Si, importiamo criminali

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Il nuovo governo “del cambiamento” ha esordito presentandosi, nelle parole del premier Conte, come baluardo dei diritti sociali dopo stagioni di macelleria messicana a danni di essi. Era l’ora. In tutto questo, la nuova opposizione ha riparato sui clichè: “è finita la campagna elettorale, facile parlare, adesso tocca a voi, ora vedremo”.

Fare opposizione è più facile, indubbiamente, ma farla bene lo è già un po’ di meno ed ovviamente il nostro centrosinistra ha debuttato malissimo pure in questa veste. Per esempio ha fatto spallucce quando, dal florilegio di uscite diversamente diplomatiche del neo Ministro dell’Interno, Salvini ha asserito come sia giusto che i più ricchi paghino meno tasse. Che noia ancora questa sinistra che difende le classi subalterne e i lavoratori come se fossimo ancora nel ventesimo secolo, eh?

Però spada sguainata quando Salvini parla di rom, parla di ONG, parla di immigrati, parla di centri per l’accoglienza. Il Partito Democratico ovviamente si scatena attraverso le parole dei suoi tetragoni. Tra chi plaude un discorso di Liliana Segre che, se non avessimo troppo rispetto della storia della Senatrice a vita, definiremmo delirante, tra scrittori con la scorta che straparlano di “diritto sacro del mare” (ignorando che sottrarre persone da morte certa per umana pietà non implica farle diventare nostri connazionali), spuntano personaggi come quel Fiano che, con allure da Bombolo, agita il dito sulle brutte parole del Ministro dell’Interno “che potrebbero rovinare i rapporti con la Tunisia”.

La frase di Salvini in questione è la bordata alla Tunisia “che non ha problemi di fame, carestie né dittature, ma continua ad esportare galeotti“. Gli esponenti della nostra sinistra non si addentrano nei numeri, ma si limitano ad ammonire su come sarebbe meglio tacere per non offendere nessuno, come la maestrina alle elementari con l’alunno dalla lingua lunga. La Tunisia, con un tasso di disoccupazione leggermente superiore al nostro, esporta effettivamente tanti criminali: 2152 in Italia per l’esattezza – quelli che si sono fatti beccare – costituiscono l’11% dei detenuti stranieri, i quali a loro volta rappresentano il 35% di tutti i nostri carcerati. 35,3% a fronte di un tasso di stranieri sul nostro territorio di poco superiore all’8%. Diciamolo a bassa voce, però, sia mai che qualcuno non la prenda male.

Sarà forse lo zeitgeist dei cianciosi dogmi europei.  Un po’ come in Svezia – anche lì molto scrupolosi nel peritarsi di non offendere nessuno – dove, per tamponare l’inarrestabile aumento di violenze sessuali, varano in queste settimane nuove leggi anti-stupro secondo le quali il consenso deve essere obbligatoriamente esplicito prima di ogni atto sessuale. Alla disperata ricerca di una soluzione alla selvaggia libido degli aitanti scandinavi, o si sono dimenticati i dati statistici sulle carceri o si sono ricordati troppo bene il Galateo: la gran parte dei condannati sono stranieri o cittadini islamici.

E intanto qua nessuno, tra i crociati dei poveri africani, alza un fiato in favore dei poveri italiani per ribattere che, no, i ricchi non devono pagare meno tasse e, magari, devono pagarle prima tutte. Come non si cambia, per morire. Un requiem alla nostra sinistra.

Niccolò Bennati

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