Salvini e la sua Lega (Nord?)

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Perché un pezzo sulla Lega di Matteo Salvini? Per più di un motivo in realtà. Un po’ perché all’interno di questo blog non ne abbiamo quasi mai parlato, un po’ perché rappresenta una parte molto importante della coalizione di centro-destra che, salvo imprevisti, si accinge a vincere le imminenti elezioni del 4 marzo. La “mission” di questo articolo però è quella di far capire come, il ragazzo delle felpe, sia riuscito a riportare la Lega nell’agone della politica italiana, date le malconce condizioni in cui si trovava quando l’ha ereditata da Maroni. Una cosa senza dubbio si può dire di Matteo Salvini, è un leader furbo e intelligente. Ha fiutato fin da subito quale doveva essere il suo perimetro politico-elettorale e lo ha percorso senza tentennamenti. Certo, è anche un politico un po’ ingenuo e sprovveduto, se pensiamo al famoso video nel quale canta a squarcia gola un coro contro i napoletani. Se è vero infatti che un leader politico deve stare attento quando parla, figuriamoci quando canta. Infatti, anche se gli italiani sono di memoria corta, quando il capo della Lega ha fatto visita nella città partenopea, non lo hanno accolto benissimo. Tuttavia nonostante questo piccolo errore, egli è riuscito a dare corpo alle sue istanze nazionaliste e sovraniste anche al sud, dove a dire la verità, la parola Lega viene usata il minimo indispensabile. Infatti proprio come vuole la più rigorosa regola del culto della personalità, che pare aver contagiato tutte le forze politiche del paese, il nome originario del partito ha fatto pian piano spazio a liste elettorali denominate “Noi con Salvini”. Sembra impossibile crederci ma l’unico partito che non ha il nome del proprio leader sul simbolo è il Partito Democratico, il cui capo è stato accusato di personalismo, autoritarismo, protagonismo. Comunque parentesi chiusa. Torniamo al nostro uomo. Accusato da più parti di aver tradito il sogno del federalismo, abbandonato in nome di una nuova prospettiva fondata sul patriottismo e sul nazionalismo spinto. Salvini ha sempre escluso di aver disconosciuto il big bang che dette vita all’universo Lega, i cui detonatori furono il professor Gianfranco Miglio e Umberto Bossi. La prova di ciò? La ricandidatura del citato Bossi nella sua Varese. Se poi tale mossa sia per nobilitare il padre nobile o mantenere gli equilibri interni al partito non è dato saperlo. Che se ne dica però, anche questo Matteo ci sa fare eccome. Il marketing e la comunicazione aggressivi, con il suo linguaggio chiaro e forse troppo diretto alla Donald Trump, mischiato alle idee patriottiche in salsa Vladimir Putin, ne hanno fatto uno dei politici più dinamici del momento. A proposito dei due presidenti sopra citati, è proprio a loro che il leader leghista guarda per la costruzione della sua politica estera, fondata sui principi dell’isolazionismo e sulla protezione dei confini. Me lo ricordo bene da Bruno Vespa a Porta a Porta a poche ore dall’elezione di Trump alla Casa Bianca. Con aria fiera ebbe a dire: “Io con Putin e Trump sono sereno!” Era il periodo in cui il rapporto tra il presidente russo e quello americano sembrava idilliaco, poi quando sono iniziate le prime scaramucce tra i due, prima tra tutte la questione Siriana, Salvini di quel “dream team” non ne ha più fatto menzione. Questo a significare che sulla politica estera dovrebbe chiedere una mano al suo alleato Berlusconi, che di visione geopolitica ne ha da vendere. Altalenante risulta essere anche il rapporto con l’ex Cavaliere soprattutto per ciò che concerne l’Unione Europea. Entità maligna per il leghista, entità indispensabile per il capo forzista. Ma almeno un aspetto totalmente positivo Salvini ce l’ha oppure è incatenato in questo limbo di luci e ombre ma fondamentalmente opaco? Aspetti luminosi nella sua storia politica ci sono e non di poco conto. In ordine sparso: la battaglia contro la legge Fornero, la difesa del “made in Italy”, l’andar contro l’onda inarrestabile e pericolosa del “politicamente corretto”. Può sembrare poco ma non lo è. Poi se ha preso la Lega all’1% circa e l’ha portata alle percentuali odierne qualche dote la deve avere. Non ci resta adesso che vederlo alla prova delle elezioni e, qualora la coalizione di Centro-destra vincesse, alla sfida del governo dopo anni passati “comodamente” all’opposizione. Vediamo se il dominus leghista riuscirà nella sfida più importante della sua carriera e che forse, viste le percentuali da sogno, è anche la sfida politicamente più delicata per il suo “Carroccio”.

LORENZO MARRETTI

 

  

2 pensieri su “Salvini e la sua Lega (Nord?)

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