi è tra i più alti del mondo, la disoccupazione e la povertà sono rispettivamente al 30% e all’80%. Ciò può sembrare paradossale essendo Caracas il primo paese al mondo per riserve certificate di petrolio, ma in realtà non troppo riflettendoci :il crollo mondiale dei prezzi dell’oro nero a partire dal 2015-16 ha causato crisi economico-politica profondissima, come i prezzi elevati del primo decennio del XXI secolo erano stati il traino di uno sviluppo poderoso.

Non è neanche uno scenario completamente inedito: il boom delle esportazioni di greggio aveva garantito un periodo di fortissima crescita già negli Anni 50 e 60, quando il Pil pro-capite era il quarto più alto al mondo. Il crollo dei prezzi petroliferi nella prima metà degli Anni 80 fece sprofondare il paese in una acutissima stagflazione. La storia si ripete, ca va sans dire.

Lo scopo di questo articolo non è però quello di soffermarsi sulle alterne fortune  dell’economia venezuelana, quanto piuttosto quello di comparare la situazione di Caracas con quella vissuta da un altro paese sudamericano decenni or sono: il Cile, di cui questo blog ha già parlato.

Parlare del Cile degli Anni 70 significa inevitabilmente trattare la questione del regime di Pinochet, l’uccisione di Salvador Allende e dei 30.000 desaparecidos. Una delle pagine di storia sicuramente più crudeli e sanguinarie della seconda metà del XX secolo del Sudamerica.  Ma anche la storia di un grande miracolo economico , definizione che spesso associamo alla nostra storia o a quella tedesca e giapponese nel dopoguerra. La situazione del Cile nel 1973, anno del golpe, era simile a quella odierna del Venezuela: Pil e potere d’acquisto in caduta libera, iperinflazione, povertà e disoccupazione diffuse. Come Caracas oggi, allora Santiago aveva fondato  il proprio benessere sull’esportazione di materie prime, soffrendo dunque di una grande vulnerabilità rispetto agli squilibri dei mercati mondiali., come accaduto nella Grande Depressione e nelle crisi petrolifere degli Anni 70.

Grazie alle ricette( draconiane, va detto) perorate dagli economisti della scuola di Chicago allievi di Milton Friedman fra i quali ricordiamo Josè Pinera  i risultati furono spettacolari : fra il 1975 ed il 2015 l’economia cilena è cresciuta in termini reali del 287% (quella venezuelana si è contratta del 12%); la mortalità infantile cilena nel 1975 era del 33% superiore a quella venezuelana, che nel 2015 ha visto la sua mortalità doppiare quella cilena; la speranza di vita di un cileno nel 2014 era 7 anni superiore a quella di un cittadino della repubblica bolivariana(che nel 1975 mediamente vivevano di più); l’economia cilena nel 2017 è stata la settima al mondo per facilità di svolgere business, quella venezuelana agli ultimi posti. Questo spiega anche il titolo dell’articolo: se il Cile ha saputo elaborare un modello di sviluppo parzialmente emancipato dalle proprie risorse naturali, esse per il Venezuela hanno rappresentato un’arma a doppio taglio.

Al di là poi del progresso meramente materiale , è doveroso citare l’evoluzione della democrazia: al migliorare delle condizioni di vita,i cileni iniziarono ad invocare un maggior coinvolgimento nei processi decisionali. Questo portò ad un graduale disimpegno del regime, fino al referendum del 1988 che decretò la fine di  Pinochet ed elezioni libere l’anno seguente. In Venezuela è accaduto l’opposto: con il fallimento delle ricette socialiste sempre più evidente, il governo ha dovuto attuare misure sempre più repressive per mantenere il controllo.

In conclusione, sebbene sia impossibile conoscere il futuro politico dello Stato bolivariano, il caso cileno degli Anni 70 rappresenta delle somiglianze di rilievo e questo potrebbe essere utile ai futuri governanti per traghettare il paese fuori dalla gravissima crisi che lo affligge. Ricordandosi anche come le istanze economiche e politiche possano essere coniugate.

 

ANDREA MARROCCHESI

DEUTSCHE BANK: QUANDO LA GERMANIA SI SCOPRE “ITALIANA”

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Sebbene abbia passato gli ultimi anni ad eseguire martellanti e molto costosi stress test, che hanno spesso visto nel mirino banche nostrane (MPS e Carige solo per citare i casi più recenti) , pare che finalmente la vigilanza bancaria della BCE abbia localizzato l’istituzione creditizia che costituisce la principale minaccia all’interno dell’Unione monetaria. Curiosamente, anch’essa come la BCE ha sede a Francoforte: stiamo parlando della Deutsche Bank, uno dei principali gruppi bancari mondiali. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere

Seawatch e Seaeye: l’Italia vince sui migranti e fa tremare l’Europa.

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Se “il buongiorno si vede dal mattino”, il 2019 si annuncia come un anno molto complesso sul fronte dell’immigrazione. I primi giorni del nuovo anno sono stati infatti all’insegna del braccio di ferro(l’ennesimo) fra il governo italiano e quello di Malta del premier Muscat. Oggetto del dibattito: l’attracco delle due navi Sea Eye e Sea Watch , le quali da diversi giorni girovagano nel Mediterraneo in cerca di un porto,  attracco che sia  La Valletta  che Roma hanno al momento negato. Nonostante come premessa per il nuovo anno non sia il massimo, è doveroso precisa che l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato molto positivo sul fronte migrazioni. Continua a leggere

#OTTIMISMO INTELLIGENTE: PREMI NOBEL MERITATI

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Da ormai diversi anni, le cerimonie di consegna del Premio Nobel sono state immancabilmente oggetto di controversie; sempre più spesso, infatti,  l’assegnazione del prestigioso riconoscimento che porta il nome  del chimico svedese inventore della dinamite passa in secondo piano , rispetto alle critiche di chi vede questo premio attribuito a persone non meritevoli. Continua a leggere

UNA VITA SENZA FACEBOOK

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Dire che il 2018 sia stato un anno difficile per Facebook sarebbe eufemistico: dall’esplosione del caso Cambridge Analytica a marzo(di cui questo blog ha già parlato) , ai 120 miliardi di dollari bruciati in un giorno in Borsa a fine luglio, fino alla recentissimo data-breach che ha coinvolto 50 milioni di profili, non sembra esagerato parlare di un vero e proprio annus horribilis per l’azienda di Mark Zuckerberg, probabilmente il peggiore dalla sua nascita nel 2004. Continua a leggere