UE, il Patto Molotov-Ribbentrop è molto più controverso

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“Fu infatti la paura di essere lasciato solo contro Hitler che alla fine spinse Stalin, che sin dal 1934 era stato un ferreo sostenitore dell’alleanza con l’Occidente contro Hitler, verso il patto Molotov-Ribbentrop dell’agosto 1939”
(Eric Hobsbawm, Il Secolo Breve, Parte Prima, Cap V, pag. 183)

Ha fatto molto discutere la Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 19 Settembre che di fatto mette sullo stesso piano la Germania Nazista e l’Unione Sovietica, per via della comune natura totalitaria dei due paesi, proponendo di fatto un’equiparazione tra nazismo e comunismo. Tralasciando la questione ideologica, che rischia inevitabilmente di essere vittima della fede politica di ognuno e quindi di degenerare in chiacchiere da bar, può essere più interessante analizzare un passo specifico della Risoluzione, in cui c’è scritto che il Patto Molotov-Ribbentrop “ha spianato la strada allo scoppio della Seconda guerra mondiale”, lasciando quindi intendere che la responsabilità del conflitto andrebbe ripartita in egual misura tra i due contraenti del patto. Questa affermazione, se non del tutto inesatta, risulta quantomeno semplicistica. Qualsiasi valutazione non può prescindere da un’attenta analisi del contesto storico e diplomatico precedente allo scoppio della guerra.

La nomina a Cancelliere di Adolf Hitler nel gennaio del 1933 scombussolò completamente l’assetto politico internazionale. Come si sa, Hitler prometteva non solo di far diventare il Trattato di Versailles carta straccia, ma addirittura di estendere le frontiere della Germania anche rispetto a quelle precedenti la Grande Guerra, conquistando l’Europa dell’est, considerata già nel Mein Kampf come uno spazio vitale (lebensarum) per il popolo tedesco. Questi progetti non potevano che mettere in allarme i diretti interessati, vale a dire Francia, Unione Sovietica e Polonia. Ma i polacchi preferirono accordarsi con Hitler, con la firma nel 1934 di un trattato di non aggressione, dimostrando così di fidarsi più dei tedeschi che dei sovietici. Il più preoccupato era Stalin, conscio del fatto che l’azione di Hitler era rivolta in primo luogo verso l’Urss, non solo per i suddetti motivi geopolitici, ma anche per il fortissimo anticomunismo insito nell’ideologia nazista. E allo stesso tempo sapeva anche che sarebbe stato molto difficile per il suo paese affrontare una tale minaccia da solo. Perciò l’Unione Sovietica accettò di cooperare con la Francia, entrò nella Società delle Nazioni e diventò il principale sostenitore del sistema di sicurezza collettiva. Inoltre, per evitare l’avanzata del nazifascismo nei singoli paesi, il Comintern diede ordine ai vari Partiti comunisti di allearsi con i partiti socialdemocratici, formando così i Fronti Popolari. La politica di avvicinamento alla Francia portò nel 1935 alla firma di due trattati: il primo era un patto di mutua assistenza franco-sovietico in caso di aggressione tedesca; il secondo prevedeva che Francia e Urss garantissero le frontiere della Cecoslovacchia. Due successi molto importanti per la diplomazia sovietica, poiché una delle due grandi potenze capitaliste europee si impegnava in partnership con l’Urss a salvaguardare i confini dell’Europa orientale. Anche se la Gran Bretagna rimaneva parecchio scettica nei confronti di Mosca, problema non da poco, c’erano stati dei timidi passi verso un fronte antitedesco.

Quando nel 1936 Francia e Gran Bretagna decisero di non intervenire nella Guerra di Spagna la già debole impalcatura incominciò a scricchiolare. Ma fu con il Patto di Monaco che la situazione mutò radicalmente. Durante l’estate del 1938 Hitler aveva minacciato di prendersi con la forza i Sudeti, una regione della Cecoslovacchia. I Primi Ministri di Francia e Gran Bretagna, Chamberlain e Daladier, invece di rispondere minacciando l’uso della forza e l’applicazione del patto siglato con i sovietici, scelsero la politica di appeasement, cioè di trattare con Hitler. Ma l’elemento più grave della Conferenza di Monaco fu che non furono invitati né i rappresentanti sovietici né quelli del governo cecoslovacco, diretto interessato. Non bisogna meravigliarsi allora se la decisione di Chamberlain e Daladier di concedere i Sudeti ad Hitler fu percepita in Unione Sovietica come una legittimazione delle rivendicazioni naziste ad est, quasi come se l’obiettivo fosse rendere la Germania nazista un argine al pericolo comunista. Winston Churchill, contrario alla politica di appeasement, commentando l’accordo di Monaco disse:” potevano scegliere fra il disonore e la guerra: hanno scelto il disonore e avranno la guerra”. Pochi mesi dopo, nel marzo del 1939, Hitler invase l’intera Cecoslovacchia. A quel punto la frittata era fatta, il Patto di Monaco aveva generato una frattura insanabile all’interno del campo antitedesco, perché era venuto meno l’elemento che più conta in ogni alleanza: la fiducia. Per questo motivo, quando Hitler manifestò le sue ambizioni su Danzica, le trattative tra le due potenze
occidentali e i sovietici per difendere la Polonia avevano una domanda di fondo: Stalin poteva fidarsi oppure si sarebbe ritrovato da solo contro la Germania? Tra l’altro da tempo l’Unione Sovietica in Asia si trovava a dover gestire quelle che apparentemente erano delle schermaglie di confine con il Giappone, alleato dei nazisti, ma che in realtà erano delle vere e proprie azioni di guerra. Se Francia e Gran Bretagna non avessero rispettato i patti, i sovietici avrebbero combattuto da soli un conflitto su due fronti. Così, quando gli anglo-francesi dimostrarono una certa ambiguità durante le trattative e gli stessi polacchi rifiutarono il transito dell’Armata Rossa sul loro territorio, per la diplomazia sovietica la strada dell’accordo con l’occidente divenne troppo insidiosa. I tedeschi dal canto loro offrivano un patto di non aggressione, cioè la pace nell’immediato. Questo è essenzialmente il Patto Molotov-Ribbentrop: un accordo machiavellico che scongiurava per entrambi i contraenti l’ipotesi di una guerra su due fronti e che consentiva all’Urss di prendere un po’ di tempo in vista del futuro inevitabile scontro (che avvenne prima del previsto). Il protocollo segreto che divideva la Polonia e l’Europa dell’est in due zone d’influenza serviva a Mosca, tra le altre cose, per spostare più ad ovest possibile il nuovo confine con la Germania. Questo non assolve in alcun modo l’Unione Sovietica per ciò che ha fatto alla Polonia, ai paesi baltici e alla Finlandia, a cominciare dal massacro di Katyn, e non esclude che ci fosse un secondo fine. Ma ci fa capire come spesso la realtà storica sia molto più complessa e meno manichea di come ci viene raccontata.

Quindi per capire come si è arrivati al Patto Molotov-Ribbentrop, un accordo a prima vista surreale e paradossale, bisogna approfondire quello che era successo sul piano diplomatico negli anni precedenti. Parlare di questo trattato come se fosse un’improvvisa cospirazione contro l’umanità non spiega nulla. Dopo un’attenta analisi si può capire che il Patto di Monaco ha spianato la strada verso la Seconda Guerra Mondiale e verso il Patto Molotov-Ribbentrop stesso, poiché ha rafforzato le pretese di Hitler e ha minato la già poca fiducia presente nel campo antitedesco. Per cui la Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo rischia di spalancare le porte in ambito storico a quel pressapochismo che tanto contraddistingue l’opinione pubblica al giorno d’oggi e che le stesse Istituzioni europee dicono di voler combattere.

VINCENZO BATTAGLIA

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