LA DESTRA CHE RISORGE IN SVEZIA CONTRO LE SCUOLE CORANICHE E LE NO-GO-AREA

Standard

Sverigedemokraterna (SD) 17,6%.

E’ esattamente questo il risultato che campeggia su tutti i quotidiani, cartacei o online, di tutto il mondo. Questo è il dato che riportano. Il partito dei “Democratici Svedesi” ha raggiunto il 17,6%.

Da un lato e dall’altro il dato viene analizzato sotto lenti differenti. Per gli europeisti è una vittoria, il partito SD non è riuscito a spaccare la fatidica soglia del 20%, per i partiti “populisti” euroscettici il risultato è ottimo, considerando non solo che il consenso elettorale è aumentato di diversi punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale, ma che offre un nuovo alleato solido ed incisivo nello scacchiere comunitario. 

Insomma come al solito il dato può essere letto sotto molteplici lenti, ottimista o pessimista che siano, ma una cosa è certa: un cittadino su 6 in Svezia ha dato fiducia ad un partito sovranista, che vuole radicalmente cambiare la storica politica dell’accoglienza che ha contraddistinto il paese scandinavo e “de islamizzare” il paese. Ed è proprio su questi punti che la Socialdemocrazia svedese (SAP) perde consensi. La continua retorica dell’accoglienza, che ha contraddistinto da anni questo piccolo paradiso da sempre o quasi in mano al SAP, ha di fatto condotto il partito ad ottenere il risultato peggiore di sempre consegnando una fetta del suo elettorato deluso proprio ai Democratici Svedesi. Senza dubbio la perdita di consensi ha molteplici ragioni, prima su tutte le falle del sistema d’accoglienza e integrazione, seguita subito dopo dai casi di corruzione che han visto coinvolti esponenti locali, di fatto beneficiari del cosiddetto voto di scambio ed il lento deterioramento del sistema di welfare , vera e propria punta di diamante dello stato svedese.

E’ più facile in questo caso isolare le singole variabili. Perché?

Se in altri paesi europei, infatti, la crisi economica e l’impoverimento degli strati intermedi della società può dettare una linea di voto, nel caso della Svezia ciò non accade, mostrando comunque un’economia solida, in cui la disoccupazione è a livelli minimi ( la cosiddetta disoccupazione frizionale) e con uno sguardo sempre proiettato al futuro ed all’inclusività. Come è possibile allora che la Svezia e parte sostanziosa dei suoi cittadini siano convinti e sicuri di dover limitare ulteriormente i flussi migratori (per altro già sottoposti a regole rigide) verso il paese?

E’ proprio qui che si innesta una tematica che ormai ha falciato tutta l’Europa indistintamente, ossia l’integrazione. La Svezia che da sempre ha costituito un modello per tanti paesi, mostra anche il suo lato marcio e decadente. Sul suolo svedese, infatti, nelle maggiori città del paese esistono ben 61 no-go-area, ossia quartieri e zone interamente controllate da gang e organizzazioni, tale per cui polizia, ambulanze e vigili del fuoco hanno difficoltà di accesso. Il più famoso è proprio il sobborgo di Rikenby, considerata la Fallujah di Svezia, dove le istituzioni di ordine ed aiuto pubblico si rifiutano di recarsi in quanto, ogni volta, son vittime di aggressioni con sassi e bombe molotov. Sono zone prevalentemente abitate da immigrati o richiedenti asilo, scollate completamente dalla realtà che le circonda, con un enorme disagio per i pochi cittadini svedesi ancora decisi a rimanere in quei settori di città. Un danno enorme non solo per la società svedese, per via dei frequenti disordini e per la criminalità che in esse dilaga, ma anche per i cittadini che hanno visto i prezzi delle case crollare e spesso essere vittime di atti vandalici. Fioriscono scuole coraniche ed assistiamo alla nascita della cosiddetta “polizia morale”, che faccia rispettare nei quartieri interessati i dettami coranici. A tutto ciò si aggiunge, inoltre, che lo stato investe milioni in quelle zone, nel tentativo di togliere il degrado ed offrire tutti i servizi possibili ai residenti. Il quadro descritto pare proprio quello di una banlieu francese ed invece no. Parliamo esattamente della meravigliosa Svezia. Se ancora non siamo stupiti di questi eventi ed ancora non riusciamo a capire come sia possibile votare questo partito, allora bisogna tener conto di altri dati, quali l’aumento di reati, tra cui proprio lo stupro. Per quanto i cittadini non svedesi in media sono “sospettati” di reato 2,5 volte in più di una persona nata da due cittadini svedesi, non si può fare una analisi approfondita di questi dati in quanto non sono condotti su scala di appartenenza (cittadini e non, cosa che porta continue lamentele anche da parte di organi pubblici che, per l’appunto, segnalano una “scarsità” di dati.)

Dati e fatti, però, spesso si confondono.

Se è vero che è la percezione a fare il dato, in un’ottica collettiva la crescita dei Democratici di Svezia non pare così “assurda”, ancor più se si considera che il disagio dei cittadini verso i “ghetti” e verso le comunità islamiche, in taluni casi chiuse e gestite autonomamente secondo i dettami dell’imam di turno che si rifanno ad una visione integrale della religione, aumenta in modo considerevole anche in altri paesi (vedesi la Germania dove l’AFD ha esplicitamente costituito un manifesto volto a combattere i corsi di cultura islamica nelle scuole tedesche.)

LA RICETTA

Se il sorgere di questi partiti può essere considerato un problema per la tenuta sociale della convivenza e dell’Unione stessa (che al momento invece è dirottata verso politiche diametralmente opposte) risulta assai facile da parte dell’intellighenzia dei singoli Stati additare questo fenomeno alla semplice ignoranza. Abbagliati dall’illusione, più o meno veritiera, di un mondo migliore fatto di convivenza civile e reciproca accettazione, dimenticano totalmente la realtà dei fatti. Una realtà dei fatti che deve fare i conti con crisi economica, in alcuni contesti, in altri di un vero e proprio disagio nel convivere in zone in cui per l’appunto pare di vivere in Medio Oriente. Non si può nascondere sempre e comunque la polvere sotto il tappeto, perché oltre ad essere ha inoltre condotto proprio al risorgere di partiti che, in altri contesti, con altri approcci e con altre metodiche sarebbero ancora nei più remoti sogni di un lontano nostalgico di destra. Se dialogare con questi partiti vuol dire dialogare con una certa fetta di popolazione che si sente esclusa, non ascoltata, addirittura superata da nuove comunità che imperano con nuovi usi e costumi, è giusto allora farlo. Perché dietro le urla sprezzanti, l’iperbolica intolleranza di alcuni partiti si nasconde fondamentalmente l’esigenza di una certa popolazione di ritrovare uno Stato che sappia regolare i rapporti di forza, che integri e che non “traslochi in blocco” certe realtà nella vana attesa che esse possano mutare e smussarsi. Isolare queste forze vuol dire isolare i suoi elettori, le loro esigenze e le loro voci. Ed il piatto è servito. Creare un governo ora in Svezia non sarà semplice. La coalizione di centro sinistra dovrà necessariamente rivolgersi a quella di centro destra se vorrà trovare i seggi mancanti per cercare di supportare un nuovo governo.

Con la differenza che ora vi è una nuova forza politica, i Democratici di Svezia, terzo partito con 49 seggi.

Una voce più forte che non potrà essere ignorata.

 

MAURIZIO TROIANO

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...