Dalla Tav ai Rifiuti: perché Lega e Cinque Stelle litigano su tutto

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Litigio, spaccatura, braccio di ferro, duello. Quante volte aprendo il giornale, guardando una trasmissione televisiva o ascoltando una notizia per radio non abbiamo letto, o sentito, una di queste parole per descrivere un’azione, o presunta tale, di Governo? Questo perchè le due forze dell’Esecutivo, la Lega di Salvini e il Movimento Cinque Stelle di Di Maio, non vanno d’accordo su niente e perciò litigano. Non è dato sapere se litigheranno per cinque anni. Né tantomeno se dureranno effettivamente cinque anni. Intanto però vediamo come sono andate le cose finora, in questi dieci mesi di convivenza.

La Tav

Partiamo dalla più recente, il Treno ad Alta Velocità che collegherebbe Torino con la città francese di Lione. Accantonando per un attimo il comitato No Tav capeggiato da Erri De Luca, specifichiamo che per “Tav” oggi si intende, erroneamente, semplicemente, i lavori di costruzione di un tunnel lungo 52 chilometri che velocizzerebbe e modernizzerebbe la già esistente tratta ferroviaria tra la piccola cittadina di Susa e il comune francese di Saint-Jean-de-Maurienne.A quest’opera, che sarà finanziata dall’Unione Europea, si aggiungono poi la costruzione di due tratte nazionali, a spese dei singoli Stati, estese da un lato fino a Torino dell’altro fino a Lione. Le divergenze sulla costruzione o meno dell’opera da parte del Governo si possono riassumere con il classico schema del contro il no.

In particolare, è la Lega ad essere favorevole mentre il Movimento Cinque Stelle resiste e si chiude a riccio nel suo “no” categorico. In mezzo c’è il premier Giuseppe Conte, vero e proprio arbitro, che senza nemmeno l’ausilio del Var sta dirigendo questa lunga partita tra le due forze di Governo.

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Giuseppe Conte, dal 1° giugno Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.

Mentre il cda della Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), la società responsabile della realizzazione della Tav, dà il via libera alla presentazione da parte delle imprese delle proprie candidature per lavorare alla Torino-Lione, sul tema continua a regnare la più totale incertezza.

Le Autonomie Regionali

Rinviata la Tav, sul tavolo di Governo rimane comunque aperto il dossier sulle Autonomie. Contenuto nel famoso Contratto di Governo, il piano prevedrebbe maggiore autonomia delle Regioni in alcune materie. Principalmente queste potrebbero avere “maggiore potere” sulle Infrastrutture, la Salute, i Beni Culturali e il Lavoro.

“Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere 1), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’art. 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata”.

Costituzione Italiana, articolo 116, terzo comma

Ma se la Lega è a favore, lo stesso non si può dire del Movimento Cinque Stelle. Salvini non vede l’ora di dare maggiori libertà di esecuzione alle leghiste Lombardia e Veneto ma meno convinto è invece Danilo Toninelli, ministro dei delle Infrastrutture in quota Cinque Stelle: «Autostrade e Ferrovie devono restare allo Stato» ha ribadito. Con lui anche Luigi Di Maio, vicepremier e Ministro del Lavoro: «Troppo rischioso lasciare alle Regioni il dossier degli ammortizzatori sociali in tempo di recessione».

La paura dei grillini è anche quella di rischiare di sbilanciare l’asse del Paese troppo verso il Nord, a discapito di quel Sud che il 4 marzo scorso è stato più che generoso in termini di voti. Inoltre i pentastellati vorrebbero che le Camere potessero intervenire a modificare le intese con le Regioni. Ma per i leghisti questo risulta impossibile.

La Nuova Via della Seta

Mancherebbe solo la firma invece per quanto riguarda l’accordo tra Italia e Cina per l’avvio della nuova Via della Seta in Europa, il progetto del presidente cinese Xi Jinping che rilancerebbe una nuova fase della globalizzazione, stavolta però a tinte estremamente orientali.

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Xi Jinping, Segretario generale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica popolare cinese.

Anche qua però il condizionale è d’obbligo e c’è da dire che non è solo “colpa” dei bisticci istituzionali di governo. Sul tema sono intervenuti infatti anche l’Unione Europea e gli Stati Uniti schierandosi sul fronte dei non favorevoli. Dello stesso avviso è comunque anche Salvini: «Non ho pregiudizi sulla Cina, voglio essere solo prudente» ha detto. «Siamo favorevoli al sostegno e all’apertura dei mercati cinesi per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture. Se si tratta di colonizzare l’Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere dico no».

«Leggiamo Salvini che parla di colonizzazione, ed evidentemente non conosce o non ha letto il Memorandum of Understanding» replicano i Cinque stelle. «Inoltre il sottosegretario Geraci (quota lega, ndr) sostiene fortemente l’intesa. Dispiace dunque di questa frattura interna, perché fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese e le associazioni di rappresentanza ci chiedono uno sforzo per portare l’Italia nel mercato cinese e non subirlo».

Per Di Maio invece, la Via della Seta è «non è assolutamente l’occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato. Ora c’è un rapporto sbilanciato con la Cina».

I rifiuti

Qui si scontrano due diverse visioni: quella futuribile e ambientalista del Movimento 5 Stelle e quella più pragmatica della Lega. Riciclo contro inceneritori, sostanzialmente. Ma «parlare di inceneritori è come parlare della cabina telefonica col telefono a gettoni» ha dichiarato in tempi non sospetti Di Maio. «Qualcuno può essere anche ancora affascinato dal vintage ma sempre vintage rimane. La Campania è un disastro legato ai rifiuti industriali provenienti da tutta Italia, non solo quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di Governo».

Ma Salvini ovviamente non concorda: «Occorre il coraggio di dire che serve un termovalorizzatore per ogni provincia perché se produci rifiuti poi li devi anche smaltire. Non voglio un Paese che torna indietro nel tempo. I rifiuti ovunque nel mondo significano ricchezza, energia e acqua calda» concludeva. Era novembre, non sono stati fatti passi avanti.

Vecchie ruggini risolte

Il Reddito di Cittadinanza alla fine è stato fatto, ma anche qua non sono mancati bisticci. In particolare sul tema dei disabili. Matteo Salvini non voleva votare un decreto legge che non prevedesse dei fondi anche per le pensioni d’invalidità. I Cinque Stelle chiarivano che i 780€ del reddito si vanno a sommare alla loro pensione.

Sulle Trivelle si è arrivati ad un compromesso. C’è l’accordo dei due partiti per lo stop di 18 mesi alle ricerche in mare di idrocarburi e l’aumento dei canoni delle concessioni a 25 volte. Ma prima era braccio di ferro; i Cinque Stelle volevano l’aumento dei suddetti canoni a 35 volte mentre la Lega chiedeva di ridurlo per non mettere in ginocchio le aziende. Tuttora c’è irritazione tra componenti leghisti.

La legittima difesa dovrebbe diventare legge nonostante molti parlamentari pentastellati abbiano votato contro.

salvini fucile

Matteo Salvini, “La difesa è sempre legittima” è il suo slogan.

Infine il Decreto anticorruzione e il delicato tema del finanziamento pubblico ai partiti. Il duello era sulla cifra minima sborsata necessaria per rendere pubblico il nome del donatore.

Tra moglie e marito…“, basta non ci rimettano i figli però.

NICCOLO’ BELLUGI

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