TERRA E CONSENSO IN SUDAFRICA: ESPROPRIARE PER MANTENERE IL POTERE

Standard

La 54a Conferenza nazionale dell’African National Congress tenutasi al Nasrec Expo Centre dal 16 al 20 dicembre 2017 ha segnato un punto di svolta nella politica perseguita dall’ANC nell’ambito della redistribuzione delle terre in Sudafrica. Nel report della Conferenza è individuabile la volontà da parte del partito di governo di “perseguire con grande determinazione un programma di riforma della terra e sviluppo rurale come parte del programma volto a una trasformazione socioeconomica radicale”. Secondo l’ANC, per poter perseguire tale obiettivo, dovrebbe essere concessa allo stato sudafricano la possibilità di procedere all’esproprio delle terre senza compensazione in modo tale da permettere una redistribuzione equa dei terreni che a sua volta porterà ad un utilizzo più efficiente della terra e ad un aumento della partecipazione della popolazione nera sudafricana nell’economia. Nei giorni successivi la conferenza questo meccanismo diventa oggetto di una risoluzione adottata dal partito di Ramaphosa (eletto nuovo segretario generale dell’ANC il 18 dicembre 2017) ma che, per poter essere attuata, necessita della riforma della Sezione 25 dell’attuale Costituzione (che ad oggi legittima l’esproprio solo se effettuato “per uno scopo pubblico o nel pubblico interesse [e se] soggetto a una compensazione”).

Alla fine di febbraio 2018 viene adottata la mozione presentata al Parlamento dal partito radicale di opposizione Economic Freedom Fighters (EFF) e appoggiata dall’ANC volta ad emendare la Costituzione, nonostante l’opposizione della Democratic Alliance che giudica l’eventuale emendamento lesivo per lo sviluppo economico del paese. Nonostante il Comitato per la Trasformazione Economica dell’ANC abbia assicurato che gli espropri riguarderanno unicamente le terre improduttive (“vacanti”, non coltivate o utilizzate a scopo speculativo) e che non costituiranno una minaccia alla sicurezza alimentare del paese né un ostacolo agli investimenti stranieri, i partiti di opposizione, numerosi gruppi della società civile e altri attori economici hanno espresso forti preoccupazioni circa le ripercussioni negative sull’economia di questa scelta. È di poche settimane fa, infine, la notizia secondo la quale il Presidente del Sudafrica Ramaphosa avrebbe annunciato che il Comitato Esecutivo Nazionale (NEC) dell’ANC è deciso a portare avanti il processo parlamentare volto all’emendamento della Costituzione che permetterebbe l’esproprio delle terre senza compensazione da parte dello stato.

La questione della redistribuzione delle terre in Sudafrica è stata, sin dalla fine del regime di Apartheid nel 1994, al centro del discorso politico nel paese. Infatti, parallelamente alla progressiva democratizzazione dello stato, emerge per l’ANC, uscito vincitore dalle prime elezioni a suffragio universale del 1994, la necessità di avviare un processo di trasformazione economica e sociale, volto a permettere il superamento del regime razzista che per decenni aveva garantito lo sviluppo separato della popolazione minoritaria bianca da quella maggioritaria nera e assicurato il controllo della prima sulla seconda. La redistribuzione della terra in maniera equa tra i sudafricani neri viene, quindi, individuata come una misura necessaria per avviare un’africanizzazione dell’economia che avrebbe, a sua volta, permesso di correggere gli squilibri caratterizzanti l’economia capitalista coloniale, fortemente repressiva ed escludente nei confronti della popolazione nera, e garantito a quest’ultima il controllo dell’economia del Sudafrica. Tuttavia, se da una parte la vicinanza con il South African Communist Party (SACP) orienta la discussione interna all’ANC negli anni che precedono le prime elezioni democratiche circa la politica economica verso un cambiamento radicale del tessuto economico, dall’altra gli imperativi dell’economia internazionale non hanno tardato a reclamare attenzione. Infatti, nonostante il programma economico con il quale l’ANC si presenta alle elezioni del 1994 (il Reconstruction and Development Programme) insista sulla necessità di una forte spesa pubblica e di una radicale redistribuzione della terra e dei mezzi di produzione, già nel 1996 la politica economica del partito subisce una svolta verso destra: oltre a dover attuare una rigorosa politica di controllo della spesa pubblica, lo stato deve anche evitare di intervenire nei mercati attraverso misure di redistribuzione dei mezzi di produzione e, al contempo, basare la riforma della terra sul principio dei “willing sellers and willing buyers”. La Costituzione del nuovo Sudafrica democratico impedisce, quindi, l’esproprio delle terre senza compensazione: solo i proprietari bianchi intenzionati a farlo potevano vendere le proprie terre allo stato che le avrebbe, in seguito, redistribuite alla popolazione. È possibile leggere tale cambiamento nella politica dell’ANC come il frutto di 3 principali elementi: la necessità di omologarsi al pensiero all’epoca dominante in termini economici (Washington Consensus), quella di raggiungere un compromesso con la popolazione bianca al fine di evitare violenze e scontri in seguito alla fine dell’Apartheid e, infine, il forte indebolimento del SACP in seguito al crollo dell’URSS. Tale politica avrà, tuttavia, come conseguenza un importante aggravamento della crisi sociale, un inasprimento delle disuguaglianze e impedirà un’efficace redistribuzione delle terre. Durante gli anni ’90 lo stato definisce gli interventi da implementare al fine di affrontare attivamente la questione. Da un lato tenta di garantire una maggior sicurezza del regime fondiario attraverso una serie di leggi volte a fornire ai contadini sudafricani più garanzie sui diritti di proprietà. Dall’altro stanzia dei fondi con i quali risarcire coloro che nel 1913, in seguito all’introduzione del Natives Land Act, si erano visti privare della terra dai bianchi. Infine, lo stato decide di aiutare i neri ad acquistare la terra che i bianchi decidevano di mettere sul mercato sostenendoli finanziariamente in maniera proporzionale al capitale da questi posseduto; in questo modo, lo stato favorisce solo i neri proprietari di ingenti capitali da investire nella terra. È possibile individuare, dietro a quest’ultimo intervento, la volontà politica dell’ANC di incoraggiare la nascita e il rafforzamento di un’alleanza con i grandi capitalisti neri in modo tale da fronteggiare il “capitale bianco” con quello nero. Tuttavia, la cronica mancanza di fondi unita alla scarsa produttività dei terreni messi in vendita dai bianchi e al fatto che tale riforma porta benefici unicamente a un ristretto numero di grandi capitalisti neri mentre esclude la maggior parte dei piccoli contadini e gli immigrati, hanno fatto fallire il progetto di redistribuzione elaborato dal partito di governo. Negli ultimi 25 anni, infatti, meno del 10% della terra è stata restituita o redistribuita in Sudafrica e ciò ha portato all’emersione di tutte le contraddizioni caratterizzanti la politica attuata da un partito che, nonostante il crescente malcontento e le proteste, continua a vincere le elezioni in un paese in cui gli indici di disuguaglianza sono aumentati a partire dalla fine dell’Apartheid. Infatti, risulta sempre più evidente come nei paesi dell’Africa Australe il problema maggiore sia costituito proprio dagli ex movimenti di liberazione nazionale che, una volta ottenuta l’indipendenza (nel caso del Sudafrica una volta ottenuta la transizione alla democrazia), accedono al potere e lo gestiscono in maniera autoritaria dimostrandosi incapaci di avviare un vero e profondo processo di democratizzazione e responsabili del mancato sviluppo economico e della crescente povertà. Le promesse di stampo socialista fatte alle popolazioni dai movimenti durante gli anni delle lotte contro i regimi coloniali e razzisti, infatti, non sono state, nei fatti, mantenute e oggi al potere in Angola, Mozambico, Zimbabwe, Namibia e Sudafrica ci sono partiti dominanti che stravincono le elezioni e che, identificandosi nella nazione e controllando ogni apparato statale, si perpetuano al potere finendo per costituire una minaccia alla democrazia e al costituzionalismo nella regione. Il credito storico di cui godono gli ex movimenti di liberazione nazionale per aver traghettato i paesi verso l’indipendenza (e verso la democratizzazione nel caso sudafricano) è tale da impedire qualsivoglia forma di ricambio della classe politica. Lungi dall’essere stati gli unici attori rilevanti nelle lotte anticoloniali, questi movimenti hanno attuato un processo di semplificazione della storia inaccettabile che ha permesso loro di presentarsi agli occhi della popolazione come i soli cui attribuire il merito per le vittorie che hanno portato alla libertà. Nel caso sudafricano, ad esempio, la complessa ed eterogenea galassia degli attori che hanno contribuito a porre fine al regime di Apartheid (primi fra tutti i sindacati) è stata semplificata dall’ANC che, una volta giunto al potere, non ha esitato a rappresentare la vittoria ottenuta nella lotta per la democrazia come il risultato della stessa determinazione e visione politica del partito. Questa semplificazione contribuisce irrimediabilmente a legittimare il perpetuarsi dei partiti al potere e la repressione dell’opposizione. Se gli ex movimenti di liberazione nazionale sono gli unici ai quali è possibile attribuire il merito di aver guidato la popolazione verso l’indipendenza e la libertà, va da sé che questi si identificheranno non come i rappresentanti della nazione ma come la nazione stessa e, al contempo, tenderanno a identificare le opposizioni non come rappresentanti di interessi specifici diversi e interni ma come veri e propri nemici della nazione. Attraverso la creazione di questo schema manicheo, gli ex movimenti di liberazione nazionali diventano, dunque, gli unici legittimati a governare e avviano l’occupazione dello stato individuandola come l’unica possibilità per dare avvio alla trasformazione sociale ed economica promessa durante i decenni delle lotte. Tuttavia, se lo “stato sviluppista” era richiesto negli anni ’60 ai paesi africani divenuti indipendenti dopo la prima ondata di decolonizzazioni, oggi il consenso sullo sviluppo è fondato sulla richiesta di stabilità economica e sicurezza per gli investimenti stranieri.

È possibile affermare, quindi, che anche in Sudafrica, come negli altri stati dell’Africa Australe, nei decenni che hanno seguito la fine dell’Apartheid è stato edificato un sistema chiuso, una struttura sclerotizzata, eccessivamente burocratica e autrice di politiche verticistiche. All’interno di questo sistema, le privatizzazioni e le riforme economiche vengono manipolate dall’ANC e orientate verso la creazione di forti legami tra la classe politica e alcune realtà imprenditoriali utili alla sopravvivenza del partito al potere. Occupando il potere, rinunciando ad avviare una vera democratizzazione e fallendo nell’introdurre trasformazioni sociali ed economiche in grado di garantire l’emancipazione di larghi strati della popolazione, l’ANC è divenuto, nei fatti, l’ombra pesante di sé stesso. L’incapacità (o la mancanza di volontà) del partito di fornire risposte alle crescenti disuguaglianze che affliggono il paese e l’emersione di una nuova generazione presso la quale il credito storico di cui il partito di Ramaphosa gode non attecchisce come aveva fatto con la precedente, ha comportato l’emersione delle proteste attuali che sono state individuate da numerosi africanisti come lesive della legittimità politica dell’ANC. Tale perdita di consenso costituisce una minaccia ancora più grave se si tiene conto delle elezioni che il partito dovrà affrontare nel 2019. In tal senso, pur con le dovute differenze, è possibile tracciare un parallelismo con la situazione emersa in Zimbabwe nel 2000 quando l’allora presidente Mugabe, leader indiscusso del partito dominante zimbabwano ZANU-PF, per far fronte alla crisi di legittimazione in cui versava e per evitare di perdere le elezioni di giugno dello stesso anno, adotta una nuova politica di riforma della terra basata su un rovesciamento del principio dei “willing sellers, willing buyers”, ovvero su quello dell’esproprio della terra senza compensazione. Il Fast Track Reform Programme, pur ponendosi in aperto contrasto con la rule of law, ha permesso a Mugabe di tornare ad essere considerato dalla popolazione come il paladino dell’antimperialismo e, di conseguenza, di vincere le elezioni successive e perpetuarsi a potere fino al 2017. Se il consenso ottenuto dalla ZANU-PF grazie all’avvio di una riforma della terra basata sull’esproprio della terra ai bianchi e la sua redistribuzione ai contadini zimbabwani è stato tale da permettere al partito dominante di confermarsi alla guida dello stato, è, quindi, legittimo domandarsi se la riforma costituzionale promossa dall’ANC in Sudafrica non abbia lo stesso fine opportunista. Quanto la riforma della Sezione 25 è volta a garantire una trasformazione socioeconomica radicale e quanto, invece, a garantire la sopravvivenza dell’ANC al potere? Quanto tale cambiamento nella politica di redistribuzione della terra andrà a vantaggio dei contadini sudafricani e quanto, invece, contribuirà a rafforzare ulteriormente i campioni del capitale nero allineati con il partito dominante? Infine, un’ultima domanda sorge spontanea: quanto la riforma della terra di cui si fa promotore il partito che da decenni si proclama l’unico portatore degli interessi dei sudafricani è inquadrabile all’interno di un processo di effettiva democratizzazione del paese e, quanto, invece, andrebbe a rafforzare ulteriormente una classe politica che, incapace di cedere il potere, costituisce oggi il maggiore ostacolo alla democrazia in Sudafrica?

 

MARGHERITA SERRI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...