FRANCESCO FRATI PER SPAZIO POLITICO

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Abbiamo intervistato Francesco Frati, rettore dell’università di Siena, su alcuni temi relativi all’Ateneo, alla città ed alle sue più importanti istituzioni. Ringraziamo il Rettore per l’interesse manifestato verso il nostro progetto. 

Egregio Rettore, lei dal 2010 al 2016 ha ricoperto il ruolo di vicario di Angelo Riccaboni, al quale è poi succeduto. Che ricordi conserva di questa esperienza?

Onestamente, ho un bel ricordo dell’esperienza avuta con l’ex rettore Riccaboni.

Sono stati anni comunque impegnativi, considerando le significative tensioni finanziarie e di reputazione che attanagliarono l’Ateneo all’epoca. Erano diffusi timori sia riguardo  alla potenziale impossibilità dell’Università di adempiere ai suoi obblighi finanziari sia ad una eventuale emorragia di studenti determinata dal già citato deficit di reputazione.

Non bisogna scordarsi che il periodo tra il 2008 fino al 2012-13 è stato contraddistinto da una forte crisi che non ha risparmiato nessuna delle istituzioni senesi, che solo fino a pochi anni prima avevano sancito l’enorme prestigio della città. Siena sembrava diventata una sorta di buco nero a livello nazionale.

Il lavoro svolto è stato molto duro, ed inevitabilmente sono state intraprese decisioni dolorose; ciò però avvalora la grande coesione e resilienza dell’Ateneo, che ha seguito in modo compatto le scelte dei propri vertici ed  è così uscito dalla crisi in maniera soddisfacente. Ciò è avvenuto nonostante la contrazione dei fondi erogati dallo Stato agli Atenei pubblici nazionali; un elemento manifestatosi simultaneamente al processo di risanamento  che poteva far deragliare quest’ultimo ma che invece non lo ha fatto.

Che bilancio traccia per i suoi primi 2 anni come Magnifico Rettore?                       Quali obiettivi, sia accademici che finanziari, si prefigge da qui al 2022, anno di scadenza del suo mandato?

Il bilancio, seppur provvisorio, dei primi 2 anni non può che essere positivo a mio parere.  A livello finanziario, abbiamo proseguito l’operazione di risanamento avviata da Riccaboni, operazione che può considerarsi completata: l’Ateneo può soffrire solo a causa del calo dei finanziamenti statali, problema condiviso con tutti gli altri Atenei pubblici.  I rischi di default di 8-10 anni fa ormai sono un ricordo.

Ritengo però che il “risanamento” sarà concluso definitivamente solo quando cesseremo di utilizzare questa parola, cioè quando smetteremo di avere un’attenzione troppo morbosa al bilancio e ci dedicheremo ai risultati accademici e istituzionali.

Le immatricolazioni sono un esempio di ciò?

Sicuramente : negli ultimi anni c’è stata una crescita continua e sostenuta, sia  per le  immatricolazioni alle lauree triennali che per quelle delle lauree magistrali.                                     Tali statistiche dimostrano inoltre una forte attrattività dell’Ateneo per studenti fuorisede: il 50% degli immatricolati provengono da fuori regione. Buona parte di questi studenti provengono dalle regioni meridionali e percorrono centinaia di chilometri, idealmente incontrando in questo percorso molti altri Atenei ove studiare; optare per Siena mostra come il valore dell’offerta formativa sia più importante degli aspetti logistici.

C’è poi la questione delle classifiche nazionali e internazionali sulle università: pur trattandosi di una materia  controversa, essendo il sistema universitario molto articolato e complesso e non discernibile tramite un unico indicatore, la presenza di Siena nelle primissime posizioni di suddette classifiche da ormai 8 anni( in primis quella redatta dal Censis) ha contribuito significativamente ad incrementarne il prestigio.

E invece riguardo all’internazionalizzazione dell’Ateneo?

Si tratta di un altro tema strategico , che da qualche anno perseguiamo con forza, declinandolo in diversi aspetti.  Questi sono alcuni numeri che testimoniano l’attrattività internazionale: il 25% dei corsi è svolto interamente in lingua inglese; il 10% di iscritti è straniero, pari al doppio della media nazionale; sono rappresentate circa 100 nazioni; gli studenti Erasmus, ora quasi 600, rappresentano un numero considerevole rispetto alla media nazionale e alle dimensioni dell’Ateneo.

Riguardo invece alla mobilità internazionale in uscita, da alcuni anni offriamo l’opportunità ai nostri iscritti, italiani e non, di poter svolgere dei periodi di studio all’estero. Esempio calzante n tal senso è quello dei programmi di double degree, nei quali il titolo conseguito è valido  sia in Italia che nel paese con il quale è  stato stipulato l’accordo. Accordi di questo tipo sono già stati stipulati con università in una decina di paesi stranieri .

Da un paio di mesi a Siena si è insediata una nuova giunta. Quali sono i prospetti circa le sinergie con la nuova amministrazione?

Sono molto ottimista circa le possibilità di collaborazione con l’attuale giunta.                   Un amministratore non può  ignorare l’importanza delle istituzioni accademiche nel contesto cittadino. Sono estremamente disponibile a lavorare con l’Amministrazione comunale su progetti e iniziative capaci di promuovere Siena come città internazionale e universitaria. Comprendo, da senese, che per un sindaco eletto il 25 Giugno, inevitabilmente, l’estate viene occupata dalle questioni che riguardano l’organizzazione del Palio, e questo è oggettivamente legittimo, fisiologico. Nella giunta comunale ci sono almeno tre o quattro dei nostri laureati. Quindi persone che conoscono bene il valore della nostra Università. Peraltro ho già attivato interazioni con alcuni assessori, a cominciare dall’assessore Sara Pugliese che ha la delega per le politiche giovanili, e dall’assessore Francesca Apolloni, che ha la delega alla Sanità; ho parlato con il capo di gabinetto del sindaco con cui abbiamo condiviso alcune linee programmatiche e c’è un rapporto consolidato con i dirigenti del Comune con i quali già in passato abbiamo appunto lavorato per quelle iniziative già parte di un patrimonio di sinergia comune.

Ci può fornire alcuni esempi circa le sinergie di cui abbiamo parlato?

Sicuramente. Penso alla Notte dei Ricercatori, che tornerà in scena il prossimo 28 settembre, per la cui riuscita il contributo del Comune è cruciale, ai Rinnovati, che porta la musica in teatro. Ma lo spazio di collaborazione è virtualmente infinito se puntiamo a creare eventi che contribuiscano a rendere Siena una città viva. Sul nostro fronte, il progetto di “cittadinanza studentesca” ha come obiettivo ultimo rendere i nostri studenti fuori sede dei cittadini della città. Del resto il Centro Storico è il campus naturale dell’Università dove si quotidianamente mescolano studenti e residenti                                . Va ricordato che i numeri non sono irrilevanti da questo punto di vista; una città che ospita circa dieci/dodicimila studenti fuori sede( con una popolazione complessiva di 55mila abitanti) ha un  numero di ragazzi tra 18 ai 25 anni, probabilmente triplo o quadruplo rispetto ad una città che non ha l’Università o ad una città che è molto grande rispetto all’Università che ospita , è forse triplicato o quadruplicato. Il risultato è quello di  una città giovane,  caratteristica di cui tutti noi dobbiamo tener conto perché penso sia interesse dell’intera città quello di continuare ad attirare studenti che poi arricchiscono la città da un punto di vista di vitalità, da un punto di vista culturale e – se mi permettete – anche da un punto di vista economico. Su questo terreno, non ho dubbi che si possa lavorare assieme  all’amministrazione comunale per il bene della città.

Parlando di un’altra istituzione cittadina: l’Ospedale.

L’Ospedale per certi aspetti è una costola dell’Università ; l’Università è una parte importante dell’Azienda Ospedaliera Universitaria.                                                                       Con il direttore generale Valtere Giovannini c’è un rapporto di grande stima reciproca e anche una sintonia di vedute rispetto a come noi vogliamo che il nostro Ospedale si evolva in futuro. Stiamo lavorando con l’Azienda Ospedaliera Universitaria, con il Dottor Giovannini, con il Direttore Sanitario e il Direttore Amministrativo proprio perché si rafforzi di concetto, con l’acquisizione di professionisti importanti o con lo sviluppo delle carriere dei professionisti all’interno, il parco medico del nostro Ospedale anche attraverso la chiamata di professori di grande valore per quanto riguarda la parte universitaria.

Siamo quasi alla conclusione di una stagione di concorsi universitari che porteranno a Siena, alcuni in realtà hanno già preso servizio, professionisti che vengono da luoghi diversi e che arricchiscono sia la nostra offerta formativa che la componente assistenziale svolta dai medici universitari. Sono convinto che si stiano facendo delle cose buone e che, proprio grazie a questa attenzione che l’Azienda Ospedaliera Universitaria sta riservando al nostro Ospedale, si possa davvero percorrere una strada di rinnovamento e di rafforzamento delle competenze del nostro Ospedale a beneficio della comunità di riferimento che poi è la nostra città.

Ed invece del Monte cosa si sente di dire?

Per quanto riguarda la banca Monte dei Paschi e la Fondazione, devo sfatare un po’ il mito che con la crisi della banca sia venuto a mancare anche il sostegno all’Università.  Pur in uno scenario finanziario e istituzionale completamente diverso rispetto a quello di dieci anni fa i rapporti tra l’Università e la Banca continuano a essere fertili e floridi.

C’è un esempio che credo rappresenti meglio di tutti questa sinergia che c’è tra l’Università e la Banca e che è rappresentato dai contratti di apprendistato e alta formazione che noi abbiamo stipulato proprio con Banca Monte dei Paschi: la nuova normativa  prevede la possibilità per un soggetto esterno – nel caso specifico la Banca – di stipulare una convenzione con l’Università per fornire borse di tirocinio a studenti durante l’ultimo anno di laurea, i quali possono iniziare a lavorare nel contesto dell’impresa che gli paga il tirocinio e contemporaneamente terminare il proprio percorso di studi. Al conseguimento del titolo di studio, l’impresa è libera di confermare o meno il contratto. Ebbene, con il Monte dei Paschi abbiamo già stipulato ormai quattro convenzioni: due si sono già concluse, una è attualmente in essere e una la stiamo per perfezionare.

Convenzioni che hanno riguardato finora circa quindici borse di questo tipo mentre ne stiamo per fare un’altra con altrettanti posti. Le prime due convenzioni hanno visto una decina di ragazzi intraprendere questo percorso e una volta conseguito il titolo essere assunti a tempo indeterminato dalla Banca.

Il modo migliore per testimoniare il successo di questa iniziativa è che, sulla scorta di questa esperienza, abbiamo iniziato un percorso simile con altre due imprese del territorio- Prometeo e Engineering- con le quali abbiamo stipulato convenzioni di questo tipo e che stiamo portando avanti, nuovamente, per consentire ad alcuni dei nostri studenti laureandi di intraprendere un percorso lavorativo.

 

Per quanto riguarda invece i rapporti con l’Unistrasi? Anch’essa, seppur distaccata dall’Unisi,  è diventato un organo accademico importante .

Dunque, anche con l’Unistrasi i rapporti sono ottimi, sono molto cordiali con il Rettore e sono di grande collaborazione con l’intera struttura.

Anche qua ci sono degli esempi: Unistrasi è partner con l’Università di Siena per l’organizzazione di “Bright” della Notte dei Ricercatori, assieme ad Unistrasi abbiamo organizzato i percorsi  per la formazione degli insegnati delle scuole superiori(PF24)  e abbiamo organizzato e partecipato assieme al Festival della Lingua Italiana.

Stiamo lavorando anche alle celebrazioni per il Settecentenario della morte di Dante Alighieri che vogliamo cominciare prima proprio perché l’arrivo all’evento del 2021 non sia un arrivo improvviso ma ci sia invece un percorso di avvicinamento che rappresenti per tutti i cittadini un’occasione e un’opportunità di conoscere qualcosa di più della storia della nostra letteratura. Quasi dimenticavo, con l’Unistrasi stiamo lavorando al cosiddetto “Foundation Year”; una serie di percorsi formativi della durata di un anno dedicati a tutti quegli studenti stranieri a cui manca uno dei nostri tredici anni di scuola precedenti all’università. Quindi, per consentirgli di allinearsi agli studenti italiani che si iscrivono all’Università, noi abbiamo organizzato, insieme all’Unistrasi, questo Foundation Year che consente di fornire a questi ragazzi quelle competenze mancanti che gli servono poi per iscriversi all’Università.

 

Parliamo ora di due settori , molto importante come  quello della Cultura e del Turismo. Settori che, anche a livello nazionale, hanno registrato tassi di crescita significativi persino in anni bui e che su Siena, per ovvie ragioni artistiche, naturali sono molto fertile.

Secondo Lei l’Università che ruolo può giocare, sta giocando e potrà giocare in questo ambito sia come istituzione a sè stante sia in cooperazione con altri enti, non solo istituzionali?

Io su questo terreno credo che l’Università stia già giocando un ruolo fondamentale per il fatto di esserci, per il fatto che già arricchisce culturalmente questa città e per il fatto che, se penso per esempio alla storia della nostra città e al famoso “Cultural Heritage” – argomento peraltro al quale è dedicato l’Anno Europeo del patrimonio culturale – a cui noi collaboriamo non soltanto con la nostra presenza, ma anche e soprattutto con l’attività di ricerca dei nostri dipartimenti, dei nostri professori e dei nostri ricercatori.

Questo comporta che ogniqualvolta a Siena si organizzi qualcosa in ambito culturale ci sia sempre un professore o ricercatore del nostro Ateneo che in qualche modo è in grado di portare un contribuito fattivo a questi approfondimenti sia che si parli di Storia Medievale che di Storia dell’Arte. Penso all’evento che, da un punto di vista culturale e artistico, forse ha segnato la storia recente di questa città: la mostra di Ambrogio Lorenzetti. Una mostra pensata da docenti dell’Università di Siena e realizzata ovviamente insieme al Comune che l’ha finanziata con il contributo scientifico fondamentale del nostro dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali.

Da questo punto di vista noi riteniamo di giocare già un ruolo fondamentale, l’abbiamo dimostrato con la nostra partecipazione a queste iniziative e siamo qua disponibili ad arricchire ancora di più questa partecipazione e questa collaborazione con tutte le istituzioni. A cominciare dal Comune ma anche il museo Santa Maria della Scala che abbiano e sentano la necessità di lavorare insieme su questo campo.

Questo per la cultura. Ed il turismo?

Sul fronte del Turismo, se vogliamo, abbiamo minori competenze però, per esempio, abbiamo appena avviato l’iter di costituzione di un corso di laurea in Agribusiness che inizierà tra qualche settimana con l’inizio dell’Anno Accademico 2018/19. Per il momento è un progetto pilota ma che dovrebbe consentire al nostro Ateneo di aggiungere un ulteriore prodotto coerente con la vocazione di questo territorio che può essere utilizzato sia da un punto di vista imprenditoriale per quanto riguarda l’imprenditorialità in ambito agricolo o anche, perché no, per quanto riguarda tutto il tema dell’agriturismo e quindi dell’attrattività turistica utilizzando il patrimonio naturalistico di questo territorio.

 

 

ANDREA MARROCCHESI e NICCOLO’ BELLUGI

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