“I dati sono il nuovo petrolio . La normativa sul copyright? Potenzialmente inutile.”

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La scorsa settimana il Parlamento UE ha approvato la nuova normativa sul copyright. Lei che parere esprime su questo provvedimento, specialmente alla luce dei contestati articoli 11 e 13?

“In linea di principio ritengo sia giusto tutelare la paternità delle opere. Però penso che tutelarla come è stato fatto non si adeguato. Temo che questa normativa si riveli inutile e non risolva le difficoltà dell’industria culturale e non porterà le grandi piattaforme digitale a condividere gli introiti derivanti dalla pubblicità o comunque dalla condivisione dei contenuti.”                                                                                                           “Tutto sommato, la ritengo una norma che non cambierà lo status quo, e che obbligherà le grandi aziende a sedersi al tavolo con i governi e le associazioni di categoria. Questo oltre al fatto che ritengo difficile l’applicazione di questa direttiva in alcuni settori; ad esempio, nella tutela del copyright non rientrano le immagini utilizzate per realizzare i “meme”. Non esiste infatti una definizione giuridica univoca del “meme”, e ciò rende la direttiva inapplicabile.”

“Aggiungo che l’industria culturale soffre di grosse lacune nel modello di business: fino a qualche anno fa era supportata dalle vendite di prodotti ( giornali,  dischi e così via) mentre oggi le persone sono abituate a fruire di questi servizi in maniera totalmente gratuita o tramite abbonamenti stile Netflix. Il problema è essenzialmente questo, difficilmente risolvibile con i proventi a ciascun link degli articoli.”

 

Ultimamente si è parlato molto degli accordi con la Cina, anche riguardo alla tecnologia 5g. Lei che giudizio esprime sulle potenzialità di questa nuova connettività e dell’approccio del governo alla materia?

“Riguardo all’esecutivo, al di là delle loro mosse strategiche, la loro sfortuna è quella di aver trovato un sistema industriale italiano che non è ancora pronto ad accogliere nel paese questa tipologia infrastrutturale. Siamo un paese dove non c’è grande attenzione circa la connettività , come dimostrano dalle carenze della banda larga e la fibra ottica .”

“Anche DAZN, nei primi mesi in Italia, riscontrò notevoli problematiche nelle proprie trasmissioni: problemi dovuti anche alla loro piattaforma, ma in larga parte imputabili all’inadeguatezza della nostra piattaforma. È un problema che si ripercuote anche sulle aziende che producono alto valore aggiunto e che necessiterebbero di maggiore velocità.”

“ Dunque, al di là della Cina, per forza di cose l’Italia passerà da accordi con soggetti stranieri per ammodernare l’infrastruttura.”

“Una critica che mi sento di fare a questo governo è quello dello scarso coordinamento con il resto d’Europa. In un mondo fortemente globalizzato ed interconnesso, è necessario muoversi di concerto con altri paesi, siccome le prerogative di sovranità politica ed industriale del ‘900 non sono più applicabili.”

 

Molti credono che la  guerra commerciale Cina-Usa nasconda il vero oggetto del contendere: la supremazia nelle nuove tecnologie.

“Ritengo che , in questo conflitto, la natura economica sia il reale punto di scontro. In passato, oltre alla contrapposizione ideologica tra Usa e Urss fino a 30 anni fa, le contese fra Stati ruotavano attorno al petrolio, principale fonte d’energia, come abbiamo visto spesso in Medio Oriente.”

“ Oggi, l’attenzione si è significativamente spostata sulla dimensione tecnologica e digitale. Il controllo degli strumenti digitali consente di acquisire posizioni dominanti nel panorama internazionale. Quindi, ogni paese sta adottando la propria agenda per rafforzare il proprio apparato tecnologico-digitale e competere al meglio sui mercati mondiali.”

. La Cina può sorpassare gli Usa nel conflitto 4.0?

“Risulta evidente che Usa e Cina oggi siano le nazioni più attrezzate. La Cina è un paese fortemente competitivo, che vive in un totalitarismo più “morbido” rispetto a quelli novecenteschi. Si tratta comunque di un paese a guida unica, dove le cose paradossalmente possono funzionare  meglio più rapidamente, un aspetto importante in un’epoca caratterizzata da rapidi e profondi cambiamenti circa alcune tecnologie.”

“Se la Cina supererà gli Usa, questo ce lo diranno la Storia ed i prossimi anni. Però si tratta sicuramente di una possibilità.”

Riguardo ai media tradizionali: è opinione sempre più diffusa che la televisione sarà relegata ad un ruolo sempre più marginale rispetto al Web. Secondo Lei la TV può scomparire? Cosa si potrebbe fare per migliorarla?

“Beh, sostanzialmente la TV per come l’abbiamo conosciuta noi è già morta. Ho 40 anni, ed il tipo di televisione che ho conosciuto io oggi non c’è più, o comunque oggi è legata ad una fascia di popolazione sicuramente adulta.”

 

“Il concetto odierno di televisione ritengo sia slegato dall’oggetto tecnologico che abbiamo in salotto o in altre stanze della casa. Oggi la TV è lo smartphone, il tablet, il computer. È un mezzo costituito da contenuti on demand sul modello di Netflix, nei prossimi anni probabilmente verranno coinvolti anche i grandi eventi come quelli sportivi.”

 

“Per migliorare la TV ci si dovrà adeguare ad un utente sempre meno passivo: in futuro sempre meno persone accenderanno la TV per vedere quali programmi ci sono, ma la accenderanno sapendo già cosa vogliono vedere.”

 

In un’epoca dove gli introiti da vendite e pubblicità sono sempre più in calo, che ruolo possono giocare gli eventi per i giornali ? Questo alla luce anche dell’esempio fornito dal Wired NextFest

“Innanzitutto bisogna rispondere alla domanda: che cos’è un giornale oggi? È il prodotto di carta? Non credo.”

 

“ Citando il linguaggio del marketing, Il giornale è un brand, una comodità ed insieme di valori che ruotano intorno ad una testata. Partendo da questi principi bisogna sviluppare una serie di prodotti e servizi che possano funzionare per i lettori o comunque gli interlocutori.”

 

“Gli eventi possono essere uno strumento utile per parlare alla propria comunità, illustrare aspetti del proprio brand non adeguatamente  divulgati. Però non penso siano una soluzione universale, ogni giornale deve elaborare la propria soluzione. Quello che funziona per Wired non è detto che funzioni per Repubblica e viceversa.”

“Gli eventi, dunque, rappresentano sicuramente una strada da percorrere, ma non penso siano una soluzione valida per tutti.”

 

Come giudica l’ipotesi di un taglio  dei fondi all’editoria?

“Bisogna innanzitutto chiarire che la maggior parte dei quotidiani non ricevono fondi. “

“Credo che l’attività giornalistica rivesta anche una funzione sociale, fondamentale per lo sviluppo delle democrazie. Di conseguenza ritengo ogni attacco alla stampa come tendenzialmente errato.”

“Poi non è detto che il modello di finanziamento vigente sia quello giusto. Secondo me, se un giornale vuole ricevere denaro dallo Stato, potrebbe essere una scelta migliore quella di finanziare giornali in formato digitale, in quanto le edizioni cartacee hanno costi di produzione molto più elevati che incidono negativamente sui contributi.”

 

Basandosi sulla Sua esperienza, ed alla luce dei profondi cambiamenti che stanno interessando il settore, che consigli darebbe agli aspiranti giornalisti?

“La missione del giornalismo è sempre la stessa: quella di raccontare i fatti. Quello che credo cambierà in futuro è l’equilibrio fra contenuto, la tecnologia che consente di realizzare e distribuire il contenuto e modello di business.

“Il consiglio che do a chi vuole avvicinarsi a questa professione, oltre ad avere la passione per la narrazione di un mondo che cambia , è quello di sviluppare  una cognizione circa il modello manageriale e di business che c’è dietro, perché conoscendo il modello è molto più facile prendere una serie di scelte e capire in quale settore si vuole stare ed in quale no.”

 

 

 

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