QUANDO L’INTERESSE NAZIONALE E IL SOVRANISMO SONO DI SINISTRA

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Da anni ormai siamo portati erroneamente a pensare che certe tematiche come la lotta all’immigrazione clandestina, il controllo delle frontiere, la difesa dello Stato nazionale siano argomenti di proprietà dei cosiddetti movimenti populisti di estrema destra, ai quali qualche “ben pensante” non risparmia simpatici appellativi come xenofobi e razzisti. Partendo poi da questa triste realtà, come si suol dire quando è inquinata la fonte anche il fiume che ne scaturisce è avvelenato, il confronto dialettico che ruota attorno a queste problematiche si risolve banalmente in buoni contro cattivi, moderni contro retrogradi, aperti contro chiusi, sinistroidi contro destrorsi. Ma cosa succede quando a portare alla luce certe questioni è un uomo di sinistra? E che sinistra! Il personaggio in questione è talmente a sinistra che manca poco fa il giro e si ritrova alla destra estrema, tanto da aver auspicato per le ultime elezioni un buon risultato per CasaPound ma anche, scherzi a parte, per il partito comunista di Marco Rizzo. Sto parlando del filosofo Diego Fusaro, il quale si definisce “allievo” di Marx e Gramsci. In barba al pensiero unico dominante di sedicente destra e sedicente sinistra come direbbe egli stesso, Fusaro rinnega le etichette che in televisione vorrebbero appiccicargli ed espone sempre il suo pensiero in modo lineare, coerente e devo dire convincente. Precisiamo, convincente non è sinonimo di condivisibile. C’è sicuramente un grosso merito da attribuire al giovanissimo filosofo del San Raffaele, che è quello di aver rotto quella patina di ipocrisia a cui si faceva riferimento nelle righe precedenti. Dopo un lungo periodo di pausa causato da pigrizia personale, ho ripreso il mio viaggio virtuale alla scoperta di piccoli movimenti, associazioni culturali che tentano di pungolare quotidianamente la assopita società italiana. E indovinate? Anche il marxiano (non marxista) Fusaro ha creato nel marzo del 2017 la sua creatura. Sto parlando dell’associazione culturale “Interesse Nazionale” , un’iniziativa che raggruppa uomini e donne, come si legge sul sito, né mondialisti né nazionalisti. Lo scopo di questa associazione è quello di recuperare una idea di nazione che si distanzia in realtà tanto dal nazionalismo spinto quanto dal globalismo apolide che, secondo Fusaro, rappresentano due facce della stessa medaglia. Tuttavia anche se tale associazione ed il suo fondatore rifuggono da qualsivoglia tipo di etichettatura, l’influsso delle idee di una sinistra marxiana “vecchio stampo” si fa sentire eccome.  Sul tema spinoso dell’immigrazione di massa ad esempio, mentre la “moderna” sinistra sostiene le politiche dell’accoglienza, Fusaro sostiene invece che siano i “signori” del mondialismo finanziario a causare tale fenomeno perché così facendo si importano nuovi schiavi in Occidente e li si utilizzano per abbassare i salari dei lavoratori nazionali (Marx parlava di esercito di riserva), così anche la concezione della cultura internazionalista del comunismo che molti gli rinfacciano di tradire con le sue idee. Anche qui il filosofo si difende dicendo che l’internazionalismo è un rapporto inter-nazione cioè tra nazioni  , il che presuppone l’esistenza di stati nazionali e sovrani.  Da tutto ciò deriva la difesa della lingua, della cultura e delle tradizioni nazionali, la presa di coscienza (sempre Marx parlava di coscienza di classe) che la sfida si gioca tra quelli che stanno in “basso” e quelli che stanno in “alto”. Diego Fusaro usa un modo di esprimersi molto coerente con il suo retroterra culturale e, cosa davvero notevole, ha dato un contributo importante in termini di linguaggio alla cultura marxiana. Egli infatti non parla di scontro tra proletariato e borghesia, sostiene infatti che la seconda sia stata falciata via da questo ultra-capitalismo vorace, mentre non cita mai il termine proletari ma precari. Effettivamente i proletari erano coloro i quali avevano i figli (la prole) come unica ricchezza, oggi un precario non ha nemmeno una  famiglia perché timoroso di non potergli garantire un futuro. Dopo il 4 marzo la sinistra italiana in toto si chiede perché ha perso le elezioni e da dove può ripartire. La risposta è complessa e tante sono le chiavi di lettura da cui si può iniziare, chissà che l’associazione di Diego Fusaro non possa avere un ruolo in questa faticosa e confusa rigenerazione?  

LORENZO MARRETTI

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