Populismo Scandinavo?

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Il bastione della società multiculturale, il paese dall’accoglienza, la roccaforte progressista, la nazione europea con più rifugiati pro-capite. Tutto questo per la Svezia potrebbe finire in una notte. Il 9 Settembre infatti ci saranno le elezioni legislative nello stato scandinavo, una tornata elettorale che potrebbe cambiare l’anima riformista della nazione. I due principali poli politici, quello di estrazione socialdemocratica al governo e quello conservatore all’opposizione, negli ultimi mesi hanno subito un enorme calo di consensi. A beneficiarne in parte è stata la sinistra radicale, ma il maggiore ricavato potrebbe ottenerlo un altro partito: quello dei Democratici Svedesi. La formazione nazional-populista guidata da Jimmie Akkeson, secondo i sondaggi potrebbe arrivare addirittura ad ottenere il 20%-25% dei voti. Una cifra che non permetterebbe ai sovranisti svedesi di governare ma che darebbe loro la possibilità di impedire la formazione di un esecutivo di maggioranza alle forze politiche tradizionali. Per il movimento dei Democratici Svedesi, nato circa 30 anni dall’unione di varie sigle neonaziste il successo parrebbe annunciato. Solo 15 anni fa l’avverarsi di questa ipotesi sarebbe stato giudicato altamente improbabile. Il movimento è però in crescita continua dal 2010 quando ottenne il 6% dei voti ed entrò per la prima volta nel Riksdag, il parlamento svedese. Nel 2014 i sovranisti hanno raddoppiato le preferenze ottenendo il 12,9% ed ora potrebbero raddoppiare nuovamente. Ma come è possibile che un formazione ultra-nazionalista ottenga così tanti consensi nel paese del Welfare State e della socialdemocrazia applicata? Innanzitutto una nota di merito andrebbe data all’attuale leader del partito, Jimmie Akesson. Il LePen svedese ha preso le redini del partito proprio nel 2010. La prima cosa attuata è stata quella di abbandonare l’estremismo e rendere presentabile il partito rigettando il suprematismo bianco e il nazionalismo nordico e avvicinandosi di più al populismo del nuovo millennio. Per lui infatti parlare di destra e di sinistra non ha più senso ed infatti sostiene che il mondo si divida tra chi è pro e chi è contro la globalizzazione. Mentre rendeva il suo movimento maggiormente compatibile con le istituzioni democratiche il giovane politico svedese ha dettato i temi centrali sui cui si è svolta la campagna elettorale : migrazione, sicurezza ed una possibile Swexit con referendum sulla UE. Se la polemica sull’Europa non ha portato i frutti sperati (l’economia svedese non va poi così male) ciò che ha permesso a Akesson di capitalizzare tutti questi consensi è stato il fattore migranti. Anche in Svezia sembra si stia ripetendo una situazione già vista in tante parti d’Europa. La “superpotenza umanitaria”, come la chiama l’attuale premier Stefan Lofnen, deve fare i conti con il fallimento del suo modello di accoglienza, con l’insicurezza e e il sentimento anti-migranti generatosi negli ultimi anni. I quartieri di Stoccolma, Uppsala e Goteborg sono in mano a gang di criminali stranieri e le violenze e i disordini sono all’ordine del giorno. Tristemente famoso è il quartiere di Rinkeby chiamata anche “Piccola Mogadiscio, una Babele di lingue e religioni ostaggio di illegalità, povertà e disoccupazione. A gettare benzina sul fuoco dello scontro sociale c’è poi il fanatismo religioso. L’attentato a Stoccolma compiuto dal richiedente asilo uzbeko Rakhmat Akilov ha scoperchiato un Vaso di Pandora riempito di crescente odio e intolleranza. Le banlieue svedesi ospitano centinaia di reclutatori per le formazioni paramilitari jhiadistiche attive in Medio-Oriente. Questa crisi ha fatto la fortuna politica dei Democratici Svedesi. Tra le loro proposte infatti c’è la totale sospensione dell’ asilo politico, l’accettazione di rifugiati solo da paesi confinanti e i tagli alla spesa sull’immigrazione che potrebbero riessere investiti nel Welfare. Una linea politica dura verso i migranti che sta avendo successo e che ha costretto i socialdemocratici e i conservatori del Partito Moderato a inseguire i sovranisti svedesi sul tema della sicurezza. Se i nazional-populisti dovessero affermarsi anche in Svezia questo sarebbe un colpo veramente duro per la fortezza Unione Europea e un ulteriore spostamento dell’asse politico verso i paesi di Visegrad.

MARCO CRIMI
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