GRAZIE SERGIO

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Come tutti ormai sanno, la notizia delle drammatiche condizioni di salute di Sergio Marchionne ha fatto il giro del mondo, ed anche noi ragazzi di Spazio Politico abbiamo deciso di dedicare poche righe a quest’uomo di indiscutibile importanza.                     Questo articolo però  vuole essere  un’analisi scevra da preconcetti su una delle figure più importanti del panorama aziendale italiano ed internazionale.

Classe 1952, abruzzese di origine, una laurea in filosofia conseguita in Canada, dopo alcune esperienze dirigenziali in Svizzera Marchionne nel 2004 viene nominato amministratore delegato della Fiat, in un momento drammatico per la storica società automobilistica: Gianni e Umberto Agnelli sono infatti deceduti da poco, la società è a un passo dal crac, General Motors pare pronta a rilevarla.                                                                    La situazione inizia subito a migliorare, in quanto viene scongiurato l’acquisto di Fiat da parte di General Motors,  ma la svolta vera si verifica a gennaio 2009, quando Fiat senza spendere un euro firmò un accordo non vincolante per rilevare il 35% delle azioni della Chrysler, e la bancarotta “pilotata” di Chrysler dell’amministrazione Obama(Marchionne ha dimostrato di avere un’ottima intesa con gli inquilini della Casa Bianca, ricevendo anche grandi elogi da parte di Trump) spalanca le porte alla Fiat del mercato americano.

Nel 2011 Chrysler torna all’utile, nel 2012 Fiat diventa azionista di maggioranza e nel gennaio 2014 acquisisce il 100% dando vita ad FCA, nome che sostituisce quello della FIAT dopo 111 anni.

Da quasi vittime dei colossi Usa a padroni del mercato su quattro ruote a stelle e striscie, come dimostrato dalla poderosa crescita delle vendite dei marchi Jeep e RAM: già questo dà l’idea dello straordinario operato di Marchionne, che pur trasferendo le sedi di FCA a Londra ed Amsterdam, ha fatto mantenere a quest’azienda il cuore e l’anima italiani, con una proprietà che ancora parla tricolore. Un motivo di vanto, per Marchionne e per il  Belpaese.

E per chi alla dimensione emotiva preferisce la concretezza dei numeri, anch’essi sono inoppugnabili: il fatturato dal 2004( Gruppo Fiat) al 2017( FCA, CNH Industrial e Ferrari)  è passato da 47 a 141 miliardi di euro; il risultato netto da 1,5 miliardi di rosso a 4,4 miliardi di utile; la capitalizzazione del Gruppo Fiat da 5,5 miliardi nel 2004 a 60 miliardi oggi; il numero di immatricolazioni passato da 2 milioni nel 2008 a quasi 7 milioni nel 2017; 179.000 dipendenti nel mondo e 83.000 in Italia nel 2004 a fronte, rispettivamente, di 236.000 e 90.000 nel 2017.

Ovviamente, anche la carriera di Marchionne non è stata caratterizzata solo da luci, ma anche da ombre: una su tutti la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese nel 2011, per il quale il manager abruzzese è sempre stato criticato, anche in maniera disgustosa negli ultimi giorni sui social network.                                                                                                Si tratta ,però , di una scelta che va contestualizzata in un’ottica manageriale: lo stabilimento di Termini era infatti caratterizzato da moltissimi sprechi ed inefficienze, con una produttività bassissima ed un assenteismo dei dipendenti molto elevato. Non è stata sicuramente una scelta felice,  considerando gli investimenti in attrezzature e macchinari che inevitabilmente sono sfumati.

Sarebbe però un grosso errore catalogare Marchionne come uno spietato sfruttatore dei lavoratori: non vanno infatti dimenticate le vittorie riportate nei referendum fra i dipendenti a Pomigliano e Mirafiori, segno dell’approvazione condivisa della linea dettata dall’ad.

Tornando poi a Termini Imerese , è doveroso ricordare come il ricorso agli ammortizzatori sociali sia passato dal 27% nel 2012 ad appena il 7% nel 2018:  inoltre, gli attuali ammortizzatori sono finanziati da azienda e lavoratori e non dalla fiscalità generale come nel 2011-12.

Un capitolo a parte lo merita poi il tema della delocalizzazione : se è vero che Marchionne ha costruito diversi stabilimenti all’estero, lo ha fatto spesso ricorrendo ai finanziamenti di altri paesi. Ha ricevuto infatti un finanziamento dall’amministrazione Obama( restituito prima della scadenza) ed anche sovvenzionamenti  dal governo serbo e cinese per aprire gli stabilimenti che hanno “sostituito” Termini.

In conclusione, ci preme spendere qualche parola sul titolo: non abbiamo voluto scrivere “Ciao, Sergio” in quanto ci è sembrato irrispettoso e prematuro, al di là della gravità delle condizioni di salute di Marchionne.

Abbiamo preferito piuttosto ringraziarlo per tutto quello che ha fatto in questi 14 anni, da degno erede della nidiata dei grandi imprenditori dei decenni del boom, come Olivetti e Mattei, capaci di rendere grande l’Italia nel mondo. Nel piano industriale 2018-2022, Marchionne( che avrebbe comunque lasciato la carica nel 2019)  aveva già stanziato svariati miliardi per l’auto elettrica e per l’ulteriore espansione delle attività produttive in Cina e India: come i suoi predecessori, ha dimostrato di avere una visione estremamente lungimirante su più aspetti.

E noi, anche per questo, lo ringraziamo.

ANDREA MARROCCHESI

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