Diem25: o si fa l’Europa o si muore

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Le elezioni del Parlamento Europeo, decise per il prossimo Maggio, si avvicinano inesorabili a marcia di treno. Al contrario, dell’UE e del suo spirito iniziale, delle sue aspirazioni e speranze, se ne sente parlare sempre meno. Sarà perché il vecchio continente, politicamente parlando, se la passa molto male, fra rinati nazionalismi, frizioni fra stati, sfide a Bruxelles e Strasburgo ed un senso di fratellanza e coesione che si sta sfracellando al suolo ad una velocità allarmante.

Gennaio, preambolo dell’anno appena iniziato, scrive già un capitolo nero sul libro ormai ingiallito dell’Unione Europea. Sul fronte unionista, Macron sembra aver perso gran parte del suo smalto iniziale; la Brexit – se ci sarà – potrebbe avvenire senza accordo, alimentando un focolaio di violenze sopite al confine con l’Irlanda, pronte tragicamente a riesplodere come la nuova autobomba a Derry; Juncker, Presidente della Commissione UE, ha finalmente ammesso alcune colpe di Bruxelles nella gestione della crisi Greca. Questo per non parlare della situazione Italiana, dove le nuove frizioni con la Francia per le accuse di “imperialismo” e il costante “me ne frego” di Salvini su migranti e integrazione stanno gettando ombre sull’integrazione europea e sulla sua riuscita.

Tutti questi problemi, però, sono già stati preconizzati da qualche tempo dal Collettivo di Coordinamento di DiEM25, composto da grandi nomi come quello dell’ex ministro greco Yanis Varoufakis e del celebre linguista Noam Chomsky (solo per citarne un paio). La mancanza di democrazia rappresentativa in seno alle istituzioni europee, lobbying occulto, ritorno dei nazionalismi e malcontento generale sono solo alcuni dei problemi affrontati nel visionario manifesto di DiEM25.

Per chi non sapesse nulla sul tema, DiEM25 (abbreviazione di Democracy in Europe Movement 2025), definitosi “primo movimento politico transnazionale” è un movimento paneuropeo lanciato nel 2015 dall’ex ministro Varoufakis e dal filosofo croato Srecko Horvat. Lo scopo del partito, diffusosi in gran parte dei paesi membri dell’UE, è quello di “democratizzare” l’Unione Europea entro il 2025, prima, cioè, che collassi sotto al peso dei nuovi nazionalismi e delle lobby finanziarie. “L’Europa sarà democratizzata. O si disintegrerà!

yanis_varoufakis_-_el_desperttador_2016Nel proprio manifesto, DiEM25 individua due strade possibili, evitabili da una riforma strutturale del sistema europeo: il ritorno ai nazionalismi o la resa ad una Bruxelles autoritaria e plutocratica. I problemi fondamentali sui quali si basa il manifesto, che offre spunti di riflessione ed una piattaforma programmatica per alcune politiche da intraprendere, riguardano principalmente la carenza di trasparenza dei processi politici in seno alle istituzioni europee, la fredda ed antidemocratica austerità imposta da organizzazioni senza regole come il FMI e l’Eurogruppo, la chiusura a guscio degli stati verso un nazionalismo fratricida.

Per superare questo nuovo “medioevo” europeo, il manifesto di DiEM25 propone delle soluzioni di corto, medio e lungo termine. Soluzioni già viste come l’utilizzo dello streaming per le riunioni delle istituzioni europee si affiancano ad alcune idee meno conosciute come la devoluzione dei poteri nuovamente ai parlamenti nazionali e alle regioni su quattro questioni sulle cinque elencate nella piattaforma (debito, banche, investimenti, immigrazione e povertà). Sulla cima dell’iceberg, però, il sogno da realizzare nei prossimi anni di un’Assemblea Costituente europea in grado di scrivere la prima vera Costituzione dell’UE, che sostituirà i trattati e ridemocratizzerà l’Europa.

Il sogno di DiEM25 può sembrare un’utopia data la portata, lo sforzo elettorale necessario e la imminente scadenza della missione (solo altri sei anni). E se qualcuno potrebbe definire questo movimento come populista, o erede in qualche modo della fallimentare “L’altra Europa con Tsipras”, altri, come il socialista Bernie Sanders, sembrano interessati ad un’internazionale progressista, speculare nei temi ma simile nei modi alla fantomatica internazionale sovranista teorizzata da Steve Bannon. Questa idea, storicamente vecchia ma nuova nell’odierno panorama politico internazionale, potrebbe portare i suoi frutti se sfruttata al meglio. Perché, come è ormai risaputo, la politica al tempo della globalizzazione segue la teoria dell’effetto Farfalla. Magari, un battito di ali in Europa potrebbe creare un grande uragano progressista anche nel resto dell’occidente democratico. Staremo a vedere: intanto DiEM25 sembra intenzionato a portare aria fresca alle prossime elezioni europee.

RICCARDO PARADISI

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