SOCIALISTI D’AMERICA

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alexandria-ocasio-cortezE’ ormai chiaro a tutti che stiamo vivendo tempi politicamente interessanti. Tanto distratti dal governo giallo-verde da dimenticarci di tutto il resto, non abbiamo notato l’incredibile sbarco dei socialisti in America. L’immagine è straniante come quella del primo passo di Armstrong sulla Luna: un uomo spinto al limite delle proprie capacità in un ambiente certamente ostile. Oggi, però, la nostra astronauta si chiama Alexandria Ocasio-Cortez, la Luna è lo stato di New York, roccaforte Democratica e patria della borsa più importante del mondo.

Ocasio-Cortez è un’aliena: nata e cresciuta nel Bronx e con origini Portoricane, donna e millennial, Democratica e Socialista. E’ figlia della working-class newyorkese, di quello strato sociale della popolazione per il quale il sogno americano è caratterizzato ogni giorno da bollette troppo alte, copertura sanitaria insufficiente, difficile accesso all’istruzione e salari minimi. Forte di questo suo bagaglio culturale ha collaborato con l’entourage di Bernie Sanders durante le primarie democratiche che portarono alla candidatura di Hillary Clinton alla Casa Bianca.

Fino allo scorso 26 Giugno era conosciuta nello Stato di New York come un’attivista politica iscritta nei Democratic Socialists of America, l’erede del primo Partito Socialista Americano, ed era considerata praticamente da tutti come l’avversario debole di Joseph Crowley alle primarie del Partito Democratico nello Stato di New York per le elezioni di mid term del prossimo Novembre.

Nel suo video per la campagna elettorale, Alexandria Ocasio-Cortez inizia dicendo che “le donne come lei non dovrebbero correre per un seggio”. Il motivo risiede nella concezione elitaria che gli americani hanno della politica, spesso fatta da montagne di dollari in donazione alle fondazioni, da candidati usciti dalle più prestigiose (e costose) università del paese e da celebri dinastie come i Kennedy, i Clinton ed i Roosevelt. Chi si candida è, generalmente, figlio delle élite, laureato in Legge ed Harvard e con conoscenze tali da poter organizzare campagne elettorali da milioni di dollari. In questo quadro non dovrebbe esserci spazio per Alexandria Ocasio-Cortez, un’educatrice iscritta ad un piccolo Partito, il cui nome “Democratico Socialista” viene spesso visto con sospetto dal popolo Americano. Talmente outsider da non essere considerata politicamente pericolosa neppure dal suo rivale alle primarie che ha spesso preferito snobbarla mandando nei dibattiti una sostituta latinoamericana.

Ed invece, il 26 Giugno, nuovamente a discapito di ogni pronostico, il popolo Democratico di New York ha scelto, con il 57% delle preferenze, la giovane new entry come candidata ufficiale per le elezioni di Novembre. Questa vittoria ha del rivoluzionario per alcuni motivi: il primo riguarda l’identità del suo sfidante, Joseph Crowley, detentore del seggio newyorkese al Congresso dal 1999 e seconda figura di spicco dei Democratici in Parlamento dopo Nancy Pelosi; poi perché a vincere è stata la candidata di un partito apertamente Socialista e promotore di alcune radicali riforme come la sanità e l’università gratuita, politiche regolatrici in economia e pesanti incentivi al welfare. Ma sicuramente l’elemento più rivoluzionario è l’affermazione di un’alternativa al centrismo Democratico, un populismo di sinistra che potrebbe, in prospettiva, riuscire a porre un argine al Trumpismo.

Infatti, nella campagna elettorale di Alexandria Ocasio-Cortez non c’è stato nulla che non fosse radicale per gli standard americani. Si è scagliata con forza contro i rappresentanti del Partito Democratico, rei di non rappresentare il popolo dopo aver smesso di “respirare la stessa aria e bere la stessa acqua” dei propri elettori. Ha annunciato che la sua ascesa politica rappresenta una possibilità di riscatto per gli ultimi e si è investita come campione del popolo contro il potere monetario: “we have the people, they have the money”. Ed in effetti è riuscita a vincere le primarie spendendo soltanto 300.000 dollari contro i 3.3 milioni di Crowley.

Così, dopo più di un secolo di cultura socialista nel mondo, gli Stati Uniti si stanno svegliando dal sonno del loro “eccezionalismo”: nel paese di Trump, il self-made-man per antonomasia, ci sono anche gli sconfitti del neoliberismo che abitano sobborghi e quartieri dimenticati dalla classe dirigente. Ocasio-Cortez ha vinto bussando alle giuste porte ed offrendo soluzioni a chi non vota da anni, a chi non si può permettere la sanità, agli immigrati ghettizzati del Bronx e del Queens e a tutti i cosiddetti ultimi. In definitiva, questa potrebbe essere una lezione anche per il vecchio continente: esiste un’alternativa al populismo di destra.

RICCARDO PARADISI

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