LA FRANCIA (E MACRON) CAMPIONE DEL MONDO

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macron esulta.jpgLa finale dei Mondiali di Russia è stata, paradossalmente, la riproposizione calcistica della nuova contrapposizione fra local e global. Da una parte, a contendersi la coppa più importante, vi era la Croazia, beniamina di tutti gli italiani desiderosi di vedere i rivali Blues sconfitti e modello per tutti coloro che criticavano lo schiacciante multiculturalismo francese; dall’altra la Francia, nazionale composta per la maggior parte da giocatori naturalizzati o immigrati di seconda generazione.

Dopo 20 anni e grazie ad un 4-2, i Blues sono tornati sul tetto del mondo per la seconda volta, vincendo le critiche feroci e spesso razziste piovute sui social. A presenziare la finale, oltre a Putin ed a Macron, vi erano numerosi leader internazionali fra i quali Orban e Salvini, fermi oppositori delle politiche migratorie fin qui portate avanti dalla UE e convinti euroscettici. E alla fine, se il giovane Presidente Francese è sembrato incontenibile ai fotografi presenti, forse non è stato per la sola vittoria calcistica ma anche per un trionfo personale.

I Mega-eventi sportivi non riguardano mai solo lo sport ma sono principalmente delle passerelle per il soft-power delle nazioni che li ospitano (e che li vincono). Putin, organizzando i Mondiali di Calcio più costosi della storia, ha tentato in un certo modo di dare della Russia un’immagine forte e prestigiosa, complice anche la prestazione sopra le righe della sua nazionale. C’era da aspettarsi, quindi, che con una finale come quella al quale abbiamo assistito, si contrapponessero due sentimenti diversi ed antitetici.

Macron, Presidente Gioviano e teorico di una nuova Grandeur, sempre in bilico fra l’esaltazione del nazionalismo francese e l’europeismo, porta a casa un trofeo che è un motivo di vanto e che contribuirà ad accrescere il suo prestigio. Ed è proprio questo l’obbiettivo del Presidente, far tornare la Francia nuovamente grande e riconquistarsi un ruolo pivotale nelle faccende Europee, ponendosi come guida dell’europeismo.

La Coppa del Mondo è, quindi, un primo motivo di vanto, mentre la composizione della nazionale vincitrice è sicuramente il suo fiore all’occhiello. Il suo immenso multiculturalismo, sicuramente poco apprezzato da alcune frange populiste cozza con la visione chiusa di Salvini e Orban, anche loro presenti e calcisticamente sconfitti. Macron, forse, nella sua immensa ambizione, vedrà questo primato mondiale come un’affermazione personale ma anche come rappresentazione della sua forza rinnovatrice e giovane.

Alzare la coppa a Parigi, al ritorno della nazionale ed in un periodo così critico per l’UE, aiuterà la Francia ad accrescere il suo soft power anche in vista delle prossime elezioni Europee che vedono Macron impegnato nella ricerca di possibili alleanze per la creazione di un nuovo polo capace di destrutturare il bipolarismo del Partito Popolare e di quello Socialista a Bruxelles. Pare che proprio lo spagnolo Ciudadanos si sia resto disponibile per la creazione di una piattaforma progressista comune da contrapporre ai venti populisti che soffiano da tutte le direzioni nel Continente. Lo scopo sarebbe, ovviamente, quello di designare uno “Spitzekandidat” alla presidenza della Commissione Europea dopo le elezioni.

Riuscirà Macron (senza l’aiuto di Mbappé) a scalare la politica europea dopo aver espugnato lo stadio Lužniki? Intanto una sfida, per quanto collaterale, è stata vinta e con lei ha trionfato anche il modello di Europa portato avanti dal Presidente Francese, seppur con molte contraddizioni ed un pizzico di ipocrisia. Allez les Bleus!

RICCARDO PARADISI

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