Di Maio è l’evoluzione moderata dei grillini? 

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Giovedi 23 Settembre 2017 ad Imola Beppe Grillo ha annunciato l’erede suo e di Casaleggio: Luigi Di Maio. Forte dei 30.000 voti su 37.000 degli elettori grillini nella piattaforma Rosseau, il webmaster di Pomigliano d’Arco, diventando il capo politico dei pentastellati, ha raggiunto l’apice di un’esperienza cominciata nel 2007 con la fondazione del MeetUp del suo comune che lo ha reso, all’interno del suo “non-partito” e nel paese, il volto istituzionale del Movimento dell’antipolitica.

Politicamente definibile come esponente dell’ala centrista del M5S, vorrebbe dare ai grillini un’impronta più moderata. E’ stato uno dei primi a mettere da parte la linea intransigente del movimento rispetto alle cosiddette elités, ha pure partecipato al Forum di Cernobbio, uno degli eventi più importanti per i grandi imprenditori ed ha recentemente visitato Harvard invitato dagli studenti europeisti di Yes Europe Lab. Con questo leader campano il M5S si sta evolvendo dalla protesta al governo compiendo così l’istituzionalizzazione all’interno dei palazzi della politica italiana e comunitaria. Una normalizzazione che serve ad abbandonare il pesante fardello antisistema e a mostrarsi come una fazione politica più “affidabile” ed adatta al ruolo di governo del paese. Infatti, sebbene siano ancora forti le venature populiste euroscettiche, Di Maio non ha cavalcato il sentimento antieuropeo, ma ha sostenuto che i grillini sono l’unico argine agli estremismi in Europa. Di Maio è impegnato in una operazione di accreditamento verso quell’elettorato che votava Berlusconi e che si è lentamente rifugiato nell’astensione, una fascia di votanti centristi e anti-sinistra già corteggiati, ma con scarso appeal prima da Monti e poi da Renzi e che, secondo gli ultimi sondaggi, starebbero tornando a votare per Forza Italia. L’ex-webmaster di Pomigliano d’Arco sta recuperando alcuni temi tipici del centrodestra, come la critica allo statalismo che non fa decollare economicamente la nazione. Per Di Maio l’Italia deve diventare una “smart nation”, lo “Stato intelligente”, che produce meno leggi e meno burocrazia per gli imprenditori. Un piccolo passo a destra è stato fatto anche in materia di immigrazione e di sicurezza. Volendo presentare il M5S come tutore della legge e dell’ordine, Di Maio ha prima sostenuto e difeso a spada tratta l’operato del Pm Zuccaro che aveva accusato le ONG di collaborare con gli scafisti e poi Virginia Raggi e la polizia dopo l’espulsione dei migranti eritrei da Piazza Indipendenza. Di Maio si è fatto molti avversari all’interno del movimento, in particolare Roberto Fico, ciononostante l’attuale candidato premier è la figura più gradita all’ interno del M5S e della politica italiana. La sua figura “istituzionale” e moderata, più presentabile rispetto ad altri grillini, è preferita rispetto a chi invece viene da una storia più “movimentista”. Il fondatore del movimento Beppe Grillo e Davide Casaleggio, figlio ed erede del cofondatore Gianroberto, lo sanno bene ed infatti entrambi hanno sempre protetto ed “allevato” il nuovo rampollo politico grillino. 

MARCO CRIMI

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