Fridays for Future

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Che crediate a Greta Thunberg oppure no non importa, il cambiamento climatico è già in atto. L’elemento su cui molti discordano, invece, è la causa di questa mutazione, talvolta imputabile all’uomo, altre volte alla tirannica natura. La storia dei cambiamenti climatici mi fa pensare in qualche modo alla campagna anti-vax: c’è una consenso scientifico sull’impatto dell’attività umana sul clima, eppure, leggendo sui social, non è difficile trovare qualche latore della contro-informazione. “Il clima cambia da sempre”, “è un complotto per pagare più tasse”, “e allora l’era glaciale?”, “non c’è consenso”. Come spiega la NASA, il 97% delle pubblicazioni sul così-detto Global Warming ha come punto in comune l’azione dell’uomo sul clima, avvalorata da più ricerche. A scanso di equivoci, per coloro che volessero appigliarsi al quel 3% restante, in virtù di qualche tipo di bastiancontrarismo, la risposta è semplice: la scienza non è dogma, non è religione, il metodo scientifico lo insegna.

Questa premessa serve per parlare dei #FridaysforFuture, le proteste del venerdì che Greta Thunberg – giovane attivista svedese –  sta portando avanti da mesi. Oggi, seguendo l’esempio della 16enne, milioni di giovani e non si sono radunati nelle piazze del globo all’urlo di slogan come “There is no PLANet B” (Non c’è un piano/pianeta B). In Italia abbiamo assistito ad un record di partecipazione, con più di 230 manifestazioni in altrettante piazze e circa un milione di manifestanti. Ma lungo il continente europeo e americano, i giovani sono stati moltissimi, tutti preoccupati per un futuro non roseo e per una politica sorda e dalla visione troppo corta.

Non importa, poi, che Greta Thunberg venga tacciata di ipocrisia dai paladini della contro-informazione, che venga accusata di essere un prodotto del marketing per il libro della madre o una nuova meteora montata ad arte. Il messaggio è quello giusto e se una campagna di marketing può portare un milione di cittadini italiani in piazza per una battaglia sacrosanta, allora ben venga. Ma coloro che se la prendono con la piccola Greta e che tentano di screditarla lo fanno un po’ per invidia sociale ed un po’ per svilire il suo messaggio: “Siamo noi il cambiamento”, se non agiamo adesso sarà peggio per noi.

310px-Instrumental_Temperature_RecordParlare di riscaldamento globale è più facile di quanto si pensi. Tutto avviene a causa del famoso effetto serra, causato da diossido di carbonio (CO2), metano, vapore acqueo, clorofluorocarburi ed altre sostanze disperse nell’aria. Quando i raggi del sole incontrano la Terra, rilasciano calore e rimbalzano nuovamente verso lo spazio. Maggiore è la concentrazione delle suddette sostanze nell’atmosfera, maggiore sarà il calore che rimarrà intrappolato nell’aria senza possibilità di “rimbalzare” fuori.

L’effetto serra, poi, non è causato dalla natura. L’attività solare, spesso additata come responsabile dei cambiamenti climatici, è in diminuzione e non in relazione con l’aumento delle temperature. Il rapporto, invece, c’è con la quantità di CO2 immessa nell’aria, in continua crescita dalla rivoluzione industriale e con picchi massimi negli ultimi 40 anni. Ancora una volta, per chi dubitasse dell’impatto umano perché “la CO2 c’è sempre stata”, la risposta è insita negli isotopi di anidride carbonica. E’ infatti possibile misurare le quantità immesse tramite lo studio dei ghiacciai per capire che la CO2 immessa contiene gli isotopi carbon-12 e 13 mentre quella naturale contiene carbon-14. Studiando queste concentrazioni nell’aria si può sapere precisamente quanta CO2 è immessa dall’uomo.

Global-CO2-emissions-by-region-since-1751Nonostante la scienza, l’uomo ha ancora problemi a prendere decisioni che vadano nella direzione opposta al cambiamento climatico. Questo è ertamente dovuto ad una mancata identificazione del problema, tutta di matrice psicologica. Come specie, l’essere umano è maggiormente propenso a combatte problematiche di tipo PAIN: personali, brusche, immorali e correnti. Il cambiamento climatico non è brusco, è impersonale e può non riguardarci nell’immediato presente. Per questa ragione, la nostra mente ci porta a procrastinare qualunque tipo di decisione in merito all’argomento.

Una speranza c’è. Gli effetti irreversibili del cambiamento climatico possono ancora essere scongiurati ma lo specchio temporale per farlo si assottiglia ogni anno sempre più. Siamo nel 2019 e la filosofia e la scienza hanno fatto passi da gigante nel corso della storia umana. Dovremmo vivere in una società illuminata e capire che non si può rimandare la lotta all’inquinamento come uno studente rimanda “a domani” la preparazione di un esame. Siamo più saggi di così.

RICCARDO PARADISI

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