UNA VITA SENZA FACEBOOK

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Dire che il 2018 sia stato un anno difficile per Facebook sarebbe eufemistico: dall’esplosione del caso Cambridge Analytica a marzo(di cui questo blog ha già parlato) , ai 120 miliardi di dollari bruciati in un giorno in Borsa a fine luglio, fino alla recentissimo data-breach che ha coinvolto 50 milioni di profili, non sembra esagerato parlare di un vero e proprio annus horribilis per l’azienda di Mark Zuckerberg, probabilmente il peggiore dalla sua nascita nel 2004.

Lo scopo di questo articolo non è però quello di trarre un sadico piacere dalle difficoltà del colosso  di Menlo Park, quanto piuttosto capire quale futuro può ancora avere questa piattaforma che negli ultimi anni ha rivoluzionato le nostre vite quotidiane.

Per (cercare di) rispondere a ciò, possiamo partire con un interrogativo provocatorio: che sia arrivato il momento di cancellare il proprio account Facebook?

Una domanda che, prima di questi eventi, sarebbe suonata come insulsa, in quanto viviamo in un mondo dove chi non è presente sui social è visto quasi alla stregua di un disadattato, oggi assume invece un valore particolare.

Guardando all’aspetto più tecnico, curiosamente, qualora ci si  volesse  cancellare, Facebook concede ai propri utenti due settimane di tempo per ripensare la scelta.

Questa fa subito capire che Facebook non vuole perderci. Rappresentiamo risorse preziose che, seppur a ritmi molto più rallentati del passato, hanno raggiunti numeri incredibili: a metà del 2018 su Facebook c’erano 2 miliardi e mezzo di utenti iscritti, pari a circa un terzo della popolazione della Terra. Mica male!

È vero che una discreta percentuale di questi utenti è rappresentata da profili falsi, o addirittura profili di persone decedute, pari a circa 30 milioni di unità: ma ciò comunque non toglie niente al risultato in sé ,che rende Facebook un vero e proprio continente virtuale, come si evince dal trattamento riservato a Zuckerberg durante  i suoi viaggi all’estero, pari a quello di un capo di Stato.

Perché, quindi, abbandonare Facebook? Per rispondere a questa domanda, bisognerebbe chiedersi prima perché ci siamo iscritti. Pensiamo un attimo alle condizioni d’uso: dietro alla garanzia di gratuità trita e ritrita, si nasconde un mondo molto insidioso di clausole e condizioni, dalla discrezionalità sui comportamenti dannosi per la community, oppure all’utilizzo dei contenuti pubblicati e condivisi dagli utenti e quant’altro.

La demografia di Facebook ci viene in soccorso in tal senso: negli ultimi anni si è registrata una notevole crescita per i 40-50enni. È un social dunque che sta invecchiando ,non più per giovanissimi come era fino a qualche anno fa. Come tutti ben sanno, negli ultimi  anni c’è stata una forte migrazione degli under 30 anni verso Instagram , che appartiene sempre alla galassia di Zuckerberg ma che funziona con logiche ben diverse da Facebook, basato su una comunicazione quasi esclusivamente visivo a discapito dell’elemento discorsivo di Facebook.

Oppure nell’algoritmo del social per eccellenza potete decidere cosa  vedere, in quale ordine e con quale frequenza, facendo decidere a Facebook con chi restare in contatto . Facebook ovviamente invoglia il più possibile alle interazioni( commenti, mi piace, condivisioni) per ottenere il feedback più chiaro possibile da parte dei suoi utenti.

Facebook è de facto un ecosistema chiuso ed autoreferenziale  , che mira a generare dipendenza in tutti i suoi fruitori, specialmente in quelli che soffrono di dipendenza patologica circa l’uso smodato del Web.

In conclusione, penso sia opportuno rendere chiaro questo concetto: Facebook non è Internet. Il World Wide Web è una galassia dove Facebook è un grosso pianeta. Ma c’è una quantità sterminata di altri corpi celesti/piattaforme da scoprire. Per non parlare del deep web, che secondo alcune stime è molto molto più grande della Rete che conosciamo ed abitualmente utilizziamo.

Non voglio essere ipocrita nel chiedervi di cancellare Facebook: nonostante il sottoscritto sia sempre stato restio ad aderire  a questo social, riconosco che oggi non essere iscritti ad esso rappresenta una limitazione di non poco conto non solo a livello sociale, ma anche lavorativo. Mi preme però chiedervi di riflettere su quanto questo social abbia influenzato, influenzi e continuerà probabilmente ad influenzare la nostra vita quotidiana, le nostre sensazioni e le relazioni col mondo reale.  Per usare più responsabilmente gli strumenti tecnologici a nostra disposizione, potenti come non mai.

Uno smartphone odierno ha infatti una potenza di calcolo superiore a quella dei computer che nel 1969 mandarono l’uomo sulla Luna.                                                            Tutto a portata di mano. Tanto vicino quanto (potenzialmente) pericoloso.

 

  ANDREA MARROCCHESI

 

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