#OTTIMISMO INTELLIGENTE:UN MONDO SENZA AFFAMATI

Standard

Secondo il rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite a settembre 2018, nel 2017 ben 821 milioni di persone nel mondo hanno sofferto la fame. Si tratta dell’11% della popolazione mondiale, una cifra superiore alla popolazione dell’intera Europa, che di abitanti ne ha 743 milioni. Insomma, un numero enorme. In aggiunta, tale numero, negli ultimi anni, è aumentato in tutte le regioni del mondo ad esclusione di Nord America ed Europa. Come si suol dire, “piove sul bagnato”.

Tuttavia, è doveroso precisare che , nonostante questi numeri non vadano assolutamente presi sottogamba, la lotta alla fame ed alla denutrizione ha raggiunto risultati impensabili fino a pochi lustri fa. Ebbene si: la situazione della fame nel mondo oggi è molto migliore rispetto al passato. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, per trattare adeguatamente il tema della fame , è necessario definire alcune soglie. Secondo la FAO, la soglia di denutrizione è pari ad un apporto giornaliero di 1800  chilocalorie: al di sotto di questa soglia, si vive in una situazione di inedia, in quanto l’apporto calorico è insufficiente per avere una vita sana e produttiva.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, nel 1992 quasi il 20% della popolazione mondiale viveva in condizioni di sotto nutrizione; nel 2015( anno di record positivi in questo ambito) questa percentuale è crollata a circa l’11%. Un miglioramento così evidente è stato reso possibile dal progresso di nazioni come la Cina, dove la liberalizzazione economica ha determinato un poderoso sviluppo. Non a caso, nel paese del Dragone la percentuale di affamati è addirittura inferiore a quella mondiale.

Elemento ancora più glorioso, verificatosi in questo quarto di secolo, è stata la  diminuzione non solo  della percentuale della popolazione affamata, ma anche  del numero intrinseco di affamati: anche questo è infatti calato sensibilmente. Benchè dal 1992 al 2015 la popolazione mondiale sia passata da 5,5 a 7,4 miliardi, il numero di affamati è passato da 1 miliardo a 780 milioni. 220 milioni di persone in meno, una cifra superiore all’intera popolazione brasiliana. Anche qui la Cina si è distinta in positivo: la sua riduzione percentuale è stata addirittura del 51%,un calo reale di 150 milioni di individui.

Anche per quanto riguarda la deprivazione di cibo più estrema il progresso è stato innegabile: questo in relazione al deficit calorico, ovvero l’ammontare di calorie mancante per raggiungere il minimo giornaliero di 1800. Nel 1992, una persona sottonutrita consumava 170 calorie in meno di quelle necessarie; nel 2015, questo divario si è ridotto a 100 calorie.

Ma come è stato possibile un progresso simile? Anche se può sembrare ovvio,per poter ridurre la fame e nutrire una popolazione in costante aumento, l’umanità si è trovata di fronte l’ineluttabile sfida di aumentare l’approvvigionamento alimentare. È questa sfida decisiva è stata vinta pienamente : la quantità di cibo prodotta pro-capite a livello globale, nel 2015, era del 20% superiore ai livelli del 2005. E qui viene il bello: i livelli del 2005 erano raddoppiati rispetto a quelli del 1961.

Il tutto utilizzando un ammontare di terreno virtualmente identico. Ciò è stato possibile grazie alla Green Revolution e al suo fautore, il premio Nobel Norman Borlaug, che hanno introdotto approcci rivoluzionari alle attività agricole, come l’impiego di varietà vegetali geneticamente modificate, fertilizzanti chimici, nuove tecniche d’irrigazione e meccanizzazione dell’agricoltura.

La maggiore produttività per ettaro ha permesso di sfamare una popolazione in costante crescita e al contempo preservare l’ambiente. Un esempio lampante è dato dalla produzione cerealicola in Asia: da 385 milioni di tonnellate nel 1965 siamo passati a oltre 1 miliardo nel 2005, da 207 kg di cereali pro-capite prodotti nel 1965 a 275 kg 40 anni dopo. Con la popolazione del continente che nel periodo in questione  è più che raddoppiata. Più in generale, tale progresso ha riguardato tutti i paesi in via di sviluppo: la percentuale di affamati nelle popolazioni dei suddetti è passata dal 35% del 1970  al 15% nel 2015.

Una cosa ancora più importante sta nel fatto che, all’incremento della disponibilità alimentare, il costo del cibo è mediamente calato.  Considerando l’indice della FAO, che include un paniere di cinque fra le principali commodities (cereali,vegetali,zucchero,carne e latte), il prezzo del cibo oggi è pari a meno della metà degli inizi del 900, aggiustando i prezzi per l’inflazione.

In conclusione, nonostante il numero di persone che soffrono la fame nel mondo sia aumentato negli ultimi anni, anche a causa dei cambiamenti climatici,  cioè non deve assolutamente distogliere la nostra attenzione dal quadro generale. Ovvero che negli ultimi decenni si sono registrati progressi enormi nella lotta contro la fame nel mondo, grazie all’ingegno e alla tecnica umana.

Con i Millennium Development Goals del 2000, l’ONU aveva fissato l’obiettivo di eradicare la fame nel 2015. L’obiettivo non è stato tuttavia raggiunto, venendo spostato al 2030 con i Sustainable Development Goals.

La crescita degli affamati in questi ultimi può sicuramente indurre a pensare che anche il 2030 sia troppo vicino come scadenza. Ma se guardiamo a ciò che è stato fatto negli ultimi decenni, allora ci rendiamo subito conto che la fine della fame nel mondo rappresenta, oggi, un obiettivo molto più vicino di quanto le passate generazioni avessero potuto sognare.

ANDREA MARROCCHESI

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...