Cina vs Usa. Perché Pechino non supererà Washington. Parte 2

Standard

Continuo della parte 1

Guardando poi alla Storia, anche se controintuitivo, un deficit commerciale rappresenta un elemento caratterizzante dell’essere impero: i Romani importavano la quasi totalità del grano dalle colonie, la Gran Bretagna non ha di fatto una cucina nazionale a causa delle copiose importazioni alimentari. Gli stessi Usa, con il deficit commerciale più elevato del globo, lo perseguono scientificamente per generare dipendenza fra sé e le province del loro impero, per mantenere il dollaro la moneta di riserva a livello planetario. Le stesse Vie della Seta mirano ad incrementare l’export cinese, soprattutto per smaltire la sovrapproduzione in alcuni settori come quello siderurgico. Fino a che la Cina non modificherà il proprio paradigma, creando un mercato interno come sbocco principale della propria produzione, non potrà ambire al ruolo di egemone globale.

Inoltre, se la Cina gode di un surplus monstre con gli USA riguardo i beni(400 miliardi circa), Washington puà vantare 40 miliardi di surplus sui servizi. L’attuale conflitto economico non può essere ridotto ad una semplice disputa commerciale per via del deficit USA: c’è in ballo la supremazia nelle tecnologie del futuro, come 5G e intelligenza artificiale. Sebbene la Cina vanti attori di primo piano come Huawei, foraggiata non poco dalle istituzioni statali, i suoi altri campioni(WeChat,Alibaba,Weibo) attualmente hanno pochissima rilevanza al di fuori dei confini nazionali, privi dell’appeal globale delle statunitensi Facebook, Amazon, Google, Apple e Microsoft, tutte multinazionali che collaborano con gli apparati statunitensi. Il ban di Trump verso Huawei ha portato le autorità cinesi a chiedere frettolosamente di riavviare le trattative per un accordo commerciale, dimostrazione dell’attuale superiorità Usa.

Un discorso a parte lo merita la questione territoriale: oltre la Muraglia si registra una tremenda discepanza di benessere fra le luminose coste e l’arretrato entroterra. Inoltre, la Cina ha al suo interno territori instabili che periodicamente balzano agl onori della cronaca: Hong Kong in queste ultime settimane, ma anche la regione del Xinjang, abitata dai musulmani uiguri che hanno ingrossato le schiere dell’ISIS  , il Tibet e soprattutto Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle ma che de facto è uno Stato sovrano e indipendente da Pechino.All’infuori dei confin ci sono paesi rivali come il Giappone, alleato Usa che si sta nuovamente manifestando come attore geopolitico e non solo economico, la mina vagante nordocoreana e la Russia, avvicinatasi a Pechino per motivi tattici ma che difficilmente forgerà con lei un’allenza strategica nel lungo periodo. Gli Usa invece non hanno di questi problemi, avendo il pieno controllo dei propri territori ed essendo una “isola-mondo” difficilmente attaccabile.

E qui analizziamo l’ultimo aspetto, quello militare, l’unico dove la supremazia statunitense è ancora inscalfibile. Le spese militari cinesi negli ultimi 20 anni sono cresciute a un tasso medio annuo del 10%, ma sono ancora molto indietro rispetto a quelle Usa( 250 vs 648 miliardi nel 2018) che rappresentano oltre 1/3 di quelle mondiali. Gli Stati Uniti hanno attualmente 170.000 uomini dispiegati in 150 paesi, mentre la Cina ha solo una base militare all’estero, a Gibuti. La proiezione di potenza americana è dunque formidabile. Gli Stati Uniti da soli hanno 11 portaerei, al resto del mondo.

La capacità di controllare gli snodi fondamentali dei traffici commerciali mondiali, che per il 90% si svolgono sui flutti, è il sostrato della primazia statunitense. Se infatti la Cina necessita di esportare molto per mantenere alta la propria crescita economica, deve importare massicciamente idrocarburi per soddisfare la perenne sete di energia, oltre ad acquistare cibo. In caso di conflitto, gli Stati Uniti potrebbero ricorrere alla loro flotta per interdire l’accesso ai mercantili cinesi a Malacca, stretto che collega il Mar Cinese Meridionale l’Oceano Indiano, nodo vitale per le importazioni energetiche e alimentari cinesi, mossa che potrebbe far piombare il Dragone in una dura crisi. Da alcuni anni gli Usa, grazie all’accessibilità allo shale oil hanno ridotto le loro importazioni petrolifere  dal 60% dei consumi a meno del 20%, rendendo il paese un esportatore netto dopo decenni. Il solo fatto che la sfida oggi si giochi nel Mar Cinese Meridionale e non nel Golfo del Messico dà un’idea precisa delle gerarchie.

In conclusione, questo articolo non vuole affermare che la Cina non supererà mai gli Usa: 30 anni ci separano dal 2049 e tutto può accadere. D’altronde, 30 anni fa cadeva il Muro di Berlino e con esso il mondo bipolare, che sembrava una realtà ineliminabile, mentre la Cina, dopo la tragedia di Tiananmen, pareva destinata ad allinearsi all’Occidente in fatto di libertà civili e politiche. Niente di più falso.

Resta comunque difficile credere che gli strateghi con gli occhi a mandorla abbiano scelto il 2049 come data di superamento degli USA solo per ragioni simboliche.

ANDREA MARROCCHESI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...