#OTTIMISMO INTELLIGENTE, VERSO LA FINE DELLA POVERTA

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I numeri dell’Istat usciti pochi mesi fa hanno certificato una situazione a tinte fosche circa la deprivazione materiale in Italia: sono infatti oltre 5 milioni gli abitanti dello Stivale che nel 2017 hanno versato in una situazione di povertà assoluta, il numero più alto dal 2005, anno in cui ha inizio questa serie storica. Una situazione sicuramente preoccupante, che però  è in palese contrasto con la situazione planetaria, dove si stanno registrando enormi miglioramenti.

Ebbene si! Nonostante sia diffusa la percezione che il mondo stia peggiorando e che la povertà sia sempre in aumento ( un sondaggio realizzato negli Usa ha mostrato che addirittura il 95% degli intervistati condivide quest’ultima idea) la percentuale di persone in povertà assoluta sta calando drasticamente.

 Questo grande progresso è enunciato all’interno di un report delle Nazioni Unite pubblicato nel 2015. Questo documento mostra come, nel periodo 1990-2015, il numero di persone che vivono con una disponibilità giornaliera inferiore a  1,90$ è crollato poderosamente da 1,96 miliardi a 705 milioni . Va inoltre detto che la soglia di 1,90$, utilizzata dalla Banca Mondiale, è entrata in vigore ad ottobre 2015 ed ha sostituito quella precedente di 1,25$ considerata non più adatta a causa delle spinte inflattive. E non è finita qui….

C’è infatti un altro particolare ancora più significativo, che avvalora quanto finora detto: la quantità di persone che vivono in uno stato di deprivazione materiale  estrema è calato sia in termini assoluti che relativi. Infatti, oltre al sopracitato calo numerico, la percentuale di persone in povertà assoluta, sempre dal 1990 al 2015, è passata dal 37% della popolazione mondiale ad appena il 10%(!). Niente male considerando che in questo quarto di secolo il numero di umani è passato da 5,3 miliardi a quasi 7,5; in pratica, cosa quasi mai verificatasi nella plurimillenaria storia umana, la crescita demografica e quella della povertà hanno seguito strade inversamente proporzionali. Un trend sicuramente iniziato con la Rivoluzione Industriale, che ha permesso di far crescere le economie più rapidamente delle popolazioni. Non che tutto ciò si sia verificato fin da subito, sia chiaro: si stima nel 1820 , quando l’industrializzazione aveva interessato solo l’Inghilterra, il 90% della popolazione mondiale vivesse in  povertà assoluta, e solo a fine anni Settanta del XX secolo le  persone non in povertà assoluta sono diventate la maggioranza a livello globale. In altre parole, negli ultimi due secoli, che rappresentano il 5% della storia della civiltà umana, la povertà è stata ridotta in modo molto più efficace che nel precedente 95%. Non a caso le stesse Nazioni Unite stimano che nel 2030 la povertà estrema sarà eradicata a livello mondiale.

In aggiunta, al di là della sua declinazione più estrema, il crollo della povertà è evidente anche in altre fasce più “morbide”. Nonostante  i 2/3 della popolazione mondiale viva con meno di 10 dollari al giorno( dati 2013), considerata la “fascia massima” dei vari strati di povertà, tale percentuale vent’anni prima, cioè nel 1993, era pari a quasi l’80% della popolazione: circa i 4/5 degli umani  avevano cioè una disponibilità economica giornaliera inferiore a questa soglia, mentre oggi “solo” il 65%ha questo problema . Se poi si considera anche la fascia di chi ha una disponibilità giornaliera da 3 a 10 dollari, sempre nel periodo 1993-2013, i “poveri ricchi” si passa dal 43% al 73%, da 2,6 a 5,3 miliardi di persone. Un miglioramento sicuramente non da poco, che denota non solo un calo di quelli che vivono in povertà assoluta, ma anche un aumento dei soggetti con disponibilità finanziarie relativamente elevate e quindi colpiti da una povertà non assoluta.

Un caso a parte è rappresentato dall’Africa sub-sahariana: in questa regione del globo i progressi sono stati significativamente più lenti. È infatti l’unica regione dove c’è stato un aumento sia del  numero assoluto che della percentuale di coloro che vivono in povertà assoluta. Nonostante ciò, gli individui con una disponibilità di almeno 3 dollari al giorno sono passati da essere il   26% della popolazione nel 1990 al 35% nel 2013: un progresso lento, ma che comunque si è manifestato.

Per concludere, ritengo opportuno evidenziare che lo scopo di questo articolo non è quello di esprimere un ottimismo cieco e ingiustificato: la povertà , in tutte le sue forme, rimane un problema molto serio ad ogni latitudine del globo. È altrettanto doveroso però ricordarci come l’umanità abbia compiuto un progresso straordinario nel giro di pochi decenni, impensabile per i nostri antenati. Motivo in più per guardare con fiducia al futuro. Con ottimismo intelligente.
  ANDREA MARROCCHESI

 

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