La legge del più fesso

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La legge del più fesso, tra giovani, informazione e politica

Diciannovesimo secolo. Due scelte: vita o morte. Darwin aveva ben chiaro il concetto di sopravvivenza, e secondo la sua teoria una e una sola specie poteva, a conti fatti, rimanere in piedi evitando di sopperire: quella (biologicamente) più forte. Ventunesimo secolo. Stesse scelte, ma la teoria del famoso scienziato Charles Darwin potrebbe essere rivisitata in chiave moderna. Volendola attualizzare alla realtà che ci circonda, potremmo intitolare la nuova teoria contemporanea dell’evoluzione “la legge del più fesso”, dalla sconfinata idiozia in cui il mondo sta precipitando.

Vuoi vivere bene? IGNORA!

“La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che io conosca.”. Così sentenziava Ernest Hemingway e il motivo sembra essere il seguente: stando alle esperienze di molti, le persone intelligenti (o minimamente dotate di materia grigia) tendono a non vivere bene la propria vita: troppo consapevoli del mondo che li circonda, preferiscono riflettere, contemplare l’esistente e questo provoca in loro una sconfinata, scoraggiante malinconia. Tutte cose che le persone più ignoranti (nel senso letterale del termine e che, cioè, rimangono avulsi rispetto a ciò che li circonda), trascurano insomma. E trascorrono la vita non curandosi di quello che accade al di là del proprio naso, coscientemente o meno. Questa ampia introduzione e speculazione, però, non vuol rimanere una critica buttata in modo casuale, ma ha un senso soprattutto nei  mesi pre elettorali. Il momento del voto popolare, infatti, è una delle tante dimostrazioni di ignoranza (popolare) volte a sostenere la legge del più fesso. Perché?


Elezioni: ma che vuol dire?

Il voto è un diritto civile fondamentale che in Italia ogni cittadino acquisisce alla veneranda età di diciotto anni. Ciò che, in realtà, acquisisci a diciotto anni è una scheda elettorale, una superficie cartacea assai carina alla vista, ma della quale non conosci con precisione l’utilità, le sue ripercussioni pratiche, le prospettive future ed il senso democratico che in essa si cela. Tanto meno a cosa mai ti potrà servire nella vita quello stesso pezzo di carta. Essenzialmente, alla possibilità di operare una scelta consapevole riguardo i propri rappresentanti futuri, prevale nell’animo civile la legge del più fesso, soprattutto per quanto riguarda i più giovani, che preferiscono astenersi piuttosto che ottenere informazioni a riguardo, per esempio seguendo qualche momento della campagna elettorale. Posta questa premessa, è facile comprendere come non si possa assolutamente pretendere che i giovani si presentino alle urne (o per lo meno, che sappiano cosa stanno facendo presentandosi) se la maggior parte di loro vive nella più totale, più completa disinformazione.

Ma come siamo arrivati a questo punto?

Eppure, questo è il 2018 e non il 1400. Con tutti i mezzi di comunicazione possibile, i social network, la televisione, internet, la possibilità di accesso a qualsiasi tipo di notizia, la libertà di informazione, la maggior parte di noi ragazzi si ostina a non volerli utilizzare allo scopo di conoscere ciò che alla fine è la propria realtà, quella che si trova semplicemente al di fuori delle mura di casa. E dunque non si tratta di una mancanza di canali, ma di una VOLONTÀ di non conoscere dalle prospettive altamente catastrofiche: un’ignoranza dilagante. E quindi, accettiamo la verità: la nostra è una generazione di zombie. Occhi persi di fronte ad un display, animi intrappolati dalle logiche dei social network, meccanismi di pensiero plasmati ad immagine e somiglianza di ciò che altri vogliono farci pensare: più che persone, automi conditi da una buona dose di arrendevolezza anche da parte nostra. La nostra curiosità e voglia di conoscere, la nostra fantasia è stata bruciata da logiche nichiliste e stretti modelli formali, polverizzata da marchingegni che avrebbero dovuto estendere le possibilità, ma vengono adoperati nella loro forma più minima e negativa, di cui ignoriamo, volenti o nolenti, le loro reali capacità e pericoli. Seguiamo tutti la legge del più fesso. Del resto, è l’unico provvedimento a cui possiamo contribuire.

ANNACHIARA CREA – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI SIENA

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