Il tradimento della sinistra

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Qualche giorno fa, nelle consuete scaramucce pre-elezioni, Matteo Renzi ha risposto piccato all’intenzione, anzi alla promessa, di Berlusconi di abolire il Jobs Act, posizione manifestata ormai da settimane dal leader di Forza Italia; Renzi, dopo aver lanciato una frecciata alla gestione economica e occupazionale dei governi dell’avversario, ha testualmente replicato: “Sarà contento il nordest, il mondo produttivo, vorrei vedere che ne pensano gli imprenditori di tornare al mondo del lavoro del passato”. Premesso che correre alle elezioni politiche e, in piena campagna elettorale, attribuire alla sola area del nord est italiano la qualifica di “mondo produttivo” suona come un’autorete degna di Mai Dire Gol, quello che troppo è passato in sordina è come Matteo Renzi, leader della principale forza (nominalmente) di sinistra, abbia, a proposito di una legge diritticida verso lavoratori, precari, giovani in cerca di occupazione, posto l’accento sul gradimento degli imprenditori. Un’affermazione del genere è la deriva irreversibile di qualsiasi velleità di centrosinistra in Italia.Non si metta in dubbio, la china era già intrapresa da tempi che ben conosciamo, se qualcuno ricorda un fantastico Nanni Moretti che, nel film “Aprile” – un falso documentario sul primo trionfo elettorale di Berlusconi e sulla crisi della sinistra – esorta D’Alema di fronte alla televisione “Di’ qualcosa, di’ qualcosa di sinistra”; eppure una patina di istanze vagamente d’ispirazione socialista è sempre stata mantenuta almeno nelle dichiarazioni pubbliche, almeno sotto elezioni, e se non veniva fatto si assisteva quantomeno ad una pubblica reprimenda. Niente di tutto questo: di scuola e lavoratori non si parla più, il pensiero del Partito Democratico, oggi, va solo agli imprenditori in un ribaltamento dei ruoli da commedia di Plauto. Non ha più paura di essere riconosciuto come il partito dello status quo, il quartier generale dei gruppi di interesse e la cosa grave è che non si fa più niente per mascherarlo, al punto che una telefonata di Renzi, allora premier, all’imprenditore dei fallimenti Carlo De Benedetti per avvisare che sarebbe stata approvata la riforma sulle Banche Popolari è stata sottaciuta o non ritenuta di primario interesse dai media, tanto da permettere all’ingegnere di minimizzare come “segreto di Pulcinella” quello che, fino a prova contraria, costituisce un segreto d’ufficio.Il baricentro della politica italiana è ora completamente sbilanciato verso destra e, immaginando la mappa politica come un ipotetico cerchio, ne risulta che paradossalmente, in questa distorsione di valori, alla sinistra tradizionale si avvicina forse più la destra che non il PD, il quale tenta, per rivendicare la propria appartenenza “rossa”, di celarsi dietro il palliativo dei temi civili, goffamente peraltro, vista la necessità di coalizioni con veri e propri spauracchi delle battaglie di civiltà. In questo scenario post-apocalittico servirebbe una vera sinistra compatta ed unita, oltre le fisiologiche divergenze, ed invece, a sinistra del PD, ci sono le macerie: una lista farsa come Liberi ed Uguali, che, per come ci hanno abituato i partiti che la compongono, possiamo giurare finirà ad intendersela con il sodalizio del Nazareno, e poi la chimera del più grande partito comunista d’Europa, il quale si presenterà, probabilmente, sottoforma di due liste che non hanno ritenuto di mettere da parte i dissidi per colmare il vuoto che regna. Le due liste sono Potere al Popolo, che comprende Rifondazione Comunista e PCI, e il Partito Comunista (che pure sta raccogliendo le firme per partecipare), senza indagare i motivi della mancata unione di intenti, viene da pensare alla grande occasione sprecata, ancora una volta. Potere al Popolo, che per i suoi militanti, è un candidato credibile – ci permettiamo di vaticinare – si scioglierà come neve al sole, perché persegue le proprie istanze con metodi sbagliati, con il gioco degli altri: creando il listone che durerà quattro mesi, non promuovendo un matrimonio duraturo tra i comunismi, redigendo un programma puerile e irrealizzabile, ovvero una wishlist che sembra presa dal discorso di un’aspirante Miss Italia (“vogliamo decostruire il carattere monosessuato dello spazio pubblico”), un papiro enorme in cui si sorvola sui mezzi e si perde il legame con le priorità delle istanze marxiste. Il tempo sarà, come sempre, galantuomo, la sensazione che la sinistra sia sparita completamente dai radar della politica, però, appare come una certezza ineluttabile di cui dovrebbe prendere atto chi ne ha a cuore le sorti, mettendo da parte capricci e velleità individualistiche.

Niccolò Bennati

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