#Top&Flop: Berlusconi TopStar.  

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C’è una barzelletta che più di altre, a parer mio, descrive meglio l’indole del personaggio Berlusconi. Si tratta di quella in cui lui, resosi ormai conto della sua veneranda età, incarica i suoi più stretti e fidati collaboratori di cercare una tomba che sia all’altezza di una grande personalità come la sua. I suoi uomini dopo mesi e mesi di estenuanti ricerche, finalmente ne trovano una: magnificente, bellissima, lussuosa da far invidia ad un Sultano. Berlusconi, entusiasta dell’ottimo lavoro dei suoi, chiede: “Quanto costa?” Loro un po intimiditi rispondono: “ 250 milioni di euro Presidente!” Silvio prontamente ribatte: “ Ragazzi ho capito che deve essere bella ma per soli tre giorni il prezzo è un po’ esoso!”. Già, “il terzo giorno è resuscitato”. Il famoso passo evangelico riferito a Gesù di Nazareth ben si confà alla personalità del leader maximo di Forza Italia. Sì perché di “terzi giorni” politicamente parlando, il Cavaliere, Sua Emittenza e chi più ne ha più ne metta, ne ha avuti moltissimi. Decine di volte lo hanno dato per spacciato ma lui in barba a sondaggisti, avversari, alleati, intellettuali e giornalisti è sempre riuscito nel grande ribaltone, è sempre riuscito a procrastinare l’alba del suo tramonto. Cerchiamo di non fare confusione e partiamo dalle origini come in ogni storia che si rispetti. L’inizio dell’avventura politica di Berlusconi coincide con la fine della prima repubblica. Era il 1994 ed in soli due anni il mitico ormai storico pool di “mani pulite” aveva letteralmente falcidiato l’intera classe politica e partitica che aveva governato il Bel Paese per quasi mezzo secolo, creando un grande vuoto elettorale rappresentato negli anni precedenti dal così detto   “pentapartito”.  L’Italia che vide l’ascesa del Cavaliere era un paese soffocato dal giustizialismo, dal mito dogmatico dell’onestà individuale in politica, dalle campagne giornalistiche e televisive, anche delle reti del “biscione”, contro i potenti di allora. In questo contesto neo-puritano e falsamente rivoluzionario come direbbe Giuliano Ferrara, che sembrava essere dominato elettoralmente parlando dalla “gioiosa macchina da guerra” del PDS di Occhetto, nasce all’interno degli uffici di Publitalia’80 il famoso partito-azienda del Silvio nazionale. Già il nome del nuovo soggetto partitico era geniale: Forza Italia. Un nome semplice, pulito, chiaro e che soprattutto non conteneva la parola “partito”; il che, come spiegato magistralmente nella serie televisiva 1993, rappresentava una eccezionale intuizione, vista la malconcia popolarità che termini come “politica” e “partitocrazia” avevano dopo il terremoto giudiziario del 1992-93. Quando ci fu la famosa “discesa in campo” con quel video degno delle migliori telepromozioni che si vedono tra lo “sportello di Forum” e il Tg5, Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica e suo acerrimo nemico scrisse:” Entra in politica il ragazzo  coccodè”, salvo poi correggersi per gli 80 anni di Berlusconi l’anno scorso dicendo che su di lui si era sbagliato e che non era affatto il “Quaquaraquà” per dirla con Sciascia, che si era immaginato. Ma se Spazio Politico lo considera un top della politica 2017 perché questo articolo parla del 94? Domanda legittima. Perché per comprendere il Berlusconi odierno è più che mai necessario conoscerne il lungo percorso di questi burrascosi e intensi 23 anni. Dico questo perché alla fine tutto è venuto e sta venendo faticosamente a galla. Tutti oggi nella politica italiana, a prescindere dagli schieramenti, stanno facendo i conti con il “Berlusconismo”, sia politicamente che culturalmente. In ordine sparso: i più grandi fautori della pulizia morale di matrice giudiziaria del fu partito comunista oggi  partito democratico si stanno anch’essi confrontando con le degenerazioni di una giustizia imbizzarrita e con alcune frange della stampa filo-magistratura che creano da oltre un ventennio ormai, cortocircuiti pericolosissimi tra azione politica e azione giudiziaria. Vogliamo invece fare menzione degli austeri pensatori della dottrina del conflitto di interessi che Berlusconi avrebbe esercitato con le sue aziende editoriali? Piano piano anche questi soggetti si sono ridimensionati. Forse per questi ultimi, averci lavorato nelle redazioni del Cavaliere, è stato utile per strappare quel “velo di Maya” che faceva apparire l’editore milanese come il Gobbels di Arcore. Silvione, come lo chiamava Roberto Benigni, questo lo sa bene e infatti quando va ospite nelle trasmissioni televisive ha un modo particolare di atteggiarsi con i giornalisti. Li guarda con l’aria di chi gli ha dato la possibilità di fare soldi e carriera, di chi gli ha concesso “asilo politico” quando in Rai tirava una brutta aria. Ci sta facendo i conti tutta la classe dirigente della sinistra che si è lasciata sdoganare da un ragazzotto di Rignano sull’Arno che la cosa più rivoluzionaria che ha detto su Berlusconi è che non bisogna essere anti-qualcuno ma alternativi a qualcuno, che bisogna batterlo alle elezioni e non nelle aule dei tribunali (una vera eresia!). Ci sta facendo i conti la destra sotto diverse chiavi di lettura. C’è per esempio quella destra “Gaspar-Brunettiana”che per 20 anni ha accusato la sinistra di anti-berlusconismo. Questa è rimasta senza prospettive politiche quando, in modo geniale direi, un leader della sinistra come Renzi ha invitato in casa del PD al Nazareno il Cavaliere per discutere di riforme costituzionali e legge elettorale (altra eresia!). Poi c’è la destra di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, la destra “Lepenista” per intenderci, la quale si sta rendendo conto che ha bisogno del carisma e della capacità federativa dell’anziano leader se coltiva qualche velleità di tornare al governo del paese. Ultima e anche per importanza direi è la destra dell’attuale ministro degli affari esteri Angelino Alfano, che dopo 4 anni di convivenza con una bella ed affascinante amante come il PD di Renzi sta cercando di tornare a casa dal primo amore. Ce la farà? A godersi questo circo equestre c’è lui, l’ottantunenne Silvio, un politico top-star che sta lavorando alla costruzione di una coalizione di centro-destra coesa che possa far la parte del “terzo” tra i due litiganti Partito Democratico e Movimento cinque stelle alle prossime elezioni. Un banco di prova importante che ha visto il rientro in scena ufficiale di Berlusconi sono state le ultime elezioni amministrative che hanno registrato ottimi risultati per il polo elettorale della destra. Questo articolo non può concludersi senza menzionare uno degli aspetti più importanti dell’azione politica Berlusconiana: i rapporti intessuti con i leader degli altri paesi. Unico uomo politico italiano ad aver compreso l’importanza  del dialogo con Vladimir Putin  in un occidente ontologicamente Russo-fobico, scusate se è poco! Ha intessuto ottimi rapporti con il presidente turco Erdogan, il leader venezuelano Hugo Chavez, il dittatore libico Gheddafi e con l’ex capo della casa bianca George W. Bush. Mai come in questo momento di “navigazione a vista” per ciò che concerne la politica estera del nostro paese , si sente la mancanza di vision dell’imprenditore che 23 anni fa si prestò o si servì, ai posteri l’ardua sentenza, della politica italiana.  

LORENZO MARRETTI.  

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