Trump di San Paolo

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La storia politica del Brasile degli ultimi anni è stata molto movimentata. A pochi mesi dalle elezioni generali che decreteranno il nuovo presidente della Federazione, la situazione politica non potrebbe essere più incerta. Questa instabilità è dovuta soprattutto all’impatto sulla politica dell’ Operação Lava Jato (Operazione Autolavaggio), la Mani Pulite verdeoro.

La PetroBras, società petrolifera pubblica, insieme ad altre aziende, per controllare gli appalti di alcune infrastrutture per l’estrazione del petrolio ha dato vita ad un sistema criminale di tangenti e finanziamenti illeciti destinati ai partiti della maggioranza di governo. L’inchiesta, partita ormai 4 anni fa, ha rivelato il più grande caso di corruzione della storia del paese. A pagarne le spese maggiori, in termini politici, è stato il Partito dei Lavoratori (Partido dos Trabalhadores) al governo del paese dal 2003 al 2016. Prima dello scandalo i consensi della formazione politica di sinistra avevano portato infatti a quattro vittorie consecutive nelle Elezioni generali della Repubblica federativa. I due artefici di questi successi, Lula e Dilma Roussef sono però entrati nell’occhio del ciclone dello scandalo. Entrambi i due ex-presidenti hanno dovuto pagare un conto salatissimo. L’ex-rivoluzionaria è stata destituita dopo l’approvazione dell’impeachment. L’ex-operaio è stato condannato ed è detenuto nella prigione di Curitiba, da dove ha recentemente annunciato una sua nuova candidatura alla presidenza nonostante gli sia legalmente impedito. D’altra parte, nemmeno chi ha sostituito i laburisti al governo, si trova meglio: l’attuale presidente Michel Temer risulta essere indagato come molti esponenti del suo partito.

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(Dilma Roussef e Lula)

In una situazione di caos totale, con i cittadini sempre più delusi dalla dubbia moralità dei propri rappresentanti e con l’economia in una fase di recessione pesante, ad avere gioco facile è sempre l “uomo forte” qui impersonato da Jair Bolsonaro. Chi è costui? Un ex-ufficiale dell’esercito brasiliano, deputato dello stato federale di Rio de Janeiro e candidato alle presidenziali con il Partito Social-Liberale (Partido Social Liberal). Lo hanno ribattezzato il “Donald Trump del Brasile” per le somiglianze di carattere con l’attuale inquilino della Casa Bianca. Non avrà le stesse ricchezze del tycoon americano, ma i punti in comune sono molti: Bolsonaro è un ultraconservatore, un nazionalista e un fervente religioso. Promette armi per tutti, non è un amante dei diritti umani che sostiene essere difesi “solo da criminali, stupratori, poco di buono e corrotti”. Con un elettorato stanco per i continui scandali che hanno colpito il paese, Bolsonaro ha la fortuna di apparire come un incorruttibile uomo nuovo (nonostante i suoi sette mandati), che lotta contro l’establishment corrotto per riportare l’onestà nei palazzi del potere. Si definisce nemico delle oligarchie, dei corrotti e di chi vuole distruggere i valori della famiglia. Un ritornello abbastanza familiare. D’altra parte il deputato carioca è anche un professionista di uscite infelici che farebbero rabbrividire perfino il 45esimo Presidente USA. Durante le votazioni dell’impeachment della Roussef, ha glorificato Carlos Ustra, che negli anni delle dittature militari l’aveva torturata. Altre sue violente affermazioni sono state: “Non ti stupro perché non te lo meriti” rivolto alla collega Maria do Rosariò, “I bambini adottati dalle coppie gay saranno violentati da queste coppie omosessuali”, “Non esiste questo rischio perché i miei figli sono stati ben educati” quando gli hanno chiesto cosa farebbe se un suo erede si fidanzasse con una persona di colore. Ovviamente dopo dichiarazioni del genere sono piovute le accuse di misoginia, di omofobia, di fascismo e di razzismo. Eppure, Bolsonaro nei sondaggi per le prossime elezioni vola, arrivando a toccare il 15-20% nei sondaggi, secondo solamente a Lula e ai Trabhalisti. Se però la candidatura di Lula non fosse accettata, il novello-Trump nato a San Paolo sarà il front-runner di questa elezione?

 

MARCO CRIMI
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