CON IL PONTE MORANDI CROLLA LA FIDUCIA NELLO STATO

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ponte morandiIl Ponte Morandi negli anni 60 rappresentava il futuro fiorente di una nazione che si lasciava alle spalle gli orrori della guerra per avviarsi verso la modernità ed il benessere. Era il simbolo del boom, di quelle strade che presto sarebbero state percorse da sfreccianti nuovi veicoli, della nuova rete che avrebbe unito la Liguria e l’Italia al resto d’Europa. Il suo crollo rappresenta il crollo della modernità, del sogno di rinnovamento e di progresso, schiacciati sotto il peso del cemento armato e di una politica che ha smesso di sognare e farci sognare.

Nella tragica storia del ponte crollato e delle sue 43 vittime, la responsabilità spesso scaricata sulla sola Autostrade è anche e principalmente attribuibile allo Stato. Badate bene, qui non si parla di partiti politici, non è una gara al massacro fra ultras di destra o di sinistra: lo Stato, quello con la S maiuscola è l’insieme di Politica e Burocrazia. Nessuno, lo ripeto, è innocente. Non lo è il PD, non lo è il Centrodestra e neanche il M5S. Non lo sono i Ministeri e gli organi adibiti ai controlli. Sarà per questo che forse molti dei famigliari delle vittime si sono sottratti agli ossequi di Stato, perché lo Stato non può essere presente solo per celebrare un funerale.

Il problema con le concessioni ad Autostrade è legato a doppio filo con la politica e la burocrazia del nostro paese. Nel 1999 le liberalizzazioni selvagge che interessarono anche la nostra rete autostradale aprirono la via al disastro di oggi. Lo Stato svendette quello che solo adesso viene considerato un “settore strategico” con conseguenti rincari annuali sui pedaggi e grassi dividendi degli azionisti, i famosi Benetton in primis. Ma il settore privato non è il male assoluto, lo è quando si impossessa di un monopolio naturale come quello delle infrastrutture stradali. A quel punto, per accontentare il Dio Denaro devono essere sacrificate le necessità del consumatore che, comunque, non potrà optare per un servizio alternativo. E’ in queste circostanze che lo stato deve fare lo Stato e vigilare affinché i consumatori, i propri cittadini, siano rispettati facendo da contrappeso allo strapotere di questi Monopoli. Lo Stato, però, ha abdicato da questo suo ruolo.

Come se la beffa delle privatizzazioni non fosse già abbastanza, lo Stato si è reso colpevole di aver spesso ostacolato i competitors di Autostrade durante le gare di appalto le cui irregolarità sono state segnalate anche dalla Commissione UE. Forse, sul motivo per cui non vi sia mai stata una gara trasparente dovranno indagare i giornali. Le proroghe stesse, protratte nuovamente con lo Sblocca Italia del 2014, hanno visto la totale assenza di gare d’appalto.

Dunque, lo Stato, oltre ad aver creato un monopolio naturale svendendo un settore strategico e aver più volte evitato gare di appalto prorogando le concessioni ad Autostrade, ha del tutto rinunciato al ruolo di controllore. E’ un fatto, confermato dal procuratore di Genova Cozzi, che Autostrade operi in un regime di assoluta indipendenza in materia di controlli delle infrastrutture appaltate. Una società privata, quindi, gestisce un bene pubblico decidendo le tariffe, facendo verifiche ed eseguendo controlli senza (o con pochissime) ingerenze dello Stato.

Non ci sarebbe da stupirsi se le autocertificazioni prodotte da Autostrade si discostassero dalla verità o se gli investimenti per la manutenzione fossero in calo e mal spesi. Non c’è nessuno a controllare il controllore e se a questo aggiungiamo i contratti di concessione secretati, la frittata è fatta.

Di questa storia rimane un grande amaro in bocca. Qualcuno ha paragonato la tragedia del Ponte Morandi all’11 Settembre dimenticando come la politica e la società americana abbiano reagito a quel trauma. Nello stivale, la riprova che la classe dirigente sia poco lucida è stata offerta dalla performance di Salvini su Twitter dopo il crollo, dai selfie al funerale di stato e dal dibattito politico da stadio nelle ore successive al disastro.

Le macerie del ponte, così come quelle politiche, sono difficili da risanare. La Politica è lungimiranza e visione e non c’è bisogno di citare lo stato di diritto per capire che qualcosa sulle concessioni autostradali e sui controlli vada fatto. Sarà un giudice, poi, a valutare se l’operato dello Stato e di Autostrade sia stato criminoso o meno. Ma, d’altra parte, non possiamo agire solo dopo disastri e calamità.

Prima ancora che le Autostrade, lo Stato è già stato giudicato colpevole da coloro i quali hanno deciso di sottrarsi ai funerali a Genova, dando un gravissimo segnale di sfiducia ad un sistema che non sta tutelando i propri cittadini. Un primo passo verso una rinata fiducia sarebbe il ritiro della concessione dopo la costruzione del nuovo ponte e l’impegno, saldo ed inderogabile, ad una ferrea vigilanza affinché disastri simili non succedano più sotto gli occhi di un apparato pigro e distratto.

RICCARDO PARADISI

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