#TOP&FLOP: Macron III Bonaparte

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macro brigitteE’ la star dell’anno nonostante il suo mandato abbia appena raggiunto il traguardo dei sei mesi. Sembra inarrestabile, ambizioso e decisamente pop. La sua ascesa è stata fulminante, ben architettata, portata avanti con minuzia. Emmanuel Macron, 39 anni, è il presidente della Repubblica più giovane che la Francia abbia mai visto e, a giudicare dalla sua audacia, potrebbe essere uno dei più spregiudicati e decisi. Alcuni commentatori già lo paragonano a François Mitterrand, presidente “Re” con i suoi 14 anni di mandato caratterizzati dal il mito della grandeur, altri lo descrivono come un novello Napoleone per via della sua ambizione apparentemente senza limiti. La nuova stella del firmamento europeo potrebbe, però, assomigliare ad un altro Bonaparte, prima Presidente e poi Imperatore.
La vera vittoria di Macron è stata senza dubbio quella elettorale. Sceso in campo soltanto un anno prima delle elezioni, il novello presidente si è dovuto circondare di un’aura giovanile, autoritaria e pop. Brigitte, sua moglie, ha contribuito molto allo storytelling che ha portato il giovane Emmanuel all’Eliseo.
Sarebbe stato difficile, in un altro contesto, far guadagnare tanti consensi ad un ex dipendente della banca d’affari Rothschild & Cie, in un momento di totale avversione per le banche e la finanza. Così come la narrazione utilizzata nella campagna elettorale ha fatto sì che gli elettori dimenticassero il ruolo che il nuovo Presidente ricoprì nel governo Valls. Fu il ministro dell’economia e delle finanze che approvò tagli e privatizzazioni, quello che appoggiò la bozza del Jobs Act francese prima di dimettersi dalla sua carica per iniziare la campagna elettorale. Nonostante questo, molti dei francesi che misero Parigi a ferro e fuoco durante le proteste per la nuova legge, lo scorso 23 Aprile si sono svegliati Macroniani.
Le tecniche di comunicazione utilizzate sono state semplici ed efficaci. En Marche! ed il suo leader sono stati presentati come soggetti nuovi, fuori dagli schemi della destra e della sinistra, in grado di federare realtà moderate, non di polarizzare il mondo politico. Contemporaneamente, la sua caratteristica fortemente europeista ha fatto sì che Macron potesse diventare il paladino multiculturale in grado di fermare l’avanzata nazionalista di Marine Le Pen, in vista del ballottaggio. Macron, grazie a questa mossa, è riuscito a fagocitare quasi la totalità dei voti dei socialisti e a vincere il consenso del centro moderato, salvo poi vincere di larga misura durante il ballottaggio, federando realtà anche lontane dalla propria.
Brigitte è stata molto d’aiuto in questo, risultando essa stessa una figura decisamente pop e di successo. La coppia ha saputo manipolare a proprio favore quello che, in altre circostanze, sarebbe potuto diventare uno scandalo. Se, infatti, la stampa francese non riuscì a soprassedere sulle scappatelle del presidente Hollande e non ha mai tradito parole lusinghiere nei confronti di Berlusconi, nel caso di Macron e Brigitte sembra aver accusato qualche sintomo di doppiopesismo. La storia di una professoressa di liceo sedotta da un suo studente minorenne non è diventato lo scandalo che le opposizioni speravano, ma l’elemento decisivo nello storytelling Macroniano. Un amore eterno, una promessa fatta sul finire dell’adolescenza ed un matrimonio nonostante la grande differenza d’età. Quel “candidati oggi, perché fra 5 anni le mie rughe saranno un peso” e la fiera ostentazione di figli e nipoti acquisiti sono stati elementi che hanno decretato, senza ombra di dubbio, la riuscita di una campagna elettorale straordinaria.
E’ stato con il secondo turno delle presidenziali che Macron è uscito incoronato dall’epica sfida con l’acerrima rivale. Con circa il 66% delle preferenze, il ragazzo prodigio di Amiens è riuscito a conquistarsi l’Eliseo, in una lotta in cui la dicotomia europeismo-euroscetticismo è stata da protagonista, lasciando fuori qualsiasi altro tema. Le vittorie elettorali non si sono limitate soltanto a quella presidenziale: malgrado il forte astensionismo (58%), il voto delle legislative ha premiato nuovamente En Marche! che è riuscito a conquistarsi 350 seggi su 577, accaparrandosi la maggioranza assoluta in parlamento.
Macron, forte del grande consenso popolare e della schiacciante vittoria alle legislative è apparso subito come un presidente forte e concreto. La decisione sulle politiche ambientali è stata senz’altro una delle prime vittorie. La riduzione dell’energia nucleare nel mix delle fonti ecologiche, il piano per la chiusura delle centrali a carbone, l’idea di rendere più green i mezzi di trasporto sono soltanto alcuni dei punti nell’agenda ecosostenibile del Capo di Stato francese. Ma più importate di questa è stata la forte stoccata indirizzata a Donald Trump (“Make our planet great again!”) che ha aperto il secondo scontro della sua carriera, dopo quello vinto con la Le Pen. Infatti, sembra proprio che nella narrazione del neopresidente, la lotta sia il primo espediente narrativo da utilizzare per il successo.
Il connubio autoritarismo-democrazia sembra essere un’altra caratteristica del Presidente francese. Mentre con la sua avversaria del Front National la lotta è stata vinta ai seggi e con Trump è rilegata ad una questione ideologica, con il Capo di Stato maggiore Pierre de Villiers ha assunto il tono dell’epurazione dopo le dimissioni di quest’ultimo, in disaccordo sui tagli alla difesa.
Risolutezza e flessibilità in casa ed all’estero non è la sola contraddizione a caratterizzare Macron. Il suo forte europeismo, ostentato in ogni modo durante la scalata all’Eliseo ha ceduto il passo ad un forte senso nazionalista, tanto che il novello Presidente potrebbe copiare un altro slogan a Donald Trump: “France First”. Il suo atteggiamento nei confronti della politicamente-debole Italia mette in luce il desiderio di creare una nazione forte sul piano internazionale e capace di guidare l’Unione Europea verso una coesione a trazione francese, anziché tedesca.
La stretta di mano fra Haftar e al-Serraj davanti agli occhi di Macron ha sancito il passaggio da una politica delle parole ad una dei fatti. Il Presidente ha preso in contropiede il governo italiano che da anni sperava di mediare la lotta fra i due governi libici e ne ha fatto una propria vittoria. Un secondo schiaffo in faccia è stata la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire su cui Fincantieri aveva posato gli occhi ed era già riuscita a strappare un accordo. Macron si è fatto negoziatore, come se Italia e Francia fossero due grandi aziende impegnate in un importante acquisto, così come fece con la negoziazione fra Nestlè e Pfizer che lo rese milionario quando lavorava come banchiere.
Dopo i primi mesi la sua popolarità è crollata per via di tagli, il nuovo job act e politiche di austerità ma resta sulla cresta dell’onda grazie al suo modo di comunicare, unico nel mondo. Macron intriga, seduce e persuade. E’ un abile venditore ed una quotata star “hollywoodiana” e tutto di lui fa parlare. Brigitte lo aiuta a restare sempre al vertice, viene paragonata a Melania Trump, sua antagonista per età e stile e secondo i media riesce sempre a vincere la sfida.
A 39 anni viene chiamato Napoleone, Giove e viene descritto come CEO di Francia. Secondo molti commentatori, quando il giovane Presidente avrà finito i due mandati avrà 49 anni e l’ambizione di impegnarsi ancora più strenuamente con la politica Europea e – chissà – magari coronare il sogno di quel Bonaparte che voleva l’Europa a trazione francese. Per adesso Macron assomiglia più a Napoleone III, un Presidente fattosi Imperatore. Chissà se, in futuro, continuando con una politica di potenza in Europa, Macron III Bonaparte incontrerà la sua fine politica in una nuova Battaglia di Sedan o se invece la sua ambizione plasmerà il continente europeo fino in Russia come il primo grande Napoleone. Risulta difficile sbilanciarsi a soli sei mesi dall’insediamento ma sembra evidente che il golden boy francese, capace di persuadere una nazione intera, sia destinato a far parlare di sé, nel bene o nel male.

RICCARDO PARADISI

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