EVVIVA L’INCIUCIO

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Parlamento-640x343Sono giorni di fermento per le elezioni dei presidenti di Camera e Senato e le speculazioni sulle possibili alchimie parlamentari abbondano sul web e sui media tradizionali. L’atmosfera, però, è piuttosto straniante anche se del tutto comprensibile. Non è servita una legge elettorale proporzionale per trasformare la nostra classe politica e le dichiarazioni degli ultimi giorni fanno trasparire un dipinto dai tratti grotteschi. Per quanto Lega e M5S abbiano accresciuto di molto il proprio bacino elettorale non possiamo dichiararli vincitori e nonostante il deludente risultato del PD, il partito del Nazareno ne esce sicuramente non sconfitto. Ma questi sono i risvolti del sistema proporzionale: non ci sono veri vincitori e vinti e ancora non possiamo stabilire chi formerà il governo e chi andrà all’opposizione.

Governabilità o Rappresentatività?

Inutile girarci intorno, è giusto tessere le lodi di Salvini e Di Maio per il loro vincente modello elettorale ma dovremmo ricordarci alcuni elementi fondamentali della democrazia rappresentativa. Sarebbe forse il caso di chiederci cosa vogliamo dalla nostra classe politica. Preferiamo un governo subito stabile o una maggiore rappresentabilità di tutti gli strati della popolazione in parlamento?

La Seconda Repubblica ci ha abituato a sistemi semi maggioritari che avevano, fino alla nascita dei pentastellati, spaccato l’Italia in due poli contrapposti. E’ stato così con il Mattarellum (1994-1996-2001) e anche successivamente, in modo molto annacquato, con il Porcellum (2005-2008-2013) che nonostante fosse un sistema misto-proporzionale aveva una soglia di sbarramento alta ed un premio di coalizione. Erano gli anni del centro-destra contro il centro-sinistra, il PD sembrava avere aspirazioni Obamiane e i poli si contrapponevano non senza tradimenti illustri e sfiducie ai governi.

Nonostante imperfezioni e contaminazioni, è innegabile che vi sia stata una forte discontinuità fra la Prima e la Seconda Repubblica, passando dalla stagnazione del perenne “inciucio” ad una rudimentale “legge del più votato”. Ma la fine del bipolarismo ha rotto nuovamente gli schemi e in una Terza Repubblica dal sapore rétro, la politica è rimasta l’arte del compromesso anche se non tutti vogliono ammetterlo.

Il mito dell’inciucio

Se vogliamo che dei tre grandi poli nessuno resti sotto-rappresentato in parlamento, il proporzionale pare essere i miglior sistema a patto che la classe politica non sia “avversariale” e quindi in grado di scendere a compromesso per far valere le ragioni dei propri elettori, mettendo da parte le logiche personali. Lo spirito di un sistema del genere è quello di creare governi capaci di rispondere alle necessità di almeno il 51% della popolazione, compito nobile e assolutamente non scontato.

Qui entrano in gioco le logiche dell’anti-politica e dell’incapacità comunicativa dei partiti odierni. La politica è l’arte del compromesso e a buona ragione. Se non vogliamo che un solo partito sia al comando dobbiamo auspicare una maggiore apertura verso gli altri. Sarebbe paradossale un governo monocolore capeggiato da un Centrodestra espressione del Nord, un Movimento 5 Stelle paladino del Sud o un PD ancora ancorato in alcune zone del Centro e nelle grandi città. Questo perché i tre partiti citati rappresentano tre mondi diversi.

L’errore, quindi, sta nella retorica sbagliata dell’inciucio. Scendere a patti, negoziare e mediare viene visto con sospetto e disprezzo. Scambiarsi le poltrone, logica del tutto comprensibile per dare una rappresentanza eterogenea fra le compagini del governo, non sembra più auspicabile. Gli elettori sono stati male-educati dalla classe politica e da alcuni esempi negativi degli anni passati. Per perpetuare logiche fuori luogo, il M5S, anche se con una mossa elettoralmente valida, ha presentato un governo monocolore prima delle elezioni e lo stesso PD sta gettando benzina sul fuoco con la retorica del perdente esiliato all’opposizione.

L’inciucio è sacrosanto se si vuole governare e se lo si vuole fare portando le istanze dei propri elettori a compimento. Il PD Renziano, già pesantemente ridimensionato alle urne, sbaglia chiudendosi a riccio all’opposizione. In primis perché sulla carta potrebbe essere il partito più influente della legislatura corrente, secondariamente perché lancia un messaggio desolante ai propri elettori: “ci dispiace, questa volta non faremo nulla per voi”. Al contrario, Di Maio sembra aver capito solo parzialmente questa logica, aprendo a possibili accordi ma restando aggrappato con forza al governo ombra nominato in campagna elettorale. Berlusconi, d’altro canto, è sempre stato un maestro in questa antica arte, riuscendo a mettere insieme compagini anche molto diverse fra di loro.

Resta da capire se l’ostinazione della dirigenza del PD a dichiararsi già parte dell’opposizione sia una mossa completamente anacronistica o soltanto un bluff. Comunque, qualche passo avanti sembra essere stato fatto da più parti politiche per la spartizione dei Presidenti delle Camere anche se nulla è ancora certo. L’auspicio è che vi sia una genuina voglia di governare da parte di tutte le parti politiche, così che la maggior parte degli elettori venga rappresentato nell’esecutivo, senza arroccamenti tipici del modello maggioritario. Se questa è la natura dell’inciucio ben venga.

RICCARDO PARADISI

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