UN MIRACOLO CHIAMATO SMARTPHONE

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Il Natale è ormai alle porte, e come sempre accade in questo periodo dell’anno , svariati milioni di persone in tutto il mondo si stanno arrabattando per trovare il miglior regalo possibile da far trovare ai propri cari sotto l’Albero.

Negli ultimi anni il periodo di compere natalizie è stato contraddistinto particolarmente dagli acquisti hi-tech , categoria di prodotti alla quale sono stati dedicati delle ricorrenze commerciali apposite come il Cyber Monday. Lo smartphone rappresenta sicuramente il prodotto tecnologico a maggior richiesta. Fin qui niente di strano direte voi( giustamente); lo scopo di questo articolo però non è quello di discettare sulle abitudini dei consumatori in prossimità del Natale ma piuttosto quello di partire dal bene tecnologico per eccellenza,  per spiegare come esso abbia rivoluzionato le nostre vite. In meglio.

Chi è un po’ più attempato, ricorderà sicuramente il film Wall Street di Oliver Stone, uscito nel 1987. Nello specifico, il riferimento è alla scena nella quale il ricchissimo e spregiudicato investitore Gordon Gekko , passeggiando in spiaggia all’alba, ha una conversazione telefonica tramite un Motorola Dyna-Tac, uno dei primissimi telefoni cellulari commercializzati. Alla sua uscita sul mercato nel 1983, il DynaTac pesava un chilo, necessitava di 10 ore per ricaricarsi ed aveva un’autonomia per le chiamate di solo mezzora. Al momento della sua commercializzazione, il suo prezzo era di 4000 dollari, che a prezzi correnti diventano 10.000. Un prezzo così elevato rese i telefoni cellulari economicamente accessibili solo al 2% degli americani fino ai primi anni 90, con la stragrande maggioranza della popolazione della prima economia mondiale che non potevano permettersi quelli che, all’epoca, erano dei beni di lusso.

Facendo un salto di oltre un quarto di secolo, nel 2017 negli Usa erano presenti 225 milioni di smartphone; a livello globale, nel 2012 è stata toccata la soglia psicologica di 1 miliardo di “telefoni intelligenti” , i 2 miliardi nel 2016 e l’anno venturo 2019 dovrebbe vedere raggiunta la soglia dei 2,5 miliardi. Una crescita a dir poco impetuosa, di ancora più grande valore se si considera come, dai tempi del Motorla Dyna-Tac, i cellulari sono diventati molto più piccoli, economici e ovviamente potenti nelle loro funzioni. Il loro immenso impatto(positivo) nella vita quotidiana può essere visto anche in paesi particolarmente arretrati ed indigenti, come quelli dell’Africa subshariana. Oggi, grazie alla diffusione capillare degli smartphone anche in queste aree del pianeta, un minatore nigeriano che lavora in Sudafrica può inviare denaro alla famiglia a Lagos tramite un’app; un pescatore congolese può essere avvisato dell’arrivo di un tempo inclemente; un mandriano kenyota può scoprire i prezzi ai mercati di Nairobi. Tutta la conoscenza umana, accumulata faticosamente in millenni di civiltà e progresso, è ora perfettamente accessibile nel palmo di una mano.

L’impatto degli smartphone è notevole anche dal punto di vista politico. Dalle Primavere Arabe del 2011 ai moti di Hong Kong del 2014 , i cellulari ed i social media( che hanno conosciuto il loro boom negli ultimi anni in larga parte grazie a questi nuovi dispositivi) hanno permesso a moltitudini di persone di accedere a dei contenuti normalmente censurati e di condividerli, aumentando esponenzialmente l’efficacia delle loro attività. La tecnologia mobile permette di comunicare ed organizzarsi anche ai cittadini di nazioni autoritarie.

Tornando ad un’ottica più materialista, un aspetto che risalta sicuramente quando si parla di smartphone è la “dematerializzazione”, cioè la progressiva riduzione di beni ed energia per unità del prodotto interno lordo.  I cellulari odierni combinano delle funzioni che, un tempo, per essere ottemperate richiedevano una miriade di dispositivi diversi: macchine fotografiche, torce,radio,mappe, telegiornale, computer,registratore e sveglia. L’ascesa dello smartphone non determina in automatico la fine di tutti questi dispositivi, ma sicuramente un uso che man mano decresce sempre più.

I potenziali risparmi in termini di energia e di materiale sono immensi. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature a giugno 2018, gli smartphone possono ridurre drasticamente il consumo di energia per il lavoro, per le modalità stand-by e l’uso energetico embodied che denota l’energia consumata nei processi di edilizia, manifattura e trasporto. In altre parole, la dematerializzazione dovrebbe essere un’ottima notizia per chi è preoccupato dell’insostenibilità a lungo termine del rapporto popolazione/risorse, per permetterci di godere dei numerosi benefici materiali che conosciamo ma al contempo tutelare il nostro pianeta.

Chiaramente, gli smartphone hanno anche dei malus, uno fra tutti la forte dipendenza che essi generano nei loro proprietari, che in diversi casi trattano il loro telefono cellulare come un altro arto, con le conseguenze cliniche e sociali che possiamo facilmente immaginare. Ma questa tecnologia ha portato immensi benefici all’umanità, questo è innegabile, e ci sono buone possibilità per credere che altri benefici ci attendono. Un utilizzo soppesato e corretto o uno smodato e irresponsabile dipendono da noi , come del resto in tutti gli ambiti.
“Non ho mai visto un momento in grado di catturare la bellezza dell’oceano come questo” diceva Gordon Gekko attraverso il suo Motorola. Chissà, magari scrutando l’orizzonte, aveva intravisto l’epoca dello smartphone con tutte le sue grandi innovazioni.

ANDREA MARROCCHESI

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