E INVECE L’ATOMICA FU NECESSARIA

Standard

Oggi, 6 agosto 2018, si celebra il 73esimo anniversario dallo sgancio della bomba atomica Little Boy sulla città giapponese di Hiroshima, operazione militare seguita 3 giorni dopo dallo sgancio  di un altro ordigno su Nagasaki.          Questo doppio evento ha impresso un segno indelebile nella storia più dell’umanità, specialmente per ciò che riguarda i connotati più tragici della vicenda, dato che le due bombe atomiche furono responsabili di circa 200.000 vittime nell’immediato, ai quali se ne sono aggiunte diverse migliaia nei decenni successivi a causa della contaminazione radioattiva, tanto lenta quanto spietata.

Tuttavia, lo scopo di questo articolo è quello di compiere un’analisi oggettiva della vicenda e delle sue ripercussioni, attraverso un approccio razionale scevro dai condizionamenti più emotivi, che provi a spiegare come mai, nonostante il risvolto innegabilmente tragico, l’atomica pur non essendo una scelta “giusta” in senso assoluto fu sicuramente necessaria.

Iniziamo da una contestualizzazione storica: quando le atomiche furono sganciate sul Giappone, la guerra in Europa era ufficialmente conclusa già da 3 mesi, con l’arcipelago nipponico ormai circondato dalla possente flotta USA e privo del suo alleato nazifascista, con una popolazione e delle forze armate allo stremo, incapace di rifornirsi delle materie prime indispensabili per proseguire il conflitto. In altre parole, il Giappone non aveva assolutamente alcuna possibilità di ribaltare le sorti del conflitto.

Nonostante ciò, il governo di Tokyo si rifiutò categoricamente di accettare una resa incondizionata degli statunitensi, preferendo piuttosto combattere fino alla fine per infliggere agli Usa più perdite possibili e poter negoziare migliori condizioni di pace, anche a costo di sacrificare milioni di cittadini giapponesi in una disperata difesa collettiva del suolo patrio.

L’amministrazione Truman, resasi conto che neanche i massicci raid sulle principali città nipponiche avrebbero convinto i nipponici alla resa , non ebbe altra scelta che ricorrere a questa nuova, potentissima arma.                                                                                          Questo anche in virtù del fatto che l’alternativa era rappresentata dalla famosa Operazione Downfall, ovvero l’invasione militare Usa dell’arcipelago giapponese, operazione che secondo le stime di allora del Pentagono sarebbe potuta costare fino a 1 milione di caduti, il doppio di quelli già subiti tra Europa e Pacifico, oltre ad almeno 5 milioni di giapponesi: numeri ingiustificabili per il prolungamento di una guerra ormai vinta, non conclusasi solo per l’oltranzismo del nemico.

Al di là poi delle  giustissime commemorazioni per le vittime giapponesi, è doveroso ricordare come non solo  l’Impero del Sol Levante fu il primo ad attaccare gli Usa a Pearl Harbour, ma anche come esso abbia perpetrato fra il 1937 ed il 1945 dei crimini indicibili contro numerosissime popolazioni dell’Asia orientale, negli anni di massima espansione e ambizione del militarismo nipponico: in questo periodo si stimano 20-25 milioni di morti militari e civili , pari alle perdite sovietiche contro la Germania nazista.                              Episodio notissimo è quello dell’eccidio di Nanchino, dove in 6 settimane a cavallo fra 1937 e 1938 le truppe d’occupazione giapponesi massacrarono 200.000 civili cinesi inermi, pari al numero delle vittime delle atomiche. Episodio ancora più rilevante se si considera che tutt’oggi, ad 80 anni di distanza, il Giappone non abbia mai offerto le sue scuse alla Cina, rifiutandosi addirittura di catalogare il fatto in questione come “massacro di civili” ma solo come “operazione militare”: fatto  curioso per una nazione costituzionalmente pacifista rifiutarsi di porgere le scuse per eventi che hanno causato in 8 anni un numero di morti 100 volte superiore a quello delle atomiche, per le quali ancora oggi esigono scuse con cadenza annuale.

Al di là poi della vicenda nipponica, anche se può sembrare un paradosso o una provocazione, l’avvento dell’arma atomica ha impedito lo scoppio di un 3 conflitto mondiale: quando anche l’URSS detonò il suo ordigno nel 1949, si venne a creare un equilibrio della paura che impedì alle due superpotenze di tramutare la Guerra Fredda in Calda, cosa che sarebbe molto probabilmente avvenuta in presenza di armamenti puramente convenzionali. Si può dunque dire che, nonostante le 200.000 vittime ad Hiroshima e Nagasaki, l’atomica ha salvato potenzialmente molte altre vite; ed anche se oggi, con i casi di Iran e Corea del Nord assistiamo ai rischi di una proliferazione nucleare, sarebbe comunque sciocco pensare che un armamento nucleare abbia un’altra funzione oltre a quella puramente di deterrenza. Un equilibrio basato sul terrore non è certo piacevole, ma negli ultimi 73 anni ha prevenuto spargimenti di sangue delle dimensioni di quelli della prima metà del XX secolo.

In conclusione, nonostante le 200.000 vite che ha spento in quel torrido agosto di 73 anni fa, si può dire che la bomba atomica abbia comunque aperto un nuovo capitolo nella storia dell’umanità: un capitolo dove, grazie a questa spada di Damocle, le nazioni della Terra hanno convenuto nel non scatenare più conflitti  come quelli che avevano caratterizzato fino al 1945 la storia umana.

ANDREA MARROCCHESI

Seguimi su Facebook

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...