LIBERO.

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Questo articolo parla di una grande storia di libertà, di onestà, di coraggio. Vero coraggio. Questa è la storia di uno di noi, avrebbe detto Celentano, ma no, non era uno come tanti, soprattutto per le battaglie che ha combattuto all’epoca e nella terra che ha vissuto. Questa è la storia di un eroe contemporaneo che ha trasformato il rifiuto di pagare il pizzo alla mafia in un movimento culturale e sociale in grado di risvegliare le assopite e complici coscienze di una Italia impaurita e derubata. Questa è la storia di Libero Grassi. Canale 5 due giorni fa lo ha celebrato in una fiction con Giorgio Tirabassi, nella sua veste di soldato solitario contro Cosa Nostra. La storia si concentrava appunto sulla denuncia che Grassi  fece in televisione a Samarcanda, la trasmissione condotta da Michele Santoro. Un gesto rivoluzionario che sprigionò il grido contro la convivenza complice che da anni soffocava la Sicilia. Un atto talmente eclatante che per la mafia risultò inaccettabile, perché passi che Libero Grassi non pagasse il pizzo, ma che denunciasse la cosa addirittura in televisione, questo no! Si può vedere dai video dell’epoca un Miche Santoro letteralmente incantato da quest’uomo, domandargli se è pazzo a non voler pagare il pizzo alla mafia, quasi come se fosse una prassi doverlo fare, un dovere civico. Grassi rispose che non era assolutamente pazzo, ma pagare dazio alla mafia per lui significava rinunciare alla sua dignità di imprenditore. Quelle parole, tanto semplici quanto fulminanti, contribuirono ad alimentare una cultura dell’antimafia che in quegli stessi anni ed in modi diversi portavano avanti le inchieste dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assassinati entrambi da Cosa Nostra nel 1992. La mafia decise che Grassi stava iniziando a diventare pericoloso, perché se c’è una cosa che da sempre teme, è la proliferazione di una coscienza diversa,  un cambio di cultura. Quella è la reale minaccia che ogni tipo di mafia avverte come pericolo mortale. Nella costruzione di questa nuova consapevolezza purtroppo Libero Grassi fu lasciato solo. Solo da parte dello Stato soprattutto, di cui alcuni esponenti ebbero a dire pubblicamente che con i suoi atteggiamenti, egli metteva in pericolo la sopravvivenza della classe imprenditoriale siciliana. Grassi prontamente disse che se i suoi comportamenti fossero diventati di comune uso, ad andare in crisi sarebbero stati gli estorsori mafiosi, non gli imprenditori. Fin qui la storia dell’uomo divenuto simbolo della lotta alla mafia. Tuttavia poteva mancare nella storia di un campione del senso civile come Libero Grassi la militanza politica? Certamente no! Questo è un aspetto della sua vita di cui non si parla mai e che invece ci aiuta a delinearne un quadro più completo. Assieme alla moglie fu uno dei promotori nel lontano 1955 del Partito Radicale di Marco Pannella. In seguito si avvicinò alle posizioni del Partito Repubblicano Italiano per il quale venne candidato anche alle elezioni provinciali siciliane del 1972. Chiaramente, come spesso capita nella nostra Italia  alle persone di valore, risultò non eletto. Come avrete capito questa è la storia degli “uno su un milione”, di quelli che hanno avuto un gran bel funerale ma che quando erano in vita non li ascoltava nessuno perché troppo scomodi, questa è la storia di uno Stato assente in tutto e per tutto, è la solita storia di singoli uomini che si fanno carico di battaglie che dovrebbero essere comuni. Questa è la storia di Libero Grassi.    

LORENZO MARRETTI

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