Alessandro Catto per Spazio Politico

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Blogger, analista politico e scrittore. Dello scorso anno è il suo libro Radical Chic, una vera e propria panoramica sul mutamento della sinistra italiana ed il suo progressivo abbandono della causa dei lavoratori. Ho avuto l’opportunità di confrontarmi su varie tematiche con Alessandro Catto, gestore della pagina La via culturale, sicuramente una delle più frequentate dell’orizzonte social italiano

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1) Alessandro, La via culturale da semplice pagina di satira contro l’attuale classe politica postcomunista italiana è diventata un vero riferimento di chi non si sente rappresentato dal politicamente corretto, che per una parte della sinistra è diventato un vero e proprio assunto. Come è nata l’idea di creare questa pagina e come si è trasformata?

L’idea è nata notando lo scollamento tra le idee propagate dalla sinistra liberal e le esigenze del popolo italiano, specialmente tra le classi lavoratrici e tra le persone meno abbienti. Una scollatura non solo politica ma anche culturale, esistenziale, filosofica. Vi è una tremenda distanza tra i miti cosmopoliti e le esigenze dei lavoratori nazionali, che giustamente non hanno nessun tipo di interesse a vedersi rappresentare da una sinistra diventata rappresentante dell’europeismo del capitale, dell’abbattimento dei confini, dell’immigrazione senza sosta, della rinuncia alle identità e della conseguente competizione al ribasso su scala globale. La mia volontà è stata quella di controbattere sia con la satira e l’ironia sia con la critica politica a queste istanze, nonché al dileggio che spesso, in ambito lefty notiamo verso chi compie scelte differenti da quelle imposte dal progressismo imperativo per tutti.2) Citando la tua pagina Facebook ” Siamo la vera sinistra in epoca di globalizzazione: quella che parla di confini da rispettare, identità da tutelare, lotte salariali da rivendicare, spazi democratici da riaffermare”, cosa è successo, secondo te, alla sinistra occidentale negli ultimi tempi? Ci sono delle realtà partitiche che sono esenti da critiche?

Ne ho parlato anche nel mio libro Radical Chicnei due, tre capitoli dedicati alla storia della sinistra italiana dal dopoguerra in poi. Semplicemente è avvenuto un totale cambiamento di campo, si è passati dal difendere istanze popolari e portatrici di un profondo messaggio di cambiamento, laddove non di rivoluzione, all’accettazione di quasi tutti i canoni imposti dal capitalismo globalizzato. Intere culture sono state piegate a questo status, penso per esempio all’antifascismo, alla lotta per i diritti civili in luogo dei diritti sociali, per una sinistra di tutto comodo divenuta piena rappresentante degli interessi oggi vigenti nelle stanze dei bottoni. Giocoforza questo tipo di politica incontra sempre più gli interessi dei ceti benestanti e conservatori o del ceto medio creativo da essi partorito, sempre meno, invece, quelli degli “ultimi della globalizzazione” e di chi le storture d’oggi le vive sulla propria pelle

3) Come vedi l’attuale situazione politica italiana ?

Il 4 marzo ha portato una evoluzione interessante, che è quella predetta già da molti analisti e di cui anche io ho parlato in pagina e altrove: è sempre più marcato il superamento dei vecchi concetti di destra e sinistra per come li abbiamo intesi nella seconda metà del Novecento, in favore dell’emersione di una lotta più attuale e concreta tra promotori della globalizzazione imperativa per tutti e le classi nazionali subalterne. Cinque Stelle e soprattutto Lega, per elettorato e in buona parte anche per programma, sono emanazione della seconda famiglia. Non c’è da stupirsi delle loro convergenze, che in un certo senso sono veramente un capitolo nuovo della Storia, quantomeno italiana. Fin d’ora avevamo visto la convergenza della prima fazione, ora vedremo il destino della seconda. Non stupiscono gli ostacoli, gli intralci e le ostilità a questo tipo di convergenza, che con tutti i suoi limiti e i suoi rischi rappresenta comunque un esperimento interessante da analizzare.

4) Secondo te, quali risvolti avrebbe la formazione di una maggioranza “giallo-verde” in un’ottica di rapporti atlantici e con la Russia?

Credo che gli sconvolgimenti non sarebbero drastici come oggi molti predicono. La Lega non ha mai proposto una rottura con la Nato, semplicemente una revisione di alcuni atteggiamenti, particolar modo nei confronti della Russia. Il Movimento 5 Stelle si può mettere sullo stesso piano, tuttavia attenuerei ancor più la sua vicinanza alla Russia rispetto a quanto è riscontrabile nella Lega. Tra i 5 Stelle serpeggiano ancora dei restanti scetticismi ereditati dalla sinistra novecentesca nei confronti della politica estera a guida Nato, ma trovo il Movimento molto più morbido su questi temi. Credo sicuramente che con una scena governativa a forte presenza leghista possa esserci una diminuzione della tensione verso la Russia e la richiesta di rivedere le sanzioni ma non credo a nessun cambio di campo o rivoluzione geopolitica. I passi in queste cose sono sempre misurati, calmierati e figli anche di situazioni ed equilibri indipendenti dal singolo paese.

5) Già dai tempi di Bossi la Lega ha fatto del federalismo uno dei suoi principi cardini. Anche se la Lega di Salvini sembra guardare ad un progetto “nazionale”  dopo i referendum in Veneto e Lombardia  e dopo le elezioni del 4 marzo è evidente quanto forte sia questa tentazione autonomista . Personalmente quanto consideri importante per il nostro stato una svolta in senso più regionalista e come credi che possa essere attuata da una ipotetica maggioranza, formata dai grillini che hanno vinto in tutto il Mezzogiorno e la Lega che ha ottenuto maggioranze “bulgare” nel Nord-Italia ?

Sono un convinto promotore di una riforma federale in Italia. Il federalismo è un sistema di amministrazione e governo presente in moltissime nazioni, dalla Russia agli USA fino ai nostri vicini europei. La peculiarità della Lega rispetto, per esempio, al Front National, è anche l’aver mantenuto forte la richiesta di autonomie e federalismo ed è un qualcosa che bisogna continuare a fare. Sono convinto che l’Italia sarebbe dovuta nascere federale o se non altro porsi il problema del federalismo dopo pochi anni rispetto al processo unitario. Sono invece prevalse logiche feudatarie che hanno nuociuto a tutti, al Sud in primis, che dal sistema centralista ha solo ottenuto un progressivo impoverimento in termini di prospettiva economica e di popolazione. Non parliamo poi dei danni culturali arrecati, con una identificazione nel paese molto bassa e figlia anche della distanza percepita rispetto alla politica nazionale e anche ai luoghi dove essa si svolge. Proprio il federalismo può essere una soluzione, perché l’identità parte e deve partire dal locale per poi estendersi al nazionale, valorizzando l’essere parte di una famiglia nella quale i diversi ruoli e le diverse storie sono riconosciute e valorizzate. Pensiamo al Mezzogiorno d’oggi: moltissimi giovani fuggono e le uniche alternative offerte loro sono l’espatrio coatto (finendo magari col competere al ribasso in qualche city europea o nel nord) oppure l’assunzione nello Stato, con molti neolaureati pronti a dirigersi verso questa o quella sede di concorso pubblico al Nord, che è una doppia ingiustizia nei confronti di chi ha diritto a vivere e lavorare nei propri territori e chi non merita di veder alterato il proprio mercato del lavoro da un mai risolto esodo di massa. Questo perché mai si è lavorato ad una reale emancipazione dei territori e ad una responsabilità di bilancio delle regioni, favorendo malfunzionamenti, sprechi e sperequazioni. La riforma federale è una urgenza vera da tutti i punti di vista, mi auguro che la crescita della Lega riporti all’attenzione il tema, che è oltretutto superpartes e pre-politico.

MARCO CRIMI
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