GERUSALEMME: LA CITTÀ DELLA DISCORDIA

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Tanto tuonò che piovve

Il celebre detto popolare è più che mai adatto per descrivere la decisione che nelle ultime ore ho scosso la comunità internazionale: come aveva infatti promesso in campagna elettorale lo scorso anno, Donald Trump ha comunicato la decisione di spostare l’ambasciata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo ufficialmente la Città Santa come capitale legittima dello Stato d’Israele.

La storica decisione, pronunciata dal presidente in un discorso alla Casa Bianca, non ha tardato a suscitare un’esplosione di rabbia e tensione all’interno del mondo arabo: solo a Gaza centinaia di persone sono scese in piazza per bruciare la bandiera a stelle e strisce e quella israeliana. Oltre ai paesi arabi, anche le cancellerie occidentali hanno preso le distanze dalla decisione di Trump; perfino Papa Francesco ha cercato di convincere il presidente a fare dietrofront, senza però riuscirci. Hamas si è spinto anche oltre ,asserendo che “Trump ha aperto le porte dell’Inferno”. Pare, dunque, che l’unico che abbia sostenuto la decisione di Trump sia stato (sorpresa !!) il premier israeliano Netanyahu.

Nonostante la profonda impopolarità che questa decisione abbia suscitato a livello mondiale, ci pare tuttavia giusto analizzare la faccenda da un’altra prospettiva rispetto a quella finora mainstream.                                                                                                              Innanzitutto, il tentativo da parte Usa di spostare la propria ambasciata a Gerusalemme non è affatto nuovo: infatti, già nel 1995 il Congresso americano approvò una legge, il Jerusalem Embassy Act, che prevedeva di mettere in pratica tale spostamento entro il 1999. Inutile dire che ciò sia rimasto carta morta, ma è comunque importante ricordare che la decisione di  Trump non rappresenta una novità assoluta.

C’è inoltre da aggiungere il comportamento assunto dalla precedente amministrazione Obama, che ha contribuito ad un forte deterioramento dei rapporti Usa-Israele.                Infatti, a dicembre 2016, un mese prima dell’addio alla Casa Bianca, gli Stati Uniti si astennero durante la  votazione di una risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che condannava gli insediamenti “ illegali” di Israele in Cisgiordania, in realtà dei territori che Israele aveva riottenuto dalla Giordania dopo la guerra del 1967. Nonostante si trattasse di una chiara mossa politica per danneggiare il successore prossimo, la scelta di Obama si è rivelato un atto fortemente dannoso non solo per Israele ma per l’intera situazione israelo-palestinese.

Dunque, nonostante la decisione di Trump abbia suscitato numerosissime polemiche, è altrettanto vero che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale è un forte segnale di fiducia verso Israele, che potrebbe potenzialmente essere decisivo nel ridisegnare( si spera ovviamente in meglio) gli equilibri politici della regione.

ANDREA MARROCCHESI

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