ROMANZO ELETTORALE

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L’idea fu de Il Cavaliere. Li riunì tutti a casa sua una Domenica per discutere della sua fissazione. C’erano anche Il Padano e La Borgatara. Il Cavaliere gli illustrò la sua idea, quella di unire le rispettive batterie e mettersi in società insieme per dare vita ad “una cosa in grande, un progetto comune”. La “stecca para per tutti” si aggirava intorno al 15%.  Gli disse anche che quello poteva essere il momento per prendersi Roma, e per prendersela ora prima che lo facesse qualcun altro. Ma a Roma in quel tempo aveva governato per un po’ Il Toscanaccio. In realtà, quest’ultimo, dopo anni con grande potere concentrato nelle sue mani stava rischiando di diventare una figura in decadenza, soprattutto dopo alcuni suoi più recenti problemi di leadership. Proprio questi davano infatti grandi speranze e convinzioni al Cavaliere e i suoi soci che già bramavano l’idea di metterlo da parte, appena diventati poco più forti. Infatti Il Toscanaccio rimaneva comunque un soggetto in grado di attrarre su di sé ampi consensi, malgrado un clamoroso errore nel Dicembre del 2016.  Intanto le forze giudiziarie indagavano sul Cavaliere e sui suoi precedenti penali allo scopo di stroncare sul nascere il suo disegno ed evitare che, con esso, questo potesse prendere il potere. Il commissario Strasburgo faceva di tutto per evitare che Il Cavaliere potesse prendersi Roma ma lui continuava a dirgli che era solo un rosso. Dall’altro lato, insieme al Padano e alla Borgatara, la nascente “società” si doveva difendere anche da Il Campano; altro personaggio che visto l’ultimante assai frizzante clima che si respirava nella capitale voleva approfittarne per portare avanti le sue velleità di potere ed egemonia. Il Campano stava diventando sempre più potente a Roma, grazie anche al consenso popolare che i suoi amici stavano riscuotendo per tutta l’Italia. La Sardegna, non solo per le sue bellezze artistiche, era infatti diventata un’isola a cinque stelle. Quasi tutti però dubitavano sulle reali abilità di governo del giovane avellinese che tra l’altro era un uomo tutto di un pezzo, assai poco incline a cercare aiuti e supporti a destra o a sinistra. Era questa infatti sia la sua forza che la sua debolezza. Il Toscanaccio sembrava essere comunque molto sicuro di sé e delle sue teorie; le stesse però avevano portato ad una spaccatura interna dei suoi seguaci ed alcuni di questi si erano scelti un nuovo capo. Il Vecchio, che in questi ultimi anni aveva iniziato a portare il bastone, seguiva invece lo svolgimento dei fatti in maniera silenziosa. Dopo qualche mese Il Cavaliere, Il Padano e La Borgatara, accompagnati da altri personaggi più o meno di rilievo diventarono i padroni di Roma e, quindi, della Penisola sbaragliando la concorrenza prima del Toscanaccio e successivamente del Campano. Tuttavia, così uniti ed al culmine della loro potenza, finiranno per scannarsi tra di loro sulle loro visioni contrastanti con qualcuno che addirittura si pentirà.

NICCOLO’ BELLUGI  

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