DARIO FABBRI PER SPAZIO POLITICO

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Ho avuto l’occasione di intervistare Dario Fabbri, giornalista e redattore di “Limes” ,nonchè docente alla “Scuola Holden” ,su alcuni tra i principali temi di geopolitica, come la questione coreana, i rapporti Usa-Cina e le ripercussioni di un esecutivo Lega-M5s sulla geopolitica italiana. 

Dott. Fabbri, da giorni si parla moltissimo di un ipotetico incontro fra Donald Trump e Kim Jong Un. Il meeting era stato fissato per il 12 giugno a Singapore, poi è stato annullato ed ora ripristinato. Secondo Lei, che ripercussioni può avere un simile evento?Beh, innanzitutto è necessario precisare che, nonostante tutto l’ottimismo mediatico, è di fatto impossibile che si giunga ad un accordo su una denuclearizzazione totale della Nord Corea: l’essere una potenza nucleare per Pyongyang rappresenta infatti un’assicurazione sulla vita e non rinunceranno in toto al loro arsenale. Anche gli americani sono consapevoli di ciò.”

Detto questo, è comunque plausibile che, in cambio di alcune concessioni politiche e commerciali per Pyongyang, si giunga ad una riduzione dell’arsenale nucleare di Kim Jong Un, che pur essendo ancora modesto numericamente e non in grado di colpire direttamente gli Usa, rappresenta una forte leva negoziale, soprattutto verso la Corea del Sud. Washington teme appunto che la Corea del Nord imponga le sue volontà a Seul, come la riduzione della presenza militare Usa, attualmente pari a 28.500 militari.”

L’approccio del premier sudcoreano Moon Jae-in verso il Nord pare molto di verso da quello dei predecessori.

Questo è sicuramente vero, come si è visto lo scorso novembre: a seguito dell’ultimo test nucleare nordcoreano, Trump arrivò seriamente a considerare un attacco preventivo verso il Nord. Moon si oppose ad ogni attacco da parte degli Stati Uniti senza il consenso sudcoreano. L’intento primario di Seul, allora come ora ,è infatti quello di scongiurare ad ogni costo lo scoppio di un conflitto, poiché un semplice attacco convenzionale nordcoreano arrecherebbe immani devastazioni a Seul ed alle sue periferie.”

Le Olimpiadi invernali possono essere lette con questa ottica: la scelta di sfilare in un’unica delegazione, con una bandiera dal palese rimando antigiapponese sotto gli occhi attoniti del vicepresidente Usa Pence, è una dimostrazione di come Seul sia disposta ad accontentare Pyongyang, ormai una potenza nucleare, su certi aspetti per evitare un conflitto.”

In conclusione, si può dire che il dossier coreano sia un fallimento tattico per gli Stati Uniti: essi volevano prevenire a tutti i costi una Nord Corea con l’arma nucleare, mentre ora hanno ridotto il loro obiettivo ad un contenimento delle loro opzioni. Resta il fatto che l’arsenale nucleare nordcoreano è una realtà che gli americani devono accettare.”

C’è poi la questione della riunificazione…

È un argomento che interessa molto di più la Corea del Nord rispetto al Sud, che avrebbe tutto da perderci. Il caso dell’unificazione tedesca è molto studiato al Sud, dove è radicata la convinzione che un evento del genere sarebbe fortemente penalizzante, mentre invece il Nord avrebbe tutto da guadagnarci essendo un paese molto povero con un’economia scarsamente sviluppata.”

Restiamo in Asia e spostiamoci verso Nord, più precisamente in Cina, con il Dragone che da settimane sta vivendo forti tensioni commerciali con gli Usa, che paiono ossessionati dal loro deficit commerciale con Pechino.

Anche qui la situazione rimane abbastanza tesa e soggetta a forti mutamenti: siamo infatti passati da forti tensioni ad inizio aprile ad una parziale distensione alcuni giorni fa ed ora ad un riacutizzarsi dell’incertezza. In ogni caso, ritengo plausibile che gli Usa continueranno a voler ridurre il loro deficit commerciale anche negli anni a venire.”

Trump ha addirittura chiesto di tagliarlo di 200 miliardi in 2 o 3 anni….

Gli Usa potranno ridurre il loro deficit attraverso maggiori esportazioni, ma è assolutamente impossibile pensare che possano ridurlo così tanto o perfino azzerarlo. Anche se sembra paradossale, rinunciare al deficit commerciale equivarrebbe ad abdicare come maggiore potenza globale.”

Essendo infatti abituati a ragionare con una logica molto economicistica, soprattutto in Italia, questa affermazione può sembrare controintuitiva, ma in realtà un deficit commerciale ha valore strategico, perchè consente agli Usa di esercitare una pressione imperiale sul resto del mondo, diventando compratore di ultima istanza e creando dipendenza da parte degli altri paesi.”

La Cina è invece un paese molto orientato alle esportazioni.

Sicuramente. Si stima che oltre il 20% del Pil cinese sia generato dalle esportazioni; motivo per cui, nonostante una guerra commerciale sarebbe nefasta per entrambi, la Cina si troverebbe in una posizione più difficile degli Usa, che rappresentano il suo principale mercato di sbocco.”

Va inoltre detto che le importazioni cinesi, soprattutto quelle di idrocarburi fondamentali per lo sviluppo del paese, passano per rotte presidiate dalla Marina Usa, che ad oggi non ha rivali nel mondo. Nonostante gli sforzi di proiettare la propria potenza con l’edificazione di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale ed il rafforzamento della propria Marina, Pechino ad oggi non può competere con gli Usa per il dominio sui mari.”

Ciò ci porta inevitabilmente a parlare delle Vie della Seta che mirano appunto a rompere l’accerchiamento Usa ed a proiettare il potere cinese su un’area vastissima.

Si tratta di una sfida molto ambiziosa da prendere sicuramente in considerazione, come atto di contro-globalizzazione al modello della Pax americana. Allo stesso tempo però è un progetto di difficile realizzazione: basti pensare solamente alla rete di infrastrutture terrestri, che partirebbero da Shangai per arrivare addirittura a Düsseldorf. È una difficoltà logistica ma anche politica, considerando l’attraversamento di territori molto instabili come il Xinjiang e l’Asia Centrale.“

Va inoltre detto che la Cina, come ogni potenza emergente, si trova ad affrontare sfide interne non di poco conto: una tra queste sfide è sicuramente quella demografica, con un rapido invecchiamento della popolazione, alla quale si aggiunge la fortissima disparità di sviluppo economico tra le regioni costiere e la Cina interna. È una disparità che ha accompagnato la Cina per millenni, con le coste ricchissime e la Cina profonda tagliata fuori da buona parte del progresso degli ultimi 40 anni. Non è un caso che l’Esercito Popolare di Liberazione sia quasi totalmente concentrato nelle regioni centrali, al fine di prevenire rivolte interne.”

Passiamo ora ad un altro dossier di geopolitica molto scottante: quello del nucleare iraniano e dell’unilaterale abbandono statunitense.

La scelta di Trump di ritirarsi dall’accordo del 2015 è da leggersi come una combinazione di fattori strategici e politici. Trump infatti, come tutti i politici, non è uno stratega , ed ha probabilmente ritenuto questa mossa come utile per massimizzare il consenso in vista delle prossime elezioni.”

Per quanto riguarda l’aspetto strategico, si può dire che gli Usa hanno applicato per l’Iran lo stesso approccio adottato in ogni contesto geopolitico mondiale, cioè prevenire che una potenza locale diventi egemone regionale.”

La stipulazione dell’accordo stesso può aiutarci a capire ciò: esso è stato infatti finalizzato nell’estate 2015, quando l’Iran era già fortemente coinvolto nel conflitto siriano a sostegno del governo di Damasco (la Russia ancora non era intervenuta militarmente) e l’accordo sul nucleare mirava a ridurre l’ingerenza iraniana nel conflitto, sperando in un collasso interno del regime. La convinzione era infatti che la sfera d’influenza iraniana si sarebbe interrotta proprio in Siria.”

Tuttavia, questa implosione non c’è stata ed allora la strategia americana è cambiata, passando ad un approccio molto più aggressivo verso Teheran e volto a limitarne la capacità di agire.”

Per usare due termini coniati durante la Guerra Fredda, si può dire che gli Usa sono passati dal containment al roll back.”

Dopo una gestazione molto travagliata, in Italia abbiamo finalmente un governo Lega-M5s. Quali potrebbero essere le azioni di questo eecutivo?

È difficile prevedere quali azioni potrebbero intraprendere. Sull’uscita o la permanenza dell’euro le loro intenzioni non sono chiare, anche perché è impossibile dire se abbandonare la moneta unica sia un bene o un male, in quanto non c’è nessun paese che finora ha adottato questa via. È comunque legittimo aspettarsi che l’adozione di una moneta nazionale possa essere positiva per un certo tipo di esigenze, ma negativa invece per altre.”

Siamo infatti un paese con un’età media alta, con un risparmio molto elevato soprattutto per quanto riguarda le famiglie, e l’adozione di una nuova moneta potrebbe avere esiti molto duri a tal proposito, anche per via di una fisiologica svalutazione verso l’Euro. Inoltre, le importazioni, soprattutto quelle energetiche e di materie prime, subirebbero un’impennata nei prezzi con conseguenze facili da immaginare.”

E per quanto riguarda le relazioni internazionali? Soprattutto con Usa e Russia?

Va da sé che, nonostante le aperture alla Russia di queste due forze politiche, l’Italia non può assolutamente pensare di lasciare la Nato e di rinunciare all’alleanza con Washington, per via di chiare implicazioni strategiche. L’Italia ospita infatti diverse testate nucleari Nato ed è sotto protezione, almeno formalmente, delle truppe Usa stanziate fra gli altri a Sigonella ed Aviano, basi che garantiscono un’importanza vitale per la proiezione di potere a stelle e striscie.”

Per quanto riguarda la Russia, l’Italia ha tutto da guadagnarci da una rimozione delle sanzioni imposte ad essa, ma non si tratta affatto di un cammino semplice data la ben nota ostilità degli Usa, che però probabilmente non hanno ancora compreso appieno le idee “filorusse” di Lega e 5 stelle. L’ Italia dovrà dunque fare delle giravolte per riavvicinarsi a Mosca ma allo stesso tempo non alienarsi a Washington.”
ANDREA MARROCCHESI

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