Mimmo Lucano, Leoluca Orlando e Creonte

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La decisione del Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, di non applicare alcune delle disposizioni del cosiddetto Decreto Sicurezza ha infiammato ancora una volta il dibattito politico italiano sul tema dell’immigrazione. La presa di posizione di Orlando ha riscosso l’apprezzamento di molti suoi colleghi, che hanno così deciso di seguirlo, ma ha anche scatenato la pronta risposta del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, ideatore del Decreto.

Leoluca Orlando

L’opinione pubblica si è quindi divisa nuovamente tra coloro che sono a favorevoli all’immigrazione e coloro che invece vi si oppongono con tutte le forze, proprio come era successo qualche mese fa quando il Sindaco di Riace, Mimmo Lucano (foto in evidenza), era finito sotto indagine con l’accusa di combinare matrimoni al fine di far ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari ad alcuni immigrati altrimenti costretti a tornare nel paese d’origine. Se Lucano ha infranto la legge (sarà un equo processo a stabilirlo e non i tifosi delle due fazioni) lo ha fatto al fine di migliorare le condizioni di vita di persone che secondo lui non erano adeguatamente tutelate dallo Stato. Per questo motivo quella del sindaco di Riace era stata definita un’azione di disobbedienza civile, proprio come adesso sta accadendo al Sindaco di Palermo. A dire il vero, è stato lo stesso Orlando a rigettare questa etichetta in merito al suo operato, in quanto, a suo dire, la sua scelta di non applicare il Decreto Sicurezza

Matteo Salvini

non è un atto di ribellione contro lo Stato ma un’azione di difesa dei principi inviolabili della Costituzione intaccati dalla normativa in questione. Tuttavia, come ha giustamente sottolineato il Presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, non spetta a Orlando e agli altri Sindaci pronunciarsi sulla legittimità costituzionale di una legge, ma alla Consulta. Per cui, fintantoché la Corte Costituzionale non si sarà espressa nel merito, Orlando è tenuto a rispettare il Decreto, e qualsiasi rifiuto non può che essere quindi inquadrato come una forma di disobbedienza civile. L’azione di Lucano e di Orlando è guidata quindi dalla stessa logica, cioè dal non accettare sul piano della coscienza individuale una legge dello Stato. Proprio come messo in luce qualche mese fa da un acceso (e a tratti ridicolo) dibattito in TV sul caso Riace tra Vittorio Sgarbi e Mario Giordano, sorge spontanea una domanda: la legge è sacra oppure in alcuni casi la morale dei singoli individui ha l’obbligo di imporsi? Nei giorni in cui l’indagine su Mimmo Lucano era appena all’inizio molti avevano notato che questa questione era già stata sollevata dal celebre tragediografo greco Sofocle quando aveva messo in scena “l’Antigone”. L’opera narra di due fratelli, Eteocle e Polinice, che si affrontarono per stabilire chi doveva essere il Re di Tebe, rimanendo tuttavia entrambi uccisi. Allora il nuovo sovrano, Creonte, stabilì che Eteocle, in quanto legittimo Re, aveva diritto a tutti gli onori funebri, mentre Polinice, in quanto nemico della patria, non doveva essere sepolto. La sorella Antigone decise di ribellarsi all’ordine di Creonte, poiché, al di là dell’operato di Polinice, la sua coscienza individuale le impediva di non dare al fratello una degna sepoltura. Ed ecco che abbiamo quindi che il conflitto tra Creonte e Antigone rappresenta lo scontro tra lo Stato e la coscienza individuale, tra il diritto positivo e il diritto naturale. O meglio, tra Salvini e Lucano/Orlando. Antigone incarna la ribellione verso uno Stato dispotico, che rigetta tutti i più elementari valori umani. Per dirla con Bertolt Brecht: ”quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere”, citazione utilizzata tra l’altro da Roberto Saviano per difendere Lucano. Accettare passivamente tutte le leggi dello Stato non è forse quello che hanno fatto molti “tecnici” del regime nazista come Adolf Eichmann o Rudolf Hoss? Fu proprio il direttore di Auschwitz, in una lettera al figlio poco prima di essere giustiziato, che giustificò le sue azioni come il frutto della sua accettazione acritica nei confronti gli ordini dall’alto. Seguire la legge può quindi a volte essere moralmente sbagliato. Tuttavia non tutto può risolversi nel giudizio di ciascuno di noi perché una società senza un’autorità regolatrice rischia di essere preda degli interessi dei vari individui, “bellum omnium contra omnes” per dirla con Hobbes, e rischia di non avere sempre ben chiaro il confine tra il bene e il male. Ed è proprio per questo che si è storicamente affermata la figura dello Stato.Chi ha ragione allora? Antigone o Creonte? Lucano e Orlando o Salvini? E’ difficile da dire, del resto l’opera di Sofocle è sempre stata soggetta a numerose interpretazioni. Una cosa è però incontrovertibile: alla fine Antigone si suicidò mentre Creonte, in rovina, invocò per sé la morte. Entrambi hanno quindi subito delle conseguenze per le loro azioni, segno che, in qualche modo, nessuna delle due strade porta ad una soluzione efficace. Questi atteggiamenti dell’autorità Statale e degli individui si vengono a creare quando c’è un cattivo funzionamento della democrazia, oppure quando, come nel caso della Tebe di Antigone e Creonte, questa non è proprio contemplata. In Italia la democrazia c’è, ma ormai non funziona più. Essa dovrebbe costituire un baluardo contro le violazioni del potere, in quanto non è la dittatura della maggioranza, come ormai è vista oggi nell’immaginario comune, ma è il governo della maggioranza nel rispetto della minoranza. Allo stesso tempo dovrebbe scoraggiare gli individui dal compiere atti unilaterali, in quanto ogni azione deve essere compiuta nel rispetto delle regole che la società, di comune accordo, si è data. Quindi le vicende di questi mesi di Lucano e Orlando sono l’ennesimo sintomo di come ormai la nostra democrazia non riesca più a svolgere la sua funzione di risoluzione del conflitto tra autorità Statale e individui.

Vincenzo Battaglia

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