TUTTI CONTRO CONTE

Standard

_101719612_gettyimages-961755250

Dopo due giorni dal via libera di Mattarella al mandato di Conte possiamo già affermare che il seme del nuovo esecutivo fiorisca sotto il segno della polemica. E’ difficile riuscire a rimanere al passo con la miriade di notizie circolate in giro nelle ultime ore: dallo spread in aumento allo scontro indiretto fra Mattarella e Di Battista, dalla retorica del Presidente non eletto allo “scandalo” del curriculum truccato. Tutte queste, comunque, sono accumunate da un rinato bipolarismo che non vede più al centro la destra e la sinistra come storicamente definite ma una non meglio specificata élite contrapposta al popolo: Populismo ed Elitismo, dunque.

Appare del tutto evidente che il nuovo governo italiano sarà l’espressione di due partiti populisti, euroscettici, russofili e sovranisti, entrambi con proposte sociali importanti che la sinistra si è fatta scappare di mano. Ciò che risulta interessante, oltre alle solite analisi sul futuro dell’Europa e delle finanze italiane, è la modalità con cui è stata trovata una convergenza e gli attori in sé. Tutto farebbe pensare alla nascita di un nuovo polo ideologico (il famoso Populismo) nato senza il peccato originale dell’appoggio al governo Monti ed in totale disaccordo con il concetto di “lacrime e sangue” di austera memoria. Salvini è stato capace di capitalizzare quel piccolo investimento fatto da Maroni rinunciando all’appoggio al governo dei tecnici ed unico, tra l’altro, a formare un’opposizione vera e propria mentre gli altri partiti perdevano la faccia davanti ai propri elettori. Invece, il Movimento di Grillo, che all’epoca di Monti occupava trafiletti nelle pagine dei giornali come realtà in crescita da tenere d’occhio, è stata una diretta conseguenza dell’austerità europea. Entrambi, quindi, possono vantarsi di essere veramente schierati a “difesa” del cittadino al momento giusto.

Il mandato di Conte è il chiaro risultato di questo investimento a lungo termine fatto dai due partiti ed è il solco vero e proprio fra i Populisti e gli Anti-Populisti. Il Professore di diritto, nell’ultima settimana, ha capito veramente in che mondo si è cacciato: la stampa, nella sua interezza, non ha esitato ad impallinarlo sul tema del suo curriculum. Lo scoop del NYT si è diffuso con sorprendente velocità ed efficienza e si è allargato a macchia d’olio mettendo in dubbio ogni riga della carriera del professore. Dopo molte polemiche da parte della base dei partiti di maggioranza, l’Agi ha rilasciato un fact checking sul “curriculum gate” precisando quanto dovuto. Ciò che traspare è un trattamento assolutamente poco indulgente verso un posticcio caso di gonfiamento di alcune esperienze da ricercatore. Se Conte ne esce con qualche imbarazzo, la stampa italiana, invece, dimostra una palese avversione verso il suo mandato.

Seguendo la scia del “tutti contro”, la nuova maggioranza si scopre (senza sorprese) nemica dei mercati. Lo spread nella giornata di ieri ha toccato i 195 punti lasciando gli operatori con qualche timore dato anche dai nuovi dazi da oltreoceano. La domanda che molti potrebbero porsi è semplice: cosa succederebbe se il trend non si invertisse? Sarebbe possibile un effetto 2011? Credo sia difficile pensarlo per il momento ma è chiaro che usare la scusa dello spread per mettere in dubbio la credibilità del governo giallo-verde (ancora lontano dalla prova dei fatti) potrebbe non essere una buona trovata e rischierebbe di dare l’impressione che un valore speculativo sia più importante della democrazia rappresentativa.

Tutto ciò preoccupa Mattarella che, come compete alla più alta carica dello stato, rappresenta la Repubblica e ne tutela le istituzioni e la Costituzione. Il fatto che la nostra più importante fonte di diritto enunci il rispetto dei trattati internazionali rappresenta il vero ostacolo fra l’inquilino del Quirinale ed i populisti. Da qui nasce la polemica innescata da un Di Battista per l’occasione poco brillante. Sarebbe improprio pensare che il Presidente della Repubblica, per rispondere a fantomatici poteri forti, possa innescare una crisi istituzionale bloccando ogni tentativo di governo giallo-verde. Sarà quindi il compromesso, come al solito, a dirimere questa controversia fra le parti. In nome di un do ut des simile potrebbe saltare il nome di Savona per il Mef. E’ sicuro che proprio per sugellare questa collaborazione Conte abbia optato per un discorso decisamente populista ma annacquato dalla consapevolezza “della necessità di confermare la collocazione europea ed internazionale dell’Italia”.

La vera sorpresa, però, è stata la fine della retorica del premer non eletto e lo sdoganamento di questo falso mito. Se l’Espresso riporta che Conte sarà il sesto Presidente non di espressione politica nella storia del paese, l’M5S pare aver apparentemente rinnegato le vecchie polemiche che tanto avevano fatto contro-informazione circa la prassi istituzionale di questo paese. Certo, la prossima volta, anche se non politico, sarebbe meglio che il candidato premier fosse almeno minimamente noto all’opinione pubblica. Ma si sa, mai giudicare un libro dalla copertina.

RICCARDO PARADISI

Seguimi su: Facebook

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...