I punti fondamentali delle elezioni europee, paese per paese

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Dal 23 al 26 maggio tutti i cittadini degli Stati che compongono l’Unione Europea saranno chiamati a votare per rinnovare i membri del Parlamento Europeo. Se da un lato ci si interroga su quali saranno i prossimi equilibri dentro l’europarlamento, dall’altro queste elezioni servono per chiarire quali sono i rapporti di forza tra i  partiti all’interno dei vari paesi. In Italia si discute sulla possibilità che la Lega di Salvini superi la soglia del 30% e sugli effetti che questo potrebbe avere per le dinamiche dell’attuale Governo giallo-verde. Ma quali sono i temi rilevanti a cui prestare attenzione nei paesi più importanti dell’UE?

Nella Francia dei Gilet Gialli c’è la possibilità che Marine Le Pen riesca a sorpassare En Marche del Presidente Macron, se così fosse l’ex Front National, tramutato nel più rassicurante Rassemblement National, diventerebbe il primo partito francese. Uno scenario che avrebbe un impatto devastante non solo per la Francia ma per tutta l’Europa.

In Germania appare sempre più certo il disastro elettorale della SPD, che dovrebbe essere sostituita dai Verdi come nuova forza di sinistra moderata. Sembrerebbe invece reggere la CDU guidata per la prima volta da Annegret Kramp-Karrenbauer, mentre gli euroscettici di Alternative für Deutschland, vero spauracchio della politica tedesca, confermerebbero il non banale 12% delle elezioni federali del 2017.

In Gran Bretagna, in attesa che si concretizzi l’uscita dall’Unione, i sondaggi prospettano un risultato clamoroso: il neonato partito di Nigel Farage, il Brexit Party, sarebbe addirittura il primo partito, mentre il Partito Conservatore si attesterebbe intorno all’11%. Si profila quindi un tracollo di portata storica per i Tories, che sono sempre più nel caos dopo le dimissioni di Theresa May.

E’ decisivo anche quello che accadrà in Austria, dopo la crisi di Governo innescata dallo scandalo sui finanziamenti russi che ha colpito Heinz-Christian Strache, leader del partito di estrema destra FPO. La coalizione che vedeva l’FPO governare con il Partito Popolare del giovane Cancelliere Kurz rappresentava un modello di collaborazione tra sovranisti e popolari da replicare anche in seno al Parlamento Europeo in caso di exploit delle forze populiste, idea che già prima dello scandalo affascinava poco i leader europei, figuriamoci adesso. In attesa della probabile sfiducia al Governo, prevista per la prossima settimana, sarà fondamentale, non solo per gli equilibri interni austriaci, verificare quanto questa questione abbia minato la base elettorale dell’FPO.

In Portogallo e in Spagna verrà messa alla prova la forza di Antonio Costa e Pedro Sanchez, che rappresentano l’ultima speranza di una sinistra riformista ormai in crisi in tutta Europa. Inoltre, mentre il Portogallo, forse anche per merito di Costa, appare immune al populismo, invece in Spagna scalpita Vox, partito nazionalista, euroscettico e fortemente contrario alle mire secessionistiche della Catalogna. Nelle elezioni di un mese fa è entrato per la prima volta nel Congresso dei Deputati spagnolo.

Nei paesi scandinavi la domanda è se si arresterà o meno la crescita dei partiti populisti registrata durante le ultime elezioni in Svezia e in Finlandia. Di particolare interesse è la Danimarca visto che queste europee daranno qualche indicazione sui possibili risultati delle elezioni generali che si terranno il 5 giugno.

Ma a catalizzare l’attenzione di tutti gli opinionisti del continente saranno soprattutto Ungheria e Polonia. Membri di spicco del gruppo di Visegrad, sono due Stati in cui è indubbiamente in atto una svolta autoritaria, per cui le europee saranno in realtà dei test sul consenso dei partiti al Governo. Mentre è arcinota la figura di Orban, si parla meno di quello che accade in Polonia dove il partito Diritto e Giustizia ha varato una riforma della giustizia che secondo l’UE mette in pericolo il principio della separazione dei poteri. I partiti di opposizione hanno deciso di riunirsi in un’ampia coalizione che va dai liberali ai socialdemocratici con l’obiettivo di dimostrare che la maggioranza del paese non è con Diritto e Giustizia. Secondo i sondaggi sarà un testa a testa, una sfida dunque delicatissima.

Importante anche il risultato che uscirà dalle urne greche. Sembra vicina una sconfitta per Syriza, il partito del Premier Alexis Tsipras, che alle europee di 5 anni fa aveva rappresentato una speranza di ribellione verso le politiche della Troika e di riforma “da sinistra” delle istituzioni comunitarie. In testa ai sondaggi c’è con un vantaggio di almeno 5 punti il partito di centrodestra Nea Demokratia, un margine che non lascia presagire nulla di buono per Syriza in vista delle elezioni del prossimo ottobre. Sempre ammesso che in caso di un distacco ancora più ampio non si vada ad elezioni anticipate. Nel frattempo il paese continua a versare in situazioni socioeconomiche disperate.

In alcuni paesi le europee si svolgeranno contemporaneamente ad un altro appuntamento elettorale. In Lituania ci sarà il secondo turno delle Presidenziali, in Belgio si svolgeranno le politiche. In Romania il Presidente Iohannis ha promosso un referendum sul divieto di amnistia per reati di corruzione e sul divieto per il  Governo di decretare ordinanze d’urgenza in materia di giustizia. Si tratta in realtà di un’operazione che mira a delegittimare le politiche del Partito Social Democratico al Governo e il suo leader, Liviu Dragnea, accusato di corruzione. L’esito del referendum e delle elezioni europee potrebbero cambiare radicalmente il panorama politico rumeno. Infine gli irlandesi, popolo fortemente europeista e toccato da vicino dalla Brexit, decideranno sempre tramite referendum se modificare o meno la legge sul divorzio. Sarà interessante vedere come si intrecceranno questi eventi con le elezioni europee.

Ci troviamo quindi di fronte a dinamiche che vanno oltre la semplice dicotomia sovranisti contro globalisti. Questi quattro giorni potrebbero cambiare non soltanto il volto della Commissione Europea ma gli assetti interni di gran parte dei paesi dell’Unione Europea.

VINCENZO BATTAGLIA

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