MASSIMO LIVI BACCI PER SPAZIO POLITICO

Standard

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare il demografo e statistico Massimo Livi Bacci su alcuni temi di grande attualità nazionale ed internazionale. Ringraziamo il professor Livi Bacci per il Suo interesse verso il nostro progetto.

1)    Da molti anni in Europa si parla con molta preoccupazione di
un’ipotetica “Eurabia”, a causa alla giovane età e dell’alta fecondità
degli immigrati  musulmani, unita ad un lungo inverno
demografico per le popolazioni europee: fattori che fanno presupporre che
un giorno i musulmani diventino maggioranza. Secondo Lei quali sono le
prospettive in tal senso? Dobbiamo davvero avere paura oppure sono timori
inflazionati?

Si tratta di leggende, alimentate dal pregiudizio, dall’ignoranza e, quel
che è peggio, dalla malafede. Oggi, analisi serie stimano la popolazione
di religione musulmana nei 28 paesi dell’Unione Europea, attorno ai
venticinque milioni, circa il 5 per cento del mezzo miliardo di abitanti
della UE. Si tratta sicuramente di un numero notevole, ma con un’incidenza
relativamente modesta. Questa minoranza è destinata a crescere nei
prossimi decenni, sia per effetti dell’ulteriore immigrazione, sia per una
crescita “naturale” legata alla giovane struttura ed alla natalità dei
gruppi immigrati più alta di quella degli autoctoni. Tuttavia vanno
rilevati due fatti. In primo luogo è presumibile che le politiche
migratorie restrittive poste in atto dalla maggior parte dei paesi europei
riducano in futuro il numero dei nuovi immigrati. In secondo luogo, è
esperienza diffusa che gli immigrati provenienti da paesi con alta
natalità modifichino i propri comportamenti riproduttivi che tendono a
convergere con quelli delle popolazioni autoctone. Fatte queste premesse,
è plausibile che la popolazione islamica, da oggi alla metà del secolo,
possa raddoppiare, con un’incidenza attorno al 10 per cento della
popolazione Europea.

2)    Dopo una significativa e protratta riduzione, gli sbarchi sulle coste
italiane sono ripresi . Oltre alla
rotta mediterranea, pare che anche quella balcanica stia “tornando di
moda”.

Per quanto tempo ancora si protrarrà questa forte immigrazione
dell’Africa verso l’Italia ed in generale l’Europa?                                                                    Ha ancora senso parlare di emergenza o siamo di fronte ad eventi  epocali? “Aiutarli a casa loro”può essere una soluzione concreta?                                                     Che parere esprime sull’ efficacia dell’attività dell’esecutivo italiano nell’ultimo anno e mezzo per fronteggiare questo problema?

Gli itinerari dei profughi, dei rifugiati e dei migranti
irregolari mutano molto velocemente in ragione delle maggiori o minori
difficoltà di transito, della natura degli ostacoli che trovano sul
cammino, delle barriere fisiche, virtuali o normative, che debbono
superare. La rotta balcanica è stata “tamponata” dall’accordo con la
Turchia, anche se rivoli di migranti continuano percorrere la regione
balcanica. Al  netto di nuove catastrofi determinate da guerre, conflitti,
persecuzioni, disordini di stati falliti come la Libia o la Somalia,  si
possono individuare due diversi modelli. Una pressione proveniente dai
paesi dell’Europa orientale in via di attenuazione, sia per l’estrema
debolezza demografica di questi paesi (maggiore di quella dei paesi della
UE), sia per il loro graduale sviluppo che tende ad attenuare l’incentivo
economico a spostarsi. La pressione migratoria dal sud del mondo, e in
particolare dall’Africa sub-sahariana, continuerà ad essere molto forte.
La popolazione africana a sud de Sahara, per esempio, è destinata a
raddoppiarsi nei prossimi trent’anni, e lo sviluppo economico della
regione, benché sia stato considerevole durante i primi quindici anni di
questo secolo, è insufficiente a garantire lavoro alle nuove numerosissime
generazioni di giovani.
Nell’ultimo anno e mezzo, l’azione del Governo Gentiloni e del Ministro
Minniti è stata efficace e ragionevole, imboccando l’unica via
percorribile, che è quella di patti e accordi con i paesi di origine e di
transito dei migranti. E’ una via difficile, che necessita di un’azione
diplomatica continua, di parecchie risorse, di fermezza per quanto
riguarda il rispetto dei diritti umani, di flessibilità di azione.

3)    Gli ultimi dati dell’Istat fotografano una situazione a tinte fosche
per la popolazione italiana, sempre più vecchia e con nascite sempre più
basse. Siamo il secondo paese più vecchio del mondo dietro al Giappone. Come fare per affrontare questo problema? 

Esiste, in Italia, una “questione demografica” molto seria, per
non dire grave, che compromette le prospettive di sviluppo del Paese. La
bassa natalità non garantisce il ricambio della società; la popolazione in
età attiva è destinata ad un forte ridimensionamento nei prossimi
trent’anni, e l’invecchiamento frena la crescita della produttività.
Politiche sociali vigorose in favore delle coppie e dei figli possono
forse fare invertire il corso della curva delle nascite, ma gli effetti
sulla popolazione attiva si comincerebbero a sentire dopo tra venti,
trenta o più anni. Non c’è dubbio che occorrerà prevedere intensi flussi
di immigrazione, forse più bassi che nella prima parte di questo secolo,
ma comunque assai cospicui. Nel contempo occorre porre in atto quelle
politiche che, in altri contesti, si rivelano favorevoli alla natalità:
più lavoro alle donne (e quindi maggior sicurezza economica per le
famiglie); meno asimmetria di genere nel lavoro familiare, oggi in gran
parte sulle spalle della donna; maggiore e precoce autonomia economica per
i figli che restano troppo a lungo dipendenti dalla famiglia, scoraggiando
la natalità.

4)    In base alla Sua esperienza politica, che prospettive intravede per il nuovo esecutivo? La linea dettata da Salvini può funzionare?

Questo Governo non potrà durare a lungo se affiderà la soluzione della
questione migratoria all’azione muscolare di Salvini. Che potrà cogliere
qualche successo elettorale, ma che rischia di isolarci in Europa, dalla
quale dipende in buona parte il successo di una equilibrata politica
migratoria. Salvini si avvicina alle posizioni del gruppo di Visegrad
(Cechia, Slovacchia, Polonia, Ungheria) fieramente in opposizione
all’immigrazione (nonostante che abbiano sui loro territori irrisorie
proporzioni di migranti), ma anche fieramente opposti ad ogni condivisione
degli oneri posti dai rifugiati e dai profughi. L’opposto, dunque, di
quanto noi chiediamo a Bruxelles. La chiusura dei porti alle navi delle
ONG è un atto scandaloso con conseguenze imprevedibili. Il richiamare in
continuazione le inadempienze di Malta è ridicolo, se si pensa che si
tratta di un paese poco più grande dell’isola d’Elba, con 400.000 abitanti
e risorse in proporzione. E se il nostro Governo va Bruxelles per fare a
botte, invece che a intessere amicizie, ritorneremo con le ossa rotte.

ANDREA MARROCCHESI

Seguimi su Facebook

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...