La nuova politica internazionale dell’Italia

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Charlevoix, 2018. Giuseppe Conte, nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri viene accolto da Justin Trudeau che fa gli onori di casa. Inizia la passerella con il bacia mano alla consorte, per poi muoversi al tavolo delle trattative, nel quale lo stesso Premier va a sedersi tra Juncker, Presidente della Commissione Europea, e Shinzo Abe.
E’ stato probabilmente il G7 più conflittuale di sempre, nel quale i partner europei hanno fatto muro nei confronti di Donald Trump, sempre più deciso verso la linea protezionistica non solo sull’acciaio ed alluminio, ma anche in futuro su altri beni di consumo. Il conflitto pare inevitabile.
In tutto questo, però, è proprio l’Italia che torna a giocare un ruolo saggio e “furbo”. Ai più attenti non sarà passato inosservato ciò che ha pronunciato Conte durante le varie dichiarazioni rilasciate alla stampa durante i giorni del Summit.
Vi è necessità di non solo reintrodurre la Russia nell’incontro dei potenti, ma di innovare l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nella quale la Cina è entrata anni fa a titolo di paese emergente e nella quale, oggi, ricopre invece un ruolo decisamente più importante.


Sembra proprio che il dialogo a due tra Conte e Trump abbia aperto scenari nuovi. Che sia questa riforma il payback da offrire per aprire un nuovo dialogo a due, nella speranza di ammorbidire in futuro i dazi americani? Dazi che, non dimentichiamo, non solo intaccano fortemente l’economia tedesca, ma anche e soprattutto le nostre aziende coinvolte nel settore.
Il G7, però, non è solo questo. Ancora una volta, dopo Taormina il neo Presidente del Consiglio ha pressato affinchè il tema migratorio fosse trattato, pur non essendo in agenda. E’ un chiaro segnale ai partner europei di una necessità incombente che non può essere accantonata con tanta rapidità e dopo la vicenda “Acquarius” sembra chiara la linea del nuovo governo. Non vi è intenzione di sobbarcarsi il problema migratorio, di nuovo in totale solitudine, né tanto meno vi è intenzione di scendere a patti con le ONG che operano nel Mediterraneo.
Ciò che colpisce, però, è la prudenza con cui Giuseppe Conte si è inserito nell’ambito internazionale. Rispettoso, cordiale, umile è ciò che colpisce maggiormente nell’opinione pubblica, ma è anche un segnale di attenzione, di studio delle personalità presenti al tavolo, di delicatezza delle tematiche e che vi è bisogno di uno studio approfondito prima di dettare una linea da poter lanciare in un tavolo così “agonistico” per l’Italia e per il nuovo governo.
In questo panorama così complesso ed articolato, possiamo finalmente rileggere tutte le dichiarazioni di “esperti” ed istituzioni di alcuni giorni fa.
Non è dimenticata la dichiarazione del Commissario Oettringer, così come quelle di Marine Le Pen o dello stesso Steve Bannon che, negli ultimi giorni, rincara la dose sull’Italia definendola come: “Un terremoto per l’UE” e sostendendo che: “Roma è attualmente al centro della politica mondiale” per via del nuovo governo populista, mai avutosi in uno dei paesi leader mondiali.
Perché a differenza di alcuni mistificatori domestici, gli attenti osservatori esteri conoscono bene il ruolo pivotale dell’Italia.
Gli USA conoscono quante basi NATO sono presenti sul nostro territorio, quanto l’Italia partecipa alle missioni internazionali e quanto è fondamentale nei processi di transizione nei paesi in cui essi sono intervenuti.
La stessa Unione Europea, nella figura della Commissione, conosce bene il ruolo fondamentale dell’Italia che, non solo è la terza economia europea, ma costituisce anche il paese “principale” dei confini a sud della nostra cara Europa.
Lo conoscono bene anche Germania e Francia. Soprattutto la prima prova terrore nel pensare ad un’Italia dall’economia in espansione e che torna a crear debito, violando i parametri di Maastricht, cosa che rischierebbe di mettere in serio pericolo tutto il sistema Euro.
La seconda, invece, sa di trovare nell’Italia l’unico partner valido e sufficientemente grande per fare da contrappeso allo strapotere tedesco e con cui provare a rilanciare una nuova idea di Europa, meno germano-centrica e che sappia guardare con più attenzione ai paesi mediterranei.
Non c’è dunque da stupirsi se l’Italia risulta essere così “contesa” ed attenzionata.
Non è un caso, infatti, che il Presidente Trump abbia invitato il nostro Premier a Washington, il prima possibile in concomitanza con gli impegni nelle rispettive agende, non solo per questioni di mera formalità, ma per capire l’indirizzo del nuovo governo su questioni che riguardano lo storico ponte politico che lega le due coste dell’Atlantico.
La nuova “via” del governo italiano desta curiosità e preoccupazione; curiosità per chi è in attesa di una nuova svolta “italiana”, una Italia che sappia dare il proprio contributo in termini di crescita ideale e pratica all’Europa e che sappia rilanciare il dialogo con la Russia, un’Italia che torni a riprendere la propria tradizione mediterranea e la sua figura di “ponte di dialogo” che ci ha sempre contraddistinti.
Desta preoccupazione, invece, in chi desidera una Italia mansueta e “yesman”, che conduca i suoi affari con una linea di profilo bassa e che non interferisca in zone di interesse dove già altri hanno posto mano e da cui non hanno intenzione di togliere.
L’idea di un’Italia debole e ribelle, che per certi versi trova riscontro nella realtà, è però fuorviante perché induce i “meno esperti” nel settore a declassare il ruolo del nostro paese a “mero seguace” quando invece, con politiche attente, intelligenti e meno servienti essa può giocare un ruolo fondamentale in scenari altamente complessi.
E’ vero che anni di mala gestione non possono essere cancellati con un colpo di spugna, ma tracciare una linea nuova sia dentro che fuori dal Paese è indispensabile per non rimanere impantanati in queste politiche globali sempre più “competitive”, per non rimanere in disparte ai tavoli che contano, per non ridimensionarci così passivamente.
Allo stato attuale, dopo gli incontri a due tra il Premier Conte con il Presidente Macron e con la Cancelliera Merkel, nuovi venti sembrano tirare in Europa. In Germania la politica bavarese cerca un appoggio sul nuovo protagonista, il vice-premier Salvini. Dello stesso avviso è la politica Austriaca, che cerca nuovi alleati in vista del suo semestre di presidenza del Consiglio dell’UE.
Questa nuova esperienza di governo è stata definita del “cambiamento”. Il tempo saprà dirci se è cambiata solo l’orchestra o anche la musica e quanto essa saprà incidere sia a livello nazionale, che internazionale.

MAURIZIO TROIANO

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