IO STO CON AMAZON

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Ormai da alcuni anni, la febbre del Black Friday non riguarda più solo gli Usa ma anche le nazioni del Vecchio Continente. L’Italia non rappresenta un’eccezione: abbiamo infatti visto come migliaia e migliaia di negozi in tutta la Penisola siano stati presi d’assalto da orde sterminate di consumatori desiderosi di approfittare dei super saldi del “Venerdì Nero”. Tuttavia, c’è anche chi di questo Black Friday non ha approfittato, ma ne è piuttosto stato vittima.

Stiamo infatti parlando dei circa 4000 dipendenti di Amazon di Castel Giovanni, in provincia di Piacenza, che lo scorso venerdì 24 novembre hanno deciso di scioperare. Una scelta che si rivela particolarmente dura per gli affari del colosso dell’e-commerce nella Penisola , che nel venerdì di shopping compulsivo del 2016 aveva registrato oltre 1 milione di ordini in Italia. Allo sciopero dei dipendenti del Piacentino , se sono aggiunti quelli di altri sei centri Amazon in Germania, che hanno coinvolto circa 12.000 dipendenti della piattaforma di Jeff Bezos. Le accuse mosse al colosso sono sempre le stesse: turni di lavoro massacranti, salari bassissimi, garanzie sul lavoro inesistenti e quant’altro.            Si tratta di accuse sicuramente vere, ma al contempo parziali, nel senso che offrono una visione distorta della realtà di Amazon, tacendo colpevolmente su tutti gli aspetti positivi(che non sono affatto pochi) che Amazon ci ha portato. Ma andiamo con ordine.

Innanzitutto, evitando delle accuse di ipocrisia a certi detrattori di Amazon(moltissimi dei quali lo criticano per comprare i suoi prodotti quotidianamente) che sarebbero tanto ovvie quanto scontate, possiamo spostarci sugli altri aspetti più sostanziali, iniziando da quello dei salari.

Se da una parte è vero che Amazon, essendo una multinazionale che incamera profitti e fatturati elevatissimi potrebbe, e dovrebbe, garantire salari più elevati ai suoi dipendenti, al contempo non è assolutamente vero che i suoi emolumenti siano così “da fame”.  Se infatti ci scandalizziamo così tanto per lo stipendio di un dipendente di Amazon, cosa dire invece delle retribuzioni dei lavoratori dei supermercati o, visto che siamo in Italia, delle Coop? Questi ultimi ,infatti, oltre a guadagnare meno dei commessi di Amazon, hanno garanzie a livello di sicurezza sul lavoro( infortuni,malattie,permessi) che differiscono ben poco dai dipendenti del colosso di Seattle. Dunque,  se le condizioni  lavorative, sia a livello retributivo che di “garanzie” per i dipendenti di Amazon sono lontane dall’essere perfette, allo stesso tempo non sono affatto peggiori di molte altre realtà del settore della vendita al dettaglio e delle grandi distribuzioni, o comunque di numerosissimi lavori “stagionali”.

Oltre alle condizioni dei lavoratori, un altro aspetto sicuramente da considerare è quello dei prezzi: una delle principali accuse che viene infatti mossa ad Amazon ed all’e-commerce in generale è quella di favorire una corsa verso il basso dei prezzi per favorire le vendite, un ribasso che i piccoli esercizi commerciali non sono in grado di sostenere.     In realtà, nonostante questo problema sia sicuramente reale, è sbagliato pensare che esso sia sorto con l’avvento di Amazon e del commercio online: esso è infatti iniziato decenni fa, con l’avvento dei grandi supermercati e delle catene di distribuzione, che per moltissimi anni hanno rappresentato le vere nemesi per i piccoli esercizi commerciali.

Inoltre, per concludere l’analisi delle critiche principali, viene poi l’aspetto del lavoro in quanto tale: oltre ai salari bassi ed i prezzi ancora più bassi, si afferma che il modello Amazon sia responsabile del fallimento di numerosissime attività commerciali e quindi di un peggioramento della disoccupazione o delle disuguaglianze. Come nei casi precedenti, si tratta di una mezza verità: come ogni rivoluzione tecnologica, infatti, anche quella del commercio elettronico ha creato grossi problemi a certi settori ma ha creato nuove opportunità in altri. Con Amazon è infatti aumentato in maniera esponenziale il lavoro dei corrieri e delle compagnie di consegna a domicilio, oltre a certi lavori specializzati, come i programmatori di software sui quali opera il grande bazar di vendite online.

Ora, dopo aver “smontato” le principali critiche mosse alla multinazionale dell’e-commerce, è doveroso soffermarsi sui numerosissimi benefici che ha portato a livello mondiale, benefici spesso taciuti e che hanno dato l’ispirazione per il titolo dell’articolo.

Sarebbero sufficienti i numeri della sua crescita spaventosa per dimostrarlo, con un fatturato che è decuplicato nell’ultimo decennio ed una capitalizzazione in Borsa aumentata di 20 volte nello stesso periodo; tuttavia, ciò che è veramente interessante è la riflessione sulle ripercussioni ( prevalentemente positive) che Amazon ha avuto nelle nostre vite quotidiane, rivoluzionando le logiche di compravendita dei beni.

Amazon ha infatti permesso di azzerare ilo tempo intercorso tra l’ordinazione e la consegna di un bene, che per molti anni ha rappresentato il vero e proprio tallone d’Achille per il commercio online rispetto agli esercizi tradizionali nei quali, nonostante un prezzo maggiore, il bene veniva consegnato immediatamente. Con Amazon questo vulnus è scomparso.

Va poi considerato un altro aspetto, che può apparire secondario ma non lo è affatto: l’inflazione. Infatti, grazie al ruolo di Amazon, non solo è stato possibile ridurre i prezzi, ma si è avuto anche un enorme aumento della produttività che ha tenuto l’inflazione sotto controllo. Quindi, per certi versi, se lo spettro dell’inflazione a due cifre degli anni 70-80 oggi è solo un lontano ricordo, una parte del merito va anche all’economia di Internet, che ha permesso di aumentare la produttività contenendo i prezzi e allo stesso tempo tutelando il potere d’acquisto, congiuntura che in passato non si era quasi mai verificata.

E visto che è passato da poco il Black Friday e che il Natale è ormai alle porte, non possiamo fare a meno di ricordare quanto fosse più complicato fare regali e compere in passato quando l’ecommerce non c’era: spesso toccava infatti girare tantissimi negozi per trovare un determinato prodotto, spendendo tempo e magari rischiando di non trovarlo nemmeno. Oggi si può fare tutto tranquillamente in pochi minuti davanti al computer di casa. Ed è proprio qui, probabilmente, che Bezos con la sua creatura è riuscito a vincere: non è stato solo il risparmio in denaro che ha portato al suo boom, ma anche il risparmio nel tempo residuo a disposizione che abbiamo, che ora può essere impiegato in altre cose.

In conclusione, nonostante le numerose critiche che hanno colpito Amazon siano sicuramente legittime e fondate, esse sono al contempo parziali in quanto, oltre a trascurare tutto ciò che di buono c’è in Amazon, non sono quasi mai indirizzate verso chi commesse le stesse “nefandezze” del colosso Usa.

Joseph Schumpeter diceva che il vero terrore dell’imprenditore non sono i prezzi, ma un nuovo prodotto che renda obsoleto il tuo. Amazon ha fatto entrambe le cose. E forse è proprio per questo che non sta simpatico a molti.

ANDREA MARROCCHESI

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