Sono tornato. L’armistizio ha salvato il Fascismo

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Cassibile, 3 Settembre 1943.

Il Regno d’Italia, alla presenza del Generale e futuro presidente Dwight Eisenhower firma la sua resa. Le ostilità cessano nei confronti degli Alleati ed un’altra guerra inizia, quella al nazifascismo.
Di qui inizia una storia che tutti conosciamo. L’Italia sale sul carro dei futuri vincitori, divenendo la base operativa e logistica delle truppe alleate che risalivano verso il Brennero.
In Germania, invece, le cose sono andate decisamente in modo diverso. Nessuna pietà verso un paese che, per la seconda volta, si era trovato al centro delle questioni europee, al centro di una rottura di equilibri di portata epocale.
La Germania fu rasa al suolo. Si era completato il disegno di Hitler: “O Germania o niente”.  Di fatto, dopo la sua sconfitta la Germania non era altro che un cumulo di macerie, un paese dilaniato, deturpato, distrutto dai continui bombardamenti a tappeto.

La Germania, ad oggi, però ha voltato pagina. Il processo denazificatore e l’epurazione di qualsiasi personaggio legato al Reich, eccetto pochi simpatizzanti ed una popolazione ritrovatasi a metà tra le bombe alleate ed il terrore delle SS e della Gestapo, ha condotto la Germania ad un lento stravolgimento delle modalità di pensiero. Anche oggi, sebbene sia riunita, la sua vocazione militarista è senza dubbio scesa in declino, portando avanti, in realtà, una leadership ben più produttiva e utile per l’Europa intera. Eppure dall’altra parte delle Alpi le cose sono andate diversamente.

 L’Armistizio, infatti, è andato a ricostituire quella sorta di “verginità” che l’Italia aveva perso sposando la causa fascista. L’Armistizio è stata la via di fuga “facile” per le Istituzioni politiche, di governo e militari, per ripulirsi la toga macchiata per l’aver supportato pienamente la dittatura del Fascio in Italia.

Bisogna, però, rivolgere l’indice non solo contro le Istituzioni, ma anche contro il beneamato popolo italiano. L’Armistizio, infatti, aveva ripulito le coscienze di tutti coloro che avevano goduto del governo fascista, di tutti coloro che in un qualche modo avevano tacitamente acconsentito alle sue gesta e di coloro che, pur volendo resistere, non avevano mai imbracciato l’idea di partecipare ad una resistenza materiale.

Diversi libri tentano un parallelismo tra il Terzo Reich tedesco e l’Impero fascista, riuscendo ad individuare molteplici punti in comune, partendo dagli elementi unificatori, passando per disamine ideologiche e di approccio, pur tenendo conto delle divergenze. Eppure ci siamo mai chiesti come mai gli echi ideologici abbiano avuto successivamente un iter differente?

Senza dubbio paragonare l’effetto distruttivo della Germania Nazista e del suo impianto ideologico con quello più “innocuo” della sua sorella minore Italia fascista, sarebbe decisamente errato. Il Fascismo, per quanto abbia supportato alcune scellerate politiche naziste non si è macchiata degli stessi reati di cui si è macchiata l’omologa tedesca. Potremmo continuare all’infinito su somiglianze e divergenze, ma non è il punto saliente del mio articolo.
L’Armistizio di Cassibile ha reso, tutto d’un tratto, i supporter fascisti nuovi e puliti in attesa della fine della Guerra.

Ad oggi la retorica “simpatizzante” fascista sta tornando in auge. Di certo non deve sorprenderci in un momento di “crisi” per molti italiani come questo, dove i poveri aumentano, così come colore che si ritrovano sulla soglia di povertà. Eppure ridurre a questioni meramente economiche il ritorno in auge di certe idee è assolutamente minimalista. In questa retorica, infatti, c’è molta confusione. Ai veri supporter di un ritorno alla dittatura fascista, si mescolano persone che vorrebbero un’Italia più forte nel difendere gli interessi nazionali (che è ben altra cosa rispetto al Fascismo vero e proprio) ed una Italia più forte sul proprio territorio, con autorità più presenti negli ambiti locali ed una politica meno distante dal cittadino. Ignorando spesso cosa sia stato il Fascismo vero e proprio, queste idee tendono a confluire verso proposte di estrema destra, creando un calderone incredibilmente caotico.

Eppure perché nasce tutto ciò? La disinformazione senza dubbio è un fattore importante. Disinformazione che affligge sia chi finisce col supportare queste idee, sia chi le contrasta, andando a far confluire sotto il termine “Fascista” tutto ciò che risponde ad una logica più nazionale, non necessariamente nazionalista.

D’altro canto, però, a smuovere queste idee verso una connotazione più “fascista” contribuisce anche la mancata distruzione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale.

L’Armistizio, infatti, ha portato ad uno scollamento delle responsabilità del popolo italiano verso il “supporto” dato al Duce Benito Mussolini fino a pochi mesi prima, ha deresponsabilizzato il popolo italiano rispetto all’endorsement ad egli dato per più di 20 anni. L’Italia non è stata rasa al suolo come la Germania ed il Fascismo non ha ridotto l’Italia ad un cumulo di macerie. Il Fascismo non ha portato l’Italia nel baratro. Il Fascismo è stato “un periodo” politico e storico, più o meno gradevole, nell’ottica degli italiani, periodo terminato, ripulito alla fine con guerra civile, quale si è trasformata la resistenza, culminata con i fatti di Piazzale Loreto.

L’Italia ha avuto una seconda chance, una sorta di riscatto. Riscatto non concesso alla Germania per diversi motivi che non son qui a voler approfondire.
Siam sicuri, però, che quell’onta di vergogna dettata dalla sconfitta, quella voglia di rivalsa, abbiano cancellato il Fascismo dalla nostra mente?

Il Fascismo è morto da solo. L’Italia non è morta con esso. Nella mente dell’italiano non c’è quel connubio tra disfatta e fascismo, ma percepisce i due eventi quasi separatamente. La “grazia” ricevuta dagli alleati, che ritenevano l’ideologia fascista meno “penetrante” e perniciosa di quella nazista, ha lasciato una porta semi aperta, socchiusa.
Ed è forse per questo che a certi italiani non spaventa invocare di nuovo il Fascismo.

Per riprendere, probabilmente, laddove aveva lasciato, secondo loro. 

MAURIZIO TROIANO

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