#OTTIMISMO INTELLIGENTE: PREMI NOBEL MERITATI

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Da ormai diversi anni, le cerimonie di consegna del Premio Nobel sono state immancabilmente oggetto di controversie; sempre più spesso, infatti,  l’assegnazione del prestigioso riconoscimento che porta il nome  del chimico svedese inventore della dinamite passa in secondo piano , rispetto alle critiche di chi vede questo premio attribuito a persone non meritevoli. Un caso a cui si fa spessissimo riferimento è quello dell’assegnazione “sulla fiducia” del Premio Nobel per la Pace a Barack Obama nel 2009, con il 44esimo presidente degli States che nella pratica si è mostrato poco propenso al pacifismo. Le suddette critiche hanno inevitabilmente sminuito il valore del prestigiosissimo riconoscimento, almeno agli occhi di buona parte dell’opinione pubblica. Quest’anno, però, c’è stata un’assegnazione particolarmente rilevante, da valutare con profonda attenzione.

Mi riferisco al Nobel per l’Economia, assegnato agli statunitensi William Nordhaus e Paul Romer. Nordhaus, professore all’Università di Yale, è noto per i suoi lavori circa il cambiamento climatico ed i modelli econometrici relativi ad esso; Romer, che insegna alla New York University, è un pioniere della  “teoria della crescita endogena” , che riconosce nel capitale umano, nell’innovazione e nella conoscenza dei vettori imprescindibili per lo sviluppo economico. Le ricerche di questi due economisti americani sono fondamentali nel dimostrare la grandezza del progresso che l’umanità ha svolto nel suo percorso, e di come esso probabilmente proseguirà nel futuro.

Nel suo saggio del 1996,  Do-Real- Ouput and Real Wage Measures Capture Reality? The history of Lighting Suggests Not , Nordhaus si è occupato di analizzare l’illuminazione in chiave di efficienza economica, prendendo a riferimento un fuoco da campo, in grado di produrre solo 0.00235 lumen per watt: un lumen è una misura della quantità di luce visibile emessa da una fonte, mentre il rapporto lumen/watt si riferisce all’efficienza energetica dell’illuminazione. La lampada a filamento elettrico, lanciata sul mercato nel 1882, era in grado di produrre un incredibile rapporto di 2.6 lumen per watt, il decuplo delle precedenti lampade a gas; grazie ai successivi, immensi sviluppi tecnologici, il rapporto nel 1990 arrivò a 14.16 lumen per watt. Nel 1992 l’avvento della lampadina fluorescente compatta portò ad infrangere anche questo limite, raggiungendo 40  lumen/watt . Oggi, una semplice lampadina a incandescenza arriva quasi a 100 lumen/watt.

Il boom dell’efficienza energetica è stato accompagnato da un crollo sia dei prezzi  che delle ore di lavoro. Nordhaus ha infatti stimato che il “prezzo della luce” equivalente a  1000 lumen era di 800 dollari nel 1800; nel 1990 questo rapporto era crollato a 23 centesimi( cifre in dollari 2017). Una diminuzione del 99,97%. Passiamo ora al risparmio di lavoro: prima della Rivoluzione Industriale, servivano 5 ore e mezza per “acquistare” l’equivalente di illuminazione di 1000 lumen.  Nel 1900 era richiesta mezzora. Nel 1990, 1000 ore/lumen richiedevano 0.00012 ore di lavoro umano.

In un’altra prospettiva, poiché  l’evoluzione tecnologica non è pienamente catturata dai dati sul Pil, non riusciamo ad apprezzare realmente lo spaventoso miglioramento delle condizioni di vita attuali rispetto ad i nostri antenati. Questo miglioramento continuo, però, può essere sostenuto?

Ecco che qui entra in gioco Romer. Come sappiamo, sono molti gli addetti ai lavori che ritengono come il nostro tenore di vita sia insostenibile, che la crescita economica porterà ad un collasso del sistema-Terra e della civiltà umana. Uno dei più noti assertori di questa ipotesi è il biologo di Stanford Paul Ehrlich ( clamorosamente sconfitto nel celebre wager con l’economista-ottimista Julian Simon) il quale da decenni lancia numerosi allarmi contro la crescita economica e demografica della popolazione terrestre. Ma siamo davvero sicuri che le risorse siano prossime all’esaurimento?

Secondo Romer, è impossibile determinare l’ammontare esatto delle risorse a disposizione. Quello che conta infatti, non è il numero totale di atomi sulla Terra, ma piuttosto  le infinite modalità con le quali gli atomi si combinano fra loro. Romer ha spiegato, in un articolo del 2015 dal nome Economic Growth , questa sua idea a livello socio/economico, in riferimento alla già citata teoria della crescita endogena : fattori come le skills del capitale umano e l’educazione, vengono scartate in favore di asset più facilmente misurabili come il capitale “fisico” ed i livelli di produzione, nonostante i primi siano determinanti nel lungo periodo. Questo spiega perché, ad esempio, la produzione mondiale di petrolio sia ai massimi storici, quando 40 anni fa si parlava di fine imminente dell’oro nero; stessa cosa avvenuta per il carbone, quando a metà XIX se ne profetizzò l’esaurimento nel giro di poche decadi. La disponibilità delle risorse non riguarda dunque la quantità delle risorse, ma piuttosto il loro prezzo. In un’economia libera e competitiva, il ruolo della conoscenza umana  circa una determinata risorsa si riflette nel suo prezzo; all’emergere di nuove conoscenze, i prezzi cambiano di conseguenza.

Nordhaus ci ha dimostrato il crollo del prezzo della luce e il contemporaneo, esponenziale aumento della sua efficienza grazie al progresso tecnologico. Romer ha dimostrato l’ingegno umano per sostenere l’innovazione non ha potenzialmente limiti. Questi due uomini sono la dimostrazione pratica ed evidente del progresso umano e ciò (almeno nella mia personalissima opinione ) li rende pienamente meritevoli del riconoscimento appena ricevuto.
 

ANDREA MARROCCHESI

 

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