DIEGO FUSARO PER SPAZIO POLITICO

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Abbiamo intervistato Diego Fusaro, filosofo, saggista e blogger, su alcuni argomenti d’attualità. Ringraziamo il Dottor Fusaro per l’interesse mostrato verso il nostro progetto.

 

1) L’argomento dei flussi migratori è stato al centro del dibattito italiano ed internazionale nelle ultime settimane. 

Lei come valuta l’operato dell’attuale esecutivo in tal senso? Quali sono(o possono essere) secondo Lei le ripercussioni di flussi migratori così imponenti a livello socio-economico?

Da un punto di vista filosofico-politico, quella che oggi viene definita “immigrazione di massa”, corrisponde in realtà ad una precisa scelta politica che io chiamo “deportazione di massa”: si tratta di una nuova fase del colonialismo , quest’ultimo declinato nell’epoca della globalizzazione.

Vengono deportate dall’Africa grandi masse di nuovi schiavi, in primis per avere nuovi schiavi da sfruttare, per comprimere i costi del lavoro ,in primis i salari, sia per creare conflitti “orizzontali” fra gli ultimi, migranti e autoctoni, anziché confliggere “verticalmente” nei confronti dei signori del capitalismo cosmopolita che dominano.

Dunque, l’obiettivo complessivo è di “terzomondizzare” l’Europa , cioè peggiorare le condizioni socioeconomiche dei popoli e delle classi sociali subalterne, per privarli delle grandi conquiste delle classi lavoratrici  che hanno caratterizzato il XX secolo. L’immigrazione di massa è dunque un’arma nelle mani delle classi dominanti contro i popoli e le classi lavoratrici.

2)Oltre all’immigrazione, il welfare è un altro tema cruciale. In questi giorni c’è stato anche  un feroce dibattito fra Di Maio e Boeri. 

Lo scontro fra Di Maio e Boeri non è uno scontro fra un politico ed un tecnico super partes, innanzitutto. È uno scontro invece fra visioni politiche diverse: la visione di Boeri è quella del “turbomondialismo” che prevede la riduzione dei servizi sociali tramite la riduzione della spesa pubblica, oltre all’elogio salmodiante della Riforma Fornero e degli altri prodotto della visione liberista. La risposta di Di Maio, benchè non esente da contraddizioni, in qualche modo guarda seriamente al mondo del lavoro ed a quello che io definisco nel mio libro  “Storia e Coscienza del Precariato” il “servo precarizzato nazional-popolare”. Se Di Maio guarda a quest’ultimo soggetto, Boeri guarda sicuramente al signore globale-elitario, cioè la classe dominante che difende a spada tratta.

3) Nei prossimi giorni il Decreto Dignità approderà in Parlamento. Dopo anni di dibattiti sul precariato e sul Jobs Act, i 5 stelle hanno la possibilità di modificare positivamente il mercato del lavoro.

Secondo Lei, quali sono le prospettive per l’occupazione in futuro, soprattutto a livello giovanile? 

Difficile prevedere quali saranno le conseguenze. A livello semantico è curioso che il PD abbia chiamato la sua riforma(solo a vantaggio del capitale) con un certo  servilismo verso il mondo anglofono e soprattutto il modello americano, caratterizzato da lavoro precarizzato e  riduzione dei diritti.

Lega e 5stelle ripartono invece dal tema della dignità, una parola-chiave che fa ben sperare in difesa del precariato e delle altre dimensioni del mondo del lavoro trascurate e martoriate dalla globalizzazione. Si spera che tali riforme possano realmente sostenere queste classi, all’interno delle quali è stato inglobato anche il vecchio ceto borghese, pauperizzato, e la vecchia classe lavoratrice sfruttata e precarizzata, come si evince dal modello dei “riders”.

4) Passando ora allo scenario internazionale: 25 anni fa Francis Fukuyama sanciva la “Fine della Storia”, l’avvento di un mondo dominato dall’ideologia liberale-liberista a stelle e strisce. Oggi,però, gli stessi USA guidati dal “populista” Trump, impongono dazi alla Cina ed anche agli alleati europei; proprio in Europa,invece,  infuria la lotta fra “sovranisti” ed “europeisti”, con il declino di molti partiti tradizionali( soprattutto di sinistra) accompagnato dall’ascesa  di nuove e vibranti forze politiche. 

  Il paradigma liberale classico è definitivamente rovesciato?

Fukuyama nel 1992 dava voce alla grande teoria del capitalismo storico, l’ideologia secondo la quale l’estinzione del comunismo e l’ascesa del capitalismo rappresentavano l’avvento del migliore dei mondi possibili, senza altre alternative economico-politiche.

Ovviamente, la situazione odierna è molto diversa, e la Storia non è finita. Filosoficamente, mi sento molto più vicino a Fichte che a Fukuyama: Fichte infatti asseriva che fino a che esisterà l’umanità esisterà la Storia, poiché quest’ultima rappresenta la “prassi oggettivante” delle azioni umane.

Lo scenario attuale auspica piuttosto un ritorno al multipolarismo: se infatti all’epoca di Fukuyama sembrava non vi fossero alternative allo strapotere economico-politico degli USA, oggi tutto lascia pensare ad un ritorno al multipolarismo grazie al ruolo di soggetti come la Russia, la Cina o anche l’Iran.

Il Mondo pare destinato ad andare positivamente verso il multipolarismo; dico “positivamente” poiché il multipolarismo lascia presupporre un equilibrio fra forze, mentre invece l’unipolarismo, per dirla con Kant, implicherebbe una sorta di monarchia universale che sottomette l’intero globo.

Per fortuna però, pare che il multipolarismo ed il suo sistema di pesi e contrappesi fra potenze diverse possa contrapporsi alla dimensione unipolare, e che possa un domani sostituirlo.

 
ANDREA MARROCCHESI

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