BISOGNO DI (LEGITTIMA) DIFESA

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Dopo l’approvazione del Decreto Sicurezza, appena due giorni fa  la Camera ha dato il via libera all’approvazione del disegno di legge sulla legittima difesa, altro temo molto caro all’attuale vicepremier e inquilino del Viminale Matteo Salvini, di cui questo blog ha recentemente parlato. I voti favorevoli sono 373, i contrari 104 e gli astenuti appena 2. Ben 25 deputati del Movimento Cinque Stelle si sono pronunciati contrariamente, dando adito ad ulteriori lotte intestine nell’esecutivo, dopo quella ben nota sulla TAV. A fine mese il testo verrà vagliato dal Senato, ma la tramutazione in legge pare comunque molto vicina.

Lo scopo di queste righe non è però quello di soffermarsi sugli aspetti tecnici del tema in questione, in quanto chi scrive non ne ha sicuramente le capacità e sono già state elaborate analisi molto esaustive. Ma piuttosto quello di (provare a) fornire un quadro più chiaro di quello che idealmente è racchiuso in questa riforma, al centro del dibattito politico da tanti anni ma che recentemente alcuni fatti di cronaca hanno sottoposto all’opinione pubblica.

Partiamo da un presupposto: difendersi non è sinonimo di sparare. Ma è altrettanto vero che l’aggredito non è necessariamente un presunto colpevole poiché ha reagito in un certo modo ad un’aggressione. L’ampia maggioranza di parlamentari che ha votato in favore di questa legge  rispecchia la netta maggioranza degli italiani favorevoli a questo provvedimento. I mal di pancia di una minoranza pentastellata sono compensati da atteggiamenti molto discutibili sul famigerato binomio costi-benefici. Anche il neoeletto segretario PD Nicola Zingaretti ha preferito dribblare la questione per focalizzarsi sui cavalli di battaglia  della sinistra tradizionale che mira a restaurare.

Non c’è dubbio che questa normativa risponda ad un diffuso senso di insicurezza, nonostante un calo statistico alcune categorie di crimini:  una legge che inasprisce le pene per i furti e risponde ad una domanda semplice ma drammatica: che fare  se qualcuno, a qualunque ora, entra in casa mia e minaccia di picchiarmi o derubarmi? O magari aggredisce la mia famiglia e le mie proprietà? Che fare? Chiedergli se ha avuto problemi da piccolo o se la sua arma è vera o è un giocattolo? O magari difendersi per evitare il peggio?

Molte famiglie italiane non hanno un’arma in casa, ma chi la detiene( numero sempre crescente) significa che ha goduto dell’autorizzazione delle autorità competenti per averla ed eventualmente utilizzarla. Chiaramente, qualora si verificassero fatti di sangue, sarà sempre doveroso svolgere tutte le indagini necessarie, ma quantomeno la vittima del furto o aggressione non dovrà più temere di discolparsi. Nessuna pistola facile, dunque: di quella già godono i delinquenti. Ma anche pieno diritto di tutelare la propria proprietà ed i propri cari nei frangenti dove lo Stato non può intervenire. Per godere di una difesa (sempre) legittima
 

ANDREA MARROCCHESI

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