L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEI SOCIAL

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Cari lettori, 

credo di sapere come siete giunti fin qui.Scommetto che, nel mezzo del vostro sovente girovagare su Facebook Instagram, vi siate imbattuti in questo strano link e, dopo esservi posti il solito titubante interrogativo(che se potessi vedervi sarei tesa sull’orlo della mia sedia ad aspettare col fiato sospeso) “lo apro o non lo apro?”, avete infine coraggiosamente deciso di avventurarvi in un dipanarsi di parole, parole, parole…Esatto, sono solo parole. Ora potreste anche decidere di tornare da dove siete venuti, del resto quelle notifiche che continuano a fare capolino in cima allo schermo del vostro telefono avvertendovi di avere dei nuovi messaggi da Whatsapp devono essere molto allettanti.

“E cosa c’è di strano in tutto questo?”potreste chiedermi. Beh, io non vi saprei rispondere.Ma se lo chiedessi ai miei genitori, dall’alto del loro più o meno lungo soggiorno in questo mondo, potrebbero facilmente propinarmi il loro solito preambolo “quando io ero ragazzo…”seguito da uno stra risentito raffronto tra il modo di vivere odierno e quello del secolo scorso. Se invece lo chiedessi a mia nonna, probabilmente esordirebbe con un “voi giovani siete degli stolti!”accompagnato da uno sconfinato elenco di difetti attribuiti a noi ragazzi di oggi, teatralmente eseguito puntandomi continuamente un indice contro, manco mi dovessi addossare tutte le responsabilità di tale presunta negligenza.

Cos’è che ha reso la nostra generazione così diversa da quelle che ci hanno preceduti?Andiamo, non è così difficile! Lo tenete ora in mano! Il telefono, lo smartphone, l’apogeo di quel progressoche ha reso le nostre esistenze più facili, le nostre relazioni più strette e il mondo che ci circonda più vicino a noi accorciando le dist… Momento. Questo era lo scopo originario. A conti fatti, le nostre vite sono davvero più leggere oggi di quanto non lo fossero quelle dei nostri genitori e dei nostri nonni?Ecco, a mio parere, gli esseri umani hanno sviluppato un grande talento: quello di distorcere qualsiasi cosa gli venga data fra le mani: c’era una volta l’innovazione tecnologica, un’idea vantaggiosa e ricca di buoni propositiE poi arrivarono i social network, che crearono un mezzo ulteriore e super sofisticato per imporre e per subire quella spaventosa pressione sociale già alquanto dilagante nel mondo moderno. Ed ecco che le nostre vite divennero insostenibili.

Non fraintendetemi, non ho intenzione di sparare a zero su delle piattaforme che io stessa utilizzo giornalmente e anche molto spesso in maniera eccessiva. Anzi, posso tranquillamente ammettere di soffrire di una particolare patologia da me rinominata “ossessione occasionale per i social network”. Dico occasionale perchè, pur essendone stata completamente fagocitata, ho tuttavia mantenuto intatta la consapevolezza (rappresentata da causali ed improvvisi flash di razionalità) del loro enorme potere distruttivo sui miei neuroni. Ciò mi porta ad astenermi dal farne un uso spropositato almeno per un po’, come un fumatore rinuncia al suo amato pacchetto cedendo, puntualmente dopo un breve periodo di tempo, alla tentazione della nicotina.

Arrivata a questo punto, la domanda che mi pongo è: “perchè la nostra generazione sente questo sfrenato bisogno esibizionistico di spiattellare qualsiasi cosa succeda nella propria quotidianità, anche la più banale, su di una piattaforma virtuale?”. Da dove arriva questaspasmodica necessità di porre le propria vita alla mercé di chiunque altro? Perchè non avvertiamo neanche minimamente il bisogno di tutelare la nostra privacy?

Quando dico di far parte di una generazione di egoisti superficiali(includendo anche me stessa), ho ovviamente le mie buone motivazioni. A ben vedere, l’azione dei social consiste nell’offrirci il nostro personale palcoscenico, ovvero il nostro profilo. Nel momento in cui creiamo quello spazio solo nostro(squisitamente ideato per condividere le nostre passioni, amicizie, gioie e dolori), soddisfiamo uno scopo puramente egoistico. La superficialità, invece, consiste nel non considerare l’effetto limitatore di queste esclusive stanze dei giochi , arrivando ad assimilare una persona ai contenuti che propone: diventiamo, in definitiva, quello che postiamo.

Il secondo step consiste invece nell’instillare la competizione, una gara fra io, un confronto continuo fra personalità schiacciate e sintetizzate dalle necessità di conformarsi ai dettami un social network.Tramite questo assorbimento iper riduttivodella nostra personalità e della nostra persona, in combinato disposto con un perenne scontro di identità virtualicondensato in mero esibizionismo, il social diventa un metro di misurazione di autostima, carburante utilizzato per alimentare i bisogni di attenzioni. I risultati: le manie di protagonismoche ne derivano (palesemente evidenti dall’orribile alone di egocentrismoche viene rilasciato così senza ritegno) stanno superando i limiti del normale. Nel senso che, quando le proprie insicurezzevengono incanalate all’interno di una realtà pressoché inesistente, è difficile comprendere quali realmente siano i confinifra la vita e la finzione.

Ma non è finita qui: la parte più preoccupante sono le conseguenze alle quali tutto ciò porta. I millennials infatti risultano essere troppo impegnati a ricercare il consenso altrui tramite like, piuttosto che fare qualcosa di concreto per A. piacere a loro stessi B.servire minimamente la società. E ciò che rimane di questa generazione con “il mondo in tasca”è una massa di individui vaganti come mine impazzite, privi di identitàinsicuri, pigri e nullafacenti. E non solo: che rischiano di diventare pure scemi a forza di radiazioni. Senza comprendere che alla fine della giornata quello che davvero rimane, quello che davvero conta, non è un doppio clic su un’immagine, magari messo alla rinfusa, non è l’essere riusciti a concepire una “foto instagrammabile”: è la soddisfazione di aver fatto qualcosa di buono e di utile per realizzare quello in cui si crede.

È molto triste constatare che la più grande ambizione di un millennial medio sia, molto spesso, quella di ottenere riscontro online.Il punto è che, dare spettacolo di sé (un sé evidentemente debole) su una piattaforma costruita a megapixel è veramente fin troppo semplice.Ma provate a guardarvi intorno: il mondo è fatto di colori veri, e nessuno là fuori vi chiederà quanto seguito avete su Internet (a meno che non ne facciate un lavoro vero, che se siete tanto fortunati da accaparrarvi quella che oggi è una reale possibilità di retribuzione, ve lo auguro con tutto il cuore).

ANNACHIARA CREA

 

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