Chi è Aleksandr Dugin?

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Chi è Aleksandr Dugin? Dopo lo scoppio dell’Euro-Maidan e le successive crisi nel Donbass e in Crimea, i media d’occidente hanno incominciato a interessarsi alla sua figura, considerata la fonte d’ispirazione della politica estera di Putin. Breitbart, il sito di informazione ultra-conservatore USA, lo definisce come “Putin’s Rasputin”, il Rasputin del presidente russo.Al di là della somiglianza fisica con il monaco siberiano, al centro del pensiero del politologo di Mosca, c’è la creazione dell’Eurasia, un blocco territoriale tra la Russia e le altre potenze orientali, che vada dal Baltico fino alla Manciuria e che si contrapponga all’Universalismo liberale dei valori statunitensi e alle ingerenze politiche della NATO nell’est Europa. Dugin, ipotizzando un’alleanza con paesi come Turchia ed Iran, parla anche della necessità di una “Quarta Teoria” politica che contrapponga i valori “tradizionali” al liberalismo e porti al trionfo dell’Assoluto sull’individuo. L’euroasiatismo nasce filosoficamente come contrapposizione alla rivoluzione d’Ottobre, e la sua affermazione avviene quando il vuoto lasciato dalla caduta del regime sovietico deve essere colmato, proprio con Dugin, che propone di sostituire i valori del tramontato marxismo-leninismo, con un’ideologia che riscatti l’identità nazionale russa colpita duramente dalla caduta dell’Urss. In quegli anni, gli anni Novanta, Dugin fonda il Partito Nazional-Bolscevico con Eduard Limonov il cui programma unisce due opposti estremismi: il fascismo con la Mistica di Evola e il comunismo con il patriottismo Stalinista. Il fine ultimo di questo partito era combattere il liberalismo e l’individualismo economico e sociale nella Russia di Boris Eltsin. L’esperienza politica dei nazional-bolscevichi però fallì, in seguito alle differenze incolmabili tra Dugin e Limonov. Dopo la rottura, il filosofo moscovita si avvicina a Putin. Negli anni 2000 fonda il Movimento internazionale Euroasiatista, una ONG che ha la sede a Mosca il cui obbiettivo è favorire una cooperazione tra le nazioni in un mondo “multipolare”di stati liberi. Rimane però forte, nel suo pensiero, la necessità che la Russia sia primus inter pares e torni ad essere la nazione civilizzatrice nei paesi del Baltico e del Mar Nero. E quindi non ci si soprenda se il filosofo sia stato uno dei più convinti sostenitori della guerra contro la Georgia per l’Ossezia del Sud e che abbia giudicat Putin un blando nel sostenere le aspirazioni separatiste di Dontesk e Luhansk. Nonostante il suo anti-americanismo però, negli ultimi anni, sembra che Dugin non sia più influente solo al di là della cortina di ferro. Già negli odiati Stati Uniti la vittoria di Donald Trump è da considerarsi una vittoria per il politologo, grazie ai suoi legami con personaggi chiave come Steve Bannon, architetto della vittoria del Tycoon o il guru dell’Alt-Right Richard Spencer. L’eminenza grigia del Cremlino sembra essere potente anche alla Casa Bianca.

MARCO CRIMI

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