DAVIDE GIACALONE PER SPAZIO POLITICO

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In un mondo secolarizzato, ha ancora senso parlare di laicità come valore aggiunto? Ripercorrere i fondamenti e le radici della laicità, con le sue connotazioni politiche, partendo dalla Prima Repubblica può offrirci un panorama completo delle attuali sfide politiche e dell’attuale situazione che viviamo. 
Su questo argomento, Elena Cavucli per Spazio Politico ha intervistato il giornalista e scrittore italiano Davide Giacalone.

Chi secondo Lei rappresenta ad oggi l’area laica di cui Spadolini ne fu uno dei più grandi fautori in Italia?

L’area laica non ha mai avuto né una sola anima, né un solo partito, né un solo esponente o leader. Area libera da dogmi, ha forse ecceduto in individualismo. Aveva senso, comunque, definirla in quel modo in un mondo assai diverso dal presente, un mondo ancora immerso nella guerra fredda. Oggi non è la laicità che distingue l’area della ragionevolezza, anche perché la secolarizzazione è divenuta costume generale. Direi, quindi, che gli eredi di quel mondo, culturale e politico, si distinguono e ritrovano nell’europeismo consapevole, non ideologico, e nel tentativo di ricordare che in un Paese che ha più del 130% di debito pubblico sul Pil la crescita della spesa pubblica non è la cura, ma la malattia.

Chi potrebbe essere, secondo Lei, il fautore di un vero centrosinistra, figlio quindi legittimo dei grandi padri fondatori come Saragat e La Malfa?

Il centro sinistra, per la verità, ebbe padri democristiani (Fanfani e Moro, salvo poi affidarsi ad Andreotti), mentre Nenni fu il partner socialista. La caratteristica di quella stagione, all’indomani della grande crescita dell’economia italiana (dal 1950 al 1970), fu quella di puntare alla giustizia sociale e alla redistribuzione. Purtroppo (fra il 1970 e il 1990) si misero le basi e si eressero le colonne del debito pubblico. A sua volta lenito con l’inflazione, ovvero il più iniquo dei possibili prelievi di ricchezza, mentre la competitività la si recuperava con le svalutazioni, ovvero stupefacenti in grado solo di stordire il pur potente motore produttivo. Non un gran bilancio: molti sogni divenuti incubi. E’ da quella lezione che la sinistra dovrebbe ripartire, non certo dall’inseguimento laurino del populismo. Con e senza doppio petto.

Quali sono ad oggi le frontiere dell’area laica ad oggi e quali proposte politiche potrebbe portare in campo?

La laicità conserva un grande valore, ma nel mondo aperto deve rivolgersi agli altri mondi. La nostra più grande conquista è proprio lo Stato laico, casa comune di credenti in fedi diverse e non credenti. Tale realizzazione non rischia affatto di soccombere a quale che sia fondamentalismo, ma solo a patto che chi la abita la riconosca e se ne ricordi. In chiave interna (al nostro mondo occidentale, non solo all’Italia) serve capire che:
a. i cattivi e il male esistono, sicché si deve essere attrezzati a combatterli, averli espunti dalla storia narrata, pretendere di cancellarli dalla vita dei più giovani, è un errore grossolano;

b. il benessere è il frutto del lavoro e dell’intrapresa, nella libertà, pretendere che sia un diritto di cittadinanza è sciocco e inutilmente prepotente, serve solo come alibi per continuare a consumare più di quel che si produce, innescando squilibri che, prima o dopo, diventano conflitti.

Parlare di “laicità” significa restare dentro una nostra storia nazionale (in francese e inglese neanche esiste il termine, o significano cose diverse), ma parlare di “conoscenza e ragionevolezza”  è indispensabile. Pur, naturalmente, senza pretendere di cancellare le diversità di sensibilità e idee. Senza le quali tutto perderebbe di significato.

ELENA CAVUCLI

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